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Bologna: i manganelli contro le parole

  • Scritto da  Salvatore Specchia
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Piazza Verdi occupata BolognaBologna, via Zamboni, giovedì 23 maggio. I ragazzi e le ragazze di alcuni collettivi organizzano di fronte la facoltà di Lettere un'assemblea con studenti, lavoratori e precari per esprimere solidarietà alle lavoratrici della Sodexo di Pisa.

Quello che non tutti sanno, però, è che si può fare un'assemblea, ma non si può usare materiale atto alla diffusione sonora, perché altrimenti il diritto di riunirsi in assemblea si trasforma in un problema di ordine pubblico.

Viene montata l'amplificazione e puntuale arriva quindi una ventina di carabinieri in assetto antisommossa. Gli studenti, le studentesse e i precari presenti, dopo aver respinto in modo pacifico i carabinieri facendoli indietreggiare fino a Largo Respighi, iniziano la loro assemblea. Dopo quanto successo, però, l'assemblea non avviene più vicino alla facoltà di Lettere, bensì sotto il porticato del Teatro Comunale in Piazza Verdi.

Noi c'eravamo, abbiamo visto. Abbiamo visto precari e studenti confrontarsi, ma dopo una decina di minuti abbiamo visto i manganelli delle forze dell'ordine che sono intervenute, a loro dire, con l'obiettivo di far spegnere l'amplificazione. I manganelli contro le parole.

Ne seguono alcune cariche, anche violente, che spingono gli studenti nuovamente davanti al “38”.

Se accendi l'amplificazione il tuo diritto diventa problema di ordine pubblico. Questo è inaccettabile.

I collettivi non si lasciano intimidire e lanciano per la giornata di lunedì 27 maggio un'altra assemblea pubblica in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria, per incontrarsi e cercare di confrontarsi su quello che è successo il giovedì precedente.

L'assemblea è prevista per le ore 18, ma al loro arrivo i ragazzi trovano le forze dell'ordine schierate in assetto antisommossa e una trentina di funzionari della Questura di Bologna che impediscono il libero accesso alla piazza.

Ora, delle due l'una: o quello che abbiamo visto in piazza Verdi è un controllo preventivo o c'era la chiara volontà di impedire lo svolgimento dell'assemblea. Entrambe le risposte risultano inaccettabili e più appropriate ad un regime che ad una democrazia.

La tensione sale subito.

Ai ragazzi dei collettivi ben presto si uniscono altre centinaia di studenti e persone che passano lì per caso.

“Vergogna! Vergogna!”

“È inaccettabile, è vergognoso quello che state facendo!”

“Assemblea, assemblea!”

Sono queste alcune delle parole che vengono scandite dagli studenti.

Dopo una ventina di minuti i ragazzi provano ad entrare in piazza Verdi, ma la polizia lo impedisce con i manganelli. Ma questa volta i manganelli non bastano: la piazza sta difendendo un diritto costituzionale che in quel momento sembra essere stato messo da parte. L'Articolo 18 della Costituzione Italiana recita infatti: "I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale".

Una marea umana che non si ferma e non arretra davanti ad uno Stato che mostra inutilmente la sua forza. Gli studenti e le studentesse avanzano e dopo aver fatto arretrare le forze dell'ordine, si riuniscono in assemblea.

Durante questi momenti volano alcune bottiglie di vetro che colpiscono anche un giornalista di Repubblica. Non sorprendiamoci quando si esasperano animi già esasperati e si trasformano questioni politiche in questioni di ordine pubblico.

Piazza Verdi è il cuore della zona universitaria, ma il disagio è visibile in tutti coloro che la vivono e l'attraversano.

Non è solo un problema degli studenti e delle studentesse, ma anche dei lavoratori del teatro comunale, dei professori universitari e dei gestori degli alimentari di via Petroni.

Nelle ore successive Prefetto e Questore scaricano la responsabilità di quanto successo sul sindaco Virginio Merola. Sindaco che ha lodato l'azione della polizia nella giornata di giovedì e ha preferito il silenzio su quanto successo lunedì sera.

Perché? Perché usare e giustificare la forza e la repressione contro i propri studenti e le proprie studentesse?

Per dimostrare, forse, ai comitati di via Petroni che il comune non è indifferente ai loro disagi?

Capiamo che per il sindaco è difficile comportarsi da arbitro, è un ruolo che non gli appartiene (si veda il referendum del 26 maggio), ma crediamo che la soluzione per i “problemi” della zona universitaria non possa che passare attraverso un sano confronto tra gli amministratori, gli studenti, gli esercenti di via Petroni e con tutte quelle soggettività che quella zona la vivono giorno e notte, compresi i comitati di quartiere.

Il confronto e la mediazione sono arti nobili in cui non sembra eccellere questa amministrazione che ha fatto fare a questa città un brutto salto nel passato.

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