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Mac Donald's: lo stipendio non basta? Lavorate 74 h a settimana

Mac Donald's: lo stipendio non basta? Lavorate 74 h a settimana

Non c’è limite al peggio. Viviamo in una società nella quale lo scempio del diritto al lavoro, la derisione dei diritti dei lavoratori, il potere assoluto delle multinazionali nel dettare l’involuzione dei diritti e delle libertà faticosamente ottenute entrano in scena quotidianamente, senza limiti, ripetendosi inesorabilmente giorno dopo giorno. 

Lo sa bene il direttivo della McDonald negli Stati Uniti d’America, il quale deve sentirsi particolarmente ispirato da un tale clima distruttivo dal momento che ha proposto pubblicamente l’estensione delle ore lavorative settimanali da 40 a 74 utilizzando un alibi “indiscutibile”: il costo della vita. La vita sempre più cara richiede uno sforzo da parte dei lavoratori: con un minimo salariale di 7,35 dollari all’ora appare necessario alla multinazionale un aumento consistente delle ore lavorative. 

Le lezioni di “economia domestica” sono state pubblicate on-line (in collaborazione con Visa): la pagina web nasce con l’intento di aiutare i lavoratori ad organizzare le proprie finanze. McDonald si mostra desiderosa di favorire un approccio razionale alle difficoltà economiche dovute ai costi elevati della vita.

Ecco la versione tradotta in castigliano della tabella proposta dalla multinazionale:

mac donalds pagamento
Come  esposto dallo schema, siccome un impiego di 40 ore settimanali permette di coprire solo una parte delle spese mensili, è auspicabile agli occhi di “Mamma McDonald” un estensione dell’orario lavorativo che permetta di coprire tutte le spese, ovviamente nell’interesse del lavoratore e della sua famiglia.

Da considerare come i costi indicati dalla multinazionale non corrispondano alla realtà, bensì sono al di sotto della media: ad ogni modo la proposta di un aumento a 74 ore della settimana lavorativa e quindi della giornata da 8 a circa 12 ore è un attacco diretto a quei diritti che sono stati ottenuti con gli scioperi, le manifestazioni, le lotte, la vita e la morte di tanti uomini e donne. 

Così facendo McDonald sembra voler convincere i lavoratori ad accettare l’arretramento dei diritti,  involuzione che trova i suoi fondamenti nella realtà concreta con la quale quotidianamente si scontrano gli stessi lavoratori. L’aspetto più grave è che sia libera di proporlo facendo finta di interessarsi alla tutela dei suoi lavoratori, i quali si spera siano abbastanza critici da contestarla, abbastanza critici da comprendere come nessuna crisi, nessuna condizione storica, nulla deve limitare i diritti inalienabili dei lavoratori. Il diritto al lavoro non ha valore se vengono meno i suoi presupposti: la dignità dell’essere umano, il quale ha diritto a vivere una vita dignitosa, libera, priva di catene ed obblighi che minacciano e  violano parametri lavorativi incentrati sul rispetto ed il non sfruttamento. Lavorare “dignitosamente” per vivere. Non vivere per lavorare, senza la possibilità di emanciparsi uscendo dalla logica della sottomissione al lavoro, il quale da strumento per vivere diviene strumento di tortura.

Infine la questione dell’elevato costo della vita potrebbe avere una soluzione semplice e a “portata di mano”: un aumento dei salari (considerando che il direttore esecutivo di McDonald ha guadagnato nello scorso anno 8,75 milioni di dollari) potrebbe infatti essere un aiuto valido, concreto per i lavoratori oppressi dalle cospicue spese quotidiane. Un aumento facile da realizzare redistribuendo il salario di 8.75 milioni di dollari attualmente nella mani di un'unica persona tra i lavoratori: forse una soluzione troppo semplice per un direttivo McDonald? 


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