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Le insidiose convergenze al tempo della crisi

OccupyCon l’acuirsi della crisi si acuisce, anche se solo apparentemente, il rischio di pericolose e apparenti convergenze tra le posizioni della destra estrema e populista e i movimenti sociali di sinistra.

Esempio banale ma lampante è quello di un video in cui l’europarlamentare Nigel Farage, a nome del gruppo Europa della Libertà e della Democrazia al Parlamento europeo – lo stesso gruppo della Lega Nord e di Borghezio, per intenderci – attacca duramente la dittatura dei mercati e l’Europa berlinocentrica. In molti, a sinistra, hanno ingenuamente condiviso su facebook questo video, ergendo Nigel Farage a portavoce delle proprie istanze.

Meno banale e ben più complesso è il problema di un numero relativamente elevato di italiani di sinistra che, vicini ai movimenti sociali di opposizione al Governo Berlusconi e ai cosidetti “indignati” nei giorni in cui si è insediato il Governo Monti si son sentiti spiazzati dalle dichiarazioni – strumentali – di Lega e parte del PDL, che parlavano di “dittatura dello spread”; per non parlare di formazioni neofasciste che hanno duramente attaccato il “governo delle banche”.

Non è evidentemente una novità la convergenza tra destra sociale e sinistra radicale; si è spesso evidenziata da più parti, troppo spesso però tralasciando le differenze di fondo. Nel parlare delle convergenze tra opposte fazioni si dimentica che una critica  simile nello specifico è però legata a una profondamente dissimile idea di società. E non è poco.

Questo fenomeno nell'Italia orfana di Berlusconi è ancor più pericoloso. Sono tantissimi coloro che in questi 17 anni hanno definito la propria posizione politica a proposito di singoli temi sulla base di un punto di riferimento ben preciso: Silvio Berlusconi. La sua uscita (?) dalla scena politica ha lasciato molti orfani e può portare a pericolosi riposizionamenti di singoli, di gruppi politici, se non addirittura del Paese sul terreno di una destra populista, xenofoba, capace di sfruttare le conseguenze della crisi.

Ma non si tratta di un caso solo italiano.

È il caso del Tea Party e di Occupy Wall Street. Negli Usa in molti si sono limitati a una superficiale analisi del fenomeno di Zuccotti Park, arrivando a definire cugini il movimento della destra conservatrice statunitense e quello nato il 17 settembre scorso a New York in continuità con quanto successo in Spagna questa primavera.

Mai paragone fu più falso. Per spiegare ciò, gli stessi occupanti newyorkesi hanno realizzato uno schemino che abbiamo tradotto e che evidenzia come gli unici punti di contatto siano, per motivi opposti, nella critica al tipo di relazione tra pubblico e privato a partire dal rifiuto del salvataggio delle banche.

Bene hanno fatto gli indignados di Occupy Wall Street a evidenziare queste differenze, bene farebbero le realtà organizzate di movimento in Italia a rilanciare con forza le proprie elaborazioni in profondità e affinare le proprie capacità di comunicazione per prepararsi al meglio ad una stagione politica insidiosa.

Occupy Wall Street vs Tea Party

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