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Francia: viva i matrimoni gay, abbasso il familismo

Francia: viva i matrimoni gay, abbasso il familismo

Anche la Francia ha esteso la possibilità di sposarsi anche agli omosessuali. Ne siamo tutti felici. Nonostante la retorica così sdolcinata da far venire la carie anche alle dentiere.

Per una parte un po' più radicale della sinistra la questione della richiesta del matrimonio omosex ha sempre creato non pochi problemi o contraddizioni, in una delle innumerevoli dicotomie fra “riformisti” e “rivoluzionari” per cui la famiglia “borghese” si abbatte e non si riforma.

Se ci si distanzia da una divisione così manichea tra gli approcci si può immaginare un parallelismo con il divorzio: possiamo dire che questa vittoria non abbia inciso molto nella vita e nel modello familistico di due generazioni? Saremmo stati noi contro l'aborto negli anni '70?

Questo non ci esime però dalle contraddizioni. Il movimento lgbtqi si è schiacciato su un piano meramente vertenziale, sul matrimonio omo e l'adozione, finendo per essere spesso terribilmente familista. Nel auto-rappresentarsi come la famigliola per bene della Mulino Bianco, con due mamme, dolci e carine, e i due bimbi che fanno colazione in un'aurea incantata.

Nulla di più distante dalla realtà.

Rifarsi ad un immaginario del genere è assolutamente antistorico e probabilmente reazionario. Assolutamente controcorrente rispetto all'evolversi del modello familiare sempre più libero, non gerarchico e che rifiuta il matrimonio.

L'altro grosso problema è l'appiattimento sul piano vertenziale. Rappresentare questi due provvedimenti come l'obiettivo con la O maiuscola, il faro, la conclusione, è deleterio e banalizzante. Essendo ormai 14 gli Stati in cui si è giunti alla piena parità possiamo ben imparare da loro quali pericoli si celino dietro questo appiattimento. Il pericolo più grande è di certo il pensare la lotta all'omofobia e razzismo solo in termini legalitari, con le aggravanti di turno, che hanno un potere deterrente irrilevante. Perdere la capacità di pensare la libertà dallo stato e non nello stato.

L'oppressione etero-normale, un concetto un po' più articolato dell'omofobia, la subiscono tutti. Anche un eterosessuale a cui è capitato di fare qualche esperienza “fuori dal seminato” e si vive questa con un senso di colpa. Un'oppressione che si respira più nei silenzi a cena quando un ragazzo o una ragazza non trova le parole per esprimere ciò che sente.

Lo stato e le leggi in questi casi sono strumenti inutili come cacciare le zanzare con una clava.

Per questo lo schiacciamento su matrimonio e adozione è pericoloso. Relega il movimento glbt ad una cultura politica mediocre, col respiro corto e soprattutto lontana dalla vita delle persone. Dai problemi reali. Dalle insicurezze e paure a cui il movimento deve dare risposta.

Oggi è giusto festeggiare. Un passo avanti per le persone glbtqi è stato fatto. Ma non smobilitate le barricate, questa vittoria non è che l'inizio.

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