Menu

L'Italia contro diritti umani: l'accusa del rapporto di Amnesty International 2013

logo amnesty italia“I rom hanno continuato a subire discriminazioni, a essere segregati in campi, sgomberati con la forza e lasciati senza casa. Sistematicamente, le autorità non hanno protetto i diritti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti. Sono nuovamente falliti i tentativi d’introdurre il reato di tortura nel codice penale e di creare un organismo nazionale indipendente per i diritti umani. Non sono state adottate misure sistemiche per impedire le violazioni dei diritti umani da parte della polizia e garantire l’accertamento delle responsabilità. È rimasta diffusa la violenza contro le donne, in particolare gli omicidi”.

Discriminazione, mancanza di tutela dei diritti umani, falle nel sistema di protezione, abusi da parte delle forze dell’ordine, violenza sulle donne: leggendo un simile bollettino di guerra, presentato dall’annuale Rapporto di Amnesty International (2013), la mia mente immagina Paesi lontani, Paesi dove la democrazia non è ancora conosciuta, Paesi che, sui libri di storia abbiamo studiato per le nefandezze, le violazioni, le dittature militari, il mancato rispetto per gli esseri umani.

 

Ed invece il Paese che in poche righe viene descritto nell’incipitdel capitolo del Rapporto annuale di Amnesty è il Nostro Paese, è l’Italia.

Un Paese che si definisce democratico, ma non è capace di accogliere gli stranieri, l’altro, il diverso. Un Paese di insigni giuristi, capace di dar vita ad una delle Costituzioni più ricche e peculiari dell’umanità, che ancora è privo di un reato quale il reato di tortura, crimine universalmente ripudiato, “core crime”. 

Un Paese che ha lottato contro la dittatura fascista, per la libertà dell’essere umano, ma ancora detiene in condizioni riprovevoli uomini e donne vittime delle guerre, della fame, del traffickinge dello smuggling. 

Un Paese di contraddizioni, ricco di contraddizioni quello in cui viviamo, un Paese dove la Corte suprema di cassazione conferma il diritto alla vita familiare per le coppie omossessuali, compreso, in particolari circostanze, il diritto a un trattamento paritario a quello assicurato dalla legge alle coppie coniugate, ma che  tuttavia stabilisce che il matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto all’estero non è giuridicamente valido.

In Italia la cultura del dominio, della sopraffazione favorisce e determina abusi sulle donne, le quali  subiscono violenze, vengono uccise. 

Questa impostazione culturale fondata sulla violenza favorisce soprusi e impunità  anche da parte degli stessi organi dello Stato, le cui forze dell’ordine possono rappresentare un pericolo per l’incolumità del cittadino, essere umano che essi dovrebbero tutelare e proteggere. In Italia è infatti evidente l’inadeguatezza delle indagini volte a stabilire le responsabilità di agenti di polizia e guardie carcerarie che, in caso di condanna, non ricevono reali pene deterrenti, così come confermato dallo stesso Rapporto di Amnesty International. Caso emblematico il processo per il G8 di Genova che ha visto la conferma delle 25 condanne emesse in appello contro alti funzionari e agenti di polizia responsabili delle torture e altri maltrattamenti inflitti ai manifestanti il 21 luglio 2001. Nello specifico gli ufficiali superiori sono stati condannati a pene variabili dai cinque ai tre anni e otto mesi di reclusione, per aver falsificato i documenti d’arresto. Tuttavia, grazie a una legge d’indulto approvata per diminuire il numero dei detenuti, che prevede la riduzione di tre anni delle condanne, nessuno è stato incarcerato, sebbene tutti siano stati sospesi dal servizio per cinque anni. Le condanne in appello per lesioni personali gravi inflitte a nove agenti sono decadute, poiché la prescrizione è intervenuta prima della conclusione dell’appello in Cassazione, annullando così anche la sospensione dal servizio. 

Per non parlare degli sgomberi forzati di cui ci parla il Documento Annuale di Amnesty: “ilgoverno non ha affrontato in modo adeguato le continue violazioni dei diritti umani dei rom, soprattutto riguardo all’accesso a un alloggio adeguato. Varie centinaia di rom sono state sgomberate con la forza e molti sono rimasti senza casa. Campi autorizzati o “tollerati” hanno continuato a essere chiusi senza salvaguardie legali e procedure adeguate.” Rapporto sottolinea come  “le autorità  non hanno provveduto a migliorare le misere condizioni di vita nella maggior parte dei campi autorizzati, mentre quelle negli insediamenti informali sono addirittura peggiorate, con scarso accesso all’acqua, ai servizi igienici e alla corrente elettrica. Le autorità locali hanno continuato a escludere molti rom dall’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, preferendo invece perpetuare politiche di segregazione etnica dei rom nei campi.”

Grande mancanza nel panorama italiano è poi quella di un’Istituzione nazionale per i diritti umani: organismi internazionali, tra cui l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, hanno criticato l’Italia in molte occasioni per non aver creato un’istituzione nazionale per i diritti umani, in ottemperanza a quanto richiesto dagli standard internazionali. 

Infine tema centrale affrontato dal Rapporto è quello dei rifugiati, richiedenti asilo e migranti: nello specifico il rapporto evidenzia come “molti rifugiati e richiedenti asilo, inclusi minorenni, hanno continuato a vivere in condizioni difficili e d’indigenza, inducendo i tribunali di alcuni paesi dell’UE a bloccare il loro rinvio in Italia, secondo quanto stabilito dal regolamento Dublino II. Spesso le autorità non si sono fatte carico delle loro necessità e non hanno tutelato i loro diritti.”

In Italia i CIE rappresentano vere e proprie carceri (sprovviste di regolamenti condivisi) all’interno dei quali “le condizioni per i migranti irregolari sono state ben al di sotto degli standard internazionali. Inoltre da quanto viene segnalato, le tutele legali per il rimpatrio dei migranti irregolari nei paesi d’origine sono state violate in molte occasioni”. 

Il Rapporto evidenzia poi la delicata situazione vissuta dai migranti economici, i quali sono spesso sfruttati e vulnerabili agli abusi, mentre la loro possibilità di accedere alla giustizia è rimasta inadeguata: non bastano al riguardo interventi particolari che tentino di riparare le disfunzioni del sistema, ciò che occorre è una revisione a tutto tondo delle leggi sull’immigrazione.

Lo stesso Commissario del Consiglio d'Europa per i diritti umani ha criticato il trattamento riservato a rifugiati, richiedenti asilo e migranti, citando la mancanza di misure per integrare i rifugiati e per affrontare il loro stato d’indigenza, le condizioni degradanti di detenzione per i migranti irregolari e il rischio di abusi sui diritti umani a causa di accordi con paesi quali Libia, Egitto e Tunisia. Nonostante la critica del Commissario e la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per il respingimento dei richiedenti asilo somali ed eritrei (sentenza Hirsi Jamaa e altri vs. Italia), il 3 aprile 2012 l’Italia ha sottoscritto con la Libia un nuovo accordo per il controllo dell’immigrazione: nello specifico il governo italiano ha cercato il sostegno della Libia per arginare i flussi migratori, ma ha ignorato il fatto che migranti, rifugiati e richiedenti asilo continuavano a rischiare gravi abusi dei diritti umani in quel paese. 

Il bollettino di guerra riportato racconta un’Italia colpevole, criminale. 

Un’Italia che abusa dell’Altro, che manca di leggi necessarie, non tutela le donne, non garantisce il rispetto dei diritti fondamentali, non punisce i colpevoli, discrimina. Un’Italia che necessita di una rivoluzione socio-culturale, una rivoluzione della e nella politica, nel sistema decisionale, un Paese che sta regredendo, i cui principi costituzionali sono abusati, stuprati, il cui bisogno di giustizia sociale, rispetto, tutela dei diritti fondamentali, è forte. Vivo. Necessario ed imprescindibile per un Paese democratico.  

Una volta denunciate le colpe serve agire affinché non capiti mai più. Nunca Màs.

 

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info