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Incentivi all'assunzione: funzionano davvero?

Incentivi all'assunzione: funzionano davvero?

La presentazione del DL contenente misure per l'occupazione (Decreto Legge 76/2013)  ha suscitato molte polemiche visti i criteri individuati per incentivare le assunzioni. La questione centrale, però, riguarda il meccanismo e il finanziamento di questi incentivi uniti ad un andamento generale del mercato del lavoro.

Dal 2011 si susseguono iniziative di questo tipo e visti i dati sulla disoccupazione non si è acceso il motore della crescita dell'occupazione come avevano promesso i vari governi che le hanno promosse. Dunque la domanda è lecita: funzionano davvero gli incentivi all'occupazione? Il nodo vero resta la qualità del lavoro e dell'occupazione, la capacità delle imprese a innovare e investire in formazione contrapposto al sistema d'impresa del nostro paese impegnato sempre di più a ridurre la forza lavoro e i diritti per incrementare i profitti anche attraverso la precarizzazione del lavoro.

Alle false promesse di chiudere la stagione degli incentivi a pioggia nella crisi abbiamo assistito ad una nuovo spostamento di risorse verso le imprese in modo indiscriminato, senza nessun vincolo sociale e senza un meccanismo trasparente con conseguente monitoraggio.

In questi anni di neoliberismo hanno cercato di spiegarci che il mercato libero dall'intervento dello Stato è in grado di autoregolarsi. Con questa logica, per far fronte alla crisi, i governi Monti e Letta hanno seguito come unica strada quella degli incentivi all'occupazione con la speranza che le imprese attivassero nuovi contratti. Nel frattempo, però, stiamo continuando a perdere posti di lavoro e contemporaneamente aumenta ogni mese la disoccupazione giovanile.

La cosa interessante è che ci sono diversi incentivi per l'occupazione che possono essere accumulati visto che non è previsto nessun vincolo: se si accede ad alcuni sgravi non si è esclusi da altri.

Il governo Monti ha previsto incentivi per 12.000 euro in 12 mesi per nuove assunzioni. E'poi intervenuto ulteriormente sull'apprendistato che nella sua versione riformata già prevedeva la possibilità di prevedere una retribuzione più bassa rispetto agli altri lavoratori che svolgono le medesime attività, inoltre il costo degli apprendisti è escluso dalla base per il calcolo dell’IRAP. A questi possono essere aggiunti gli incentivi ad hoc per alcune fasce particolari come il contributo di 5.000 euro per l'assunzione di genitori precari iscritti alla banca dati INPS. In fine co il DL lavoro del governo Letta i contributi vengono azzerati per i nuovi assunti under 29 anni e per questo le aziende ricevono 650 euro al mese: gli sgravi saranno di 18 mesi (totale pari a € 11.700)  per le nuove assunzioni e di 12 mesi (totale € 7800) per le trasformazioni con contratto a tempo indeterminato. Oltre alla sempreverde legge 407/1990 che incentiva l'assunzione di disoccupati di lunga durata (24 mesi),

C'è una incorenza di fondo nell'iniziativa del governo Letta  perché da un lato si agevolano i contratti a tempo indeterminato e dall'altro si prevedono misure su contratti a termine, lavoro intermittente, lavoro accessorio (vouchers) che invogliano le imprese ad approfittare delle forme precarie piuttoso che perseguire la strada dell'occupazione stabile e di qualità. Dunque, mentre si prevedono sgravi fiscali e (pochi) soldi - 400 milioni di euro -  per l'attuazione della Garanzia giovani al tempo stesso si eliminano le causali del contratto a tempo determinato e si interviene su alcuni istituti (tra i più precari) indebolendo le tutele. Se si vuole realmente incentivare l'occupazione a tempo indeterminato è necessario scoraggiare l'utilizzo dei contratti precari promuovendo interventi restrittivi rispetto a questi istituti fino ad arrivare ad una riforma radicale del mercato del lavoro volta ad eliminare e a ridurre a cinque-sei tipologie contrattuali. Senza un intervento sui contratti precari diventana inutile e poco conveniente il ricorso agli incentivi per l'occupazione a tempo indeterminato.

E' chiaro che gli incentivi per le assunzioni, se non sono accompagnati da progetti e interveti volti a creare occupazione sia ad alta intesità di lavoro sia ad alta intensità di conoscenza non funzionano. Il limite sta nel fatto che non esiste un piano strutturale coerente e realizzabale per l'occupazione.  Se non si programmano nuove strategia di politica industriale gli incentivi, diventano inutili se non proprio controproducenti. Serve l'intervento pubblico, una strategia vera per l'occupazione, un indirizzo chiaro che tenga insieme sia l'intervento diretto sia una nuova politica attiva per il lavoro (riforma centro per l'impiego). Non è mai troppo tardi.

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