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La morte di Stefania Noce In evidenza

  • Scritto da  Giovanna Caltanissetta
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Ieri pomeriggio ho aperto Facebook per fare gli ultimi auguri di Natale ad amici o conoscenti di cui ormai non hai il numero di telefono, perchè tanto ci si sente su Fb.

Aprendo la mia home però sono stata colpita dal segno di lutto sulla pagina di Officina Rebelde Catania (associazione attiva a livello territoriale) e così ho letto la notizia dell'omicidio di Stefania del Noce, una ragazza di 24 anni uccisa a coltellate dal suo ex-fidanzato. Con lei sono 93 le donne uccise in Italia nel 2011, vittime della cieca violenza di mariti, fidanzati, compagni o ex.

Io non conoscevo personalmente Stefania, ma anche se non so spiegare il perchè, la sua morte mi ha scosso molto, forse perchè era una studentessa di Lettere, come me, era molto attiva nel movimento studentesco della sua città, come me, era molto sensibile verso “la questione di genere”, come me.

Questo mi ha fatto pensare al fatto che Stefania avrei potuto essere io, perchè spesso ingenuamente crediamo che la “violenza” sulle donne sia un fatto che colpisca esclusivamente “le classi deboli” o ancora “gli altri”; ovvero gli appertenenti ad una cultura, una comunità o una religione “diversa” dalla nostra. Perché diciamolo chiaramente se ad uccidere Stefania fosse stato il fidanzato islamico sicuramente la notizia sarebbe stata in apertura dei Tg nazionali e sulle prime pagine dei quotidiani, invece dato che l'omicida è un maschio italiano i mass media hanno continuato ad occuparsi di cene di Natale e dell' intimo (naturalmente femminile) da usare la notte di San Silvestro.

Questo perchè come aveva scritto la stessa Stefania, in un suo articolo di qualche tempo fa, il problema della violenza sulle donne (specie in famiglia) è «spesso dimenticato», e lo è ancora di più quando l'aggressore o l'omicida ha le chiavi di casa e non è lo straniero-immigrato da sbattere sulle prime pagine per alimentare odio e razzimo o pogrom, come nel caso di Torino di qualche settimana fa.

Stefania era una studentessa di Lettere e Filosofia molto attiva politicamente, una ragazza che non accettava sicuramente le imposizioni della società e che sicuramente rappresentava una piccola “anomalia” nel paesino catanese in cui viveva e nel quale è stata uccisa. Anche il suo assassino era uno studente; ecco perchè questa tragedia dovrebbe aprirci gli occhi, dovrebbe almeno far capire a tutte e a tutti quanto sia sbagliato credere che il problema della “violenza” non riguardi noi che siamo occidentali, istruiti e colti.

Non dobbiamo dimenticare che viviamo nel Paese in cui spesso una donna violentata o aggredita è «una che in fondo se l'è cercata», in cui abbiamo discusso per mesi se è reato oppure no quando viene stuprata una donna che indossa i jeans; in cui le disposizioni sul delitto d'onore sono state abrogate solo nel 1981, in cui esiste ancora la dicotonomia tra “puttane e spose”.

Tutti elementi che fanno da cornice a questa tragedia che non può e non deve essere considerato solo come un delitto passionale ma ma che fa di Stefania una vittima del sessismo, neanche troppo latente, dominante nel nostro Bel Paese.

Stefania ha scritto «Abbiamo grandi debiti con le donne che ci hanno preceduto», noi adesso siamo in debito con te, perchè ci dici che non dobbiamo smettere di lottare per i diritti delle donne, perchè il cammino per la conquista di una reale uguaglianza è difficile e adesso noi dobbiamo continuare ad andare avanti anche per te.

 

Qui la bacheca virtuale allestita dal Movimento Studentesco Catanese per ricordare Stefania.

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