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Marchionne, i diritti e l'estinzione dei dinosauri

MarchionneOggi l'ad di Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato: "I diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo [...] non si può pretendere un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare", altrimenti "si crea una generazione più debole di quella precedente, senza coraggio di lottare ma con speranza che siano gli altri a fare qualcosa", perché "ai miei ragazzi di Fiat-Chrysler dico di andare oltre l’ovvio, il conosciuto, di cambiare prospettiva e di rovesciare il tavolo ogni giorno".


Marchionne ha un merito indiscutibile: ogni volta che apre bocca, rivela, in forma chiara e diretta, quello che gran parte dell'impresa e della politica italiana pensano ma non hanno il coraggio di dire, smascherando ambiguità e artifici retorici.

Se guardiamo alla storia degli ultimi anni, è sempre andata così. Il governo Berlusconi, Confindustria e Cisl e Uil firmano un accordo che indebolisce il contratto nazionale, ma senza cancellarlo? Poco dopo Marchionne impone a Pomigliano l'uscita di fatto dal contratto nazionale. A fine giugno dello scorso anno viene firmato un altro accordo sulla contrattazione, ambiguo sulle possibilità di deroga al contratto nazionale? Poco dopo Marchionne impone di far mettere nella manovra l'art. 8, che sancisce la possibilità di derogare al contratto nazionale praticamente in tutto.

In un mondo in cui tutti si riempiono la bocca del "bene comune", Marchionne non fa mistero di rappresentare un interesse di parte: il suo, e (forse) quello dell'azienda che gli paga lo stipendio.

Ed è così che vanno lette le sue dichiarazioni di oggi. Marchionne ha il coraggio di dire che il bene comune non esiste, e che per vincere lui, tutti i giorni, è pronto a rovesciare il tavolo, come del resto ha fatto in occasione della firma del contratto Fiat pochi mesi fa. Ha il coraggio di dire che i diritti non vengono regalati, ma si conquistano con la lotta. È un inno al conflitto sociale, quello di Marchionne, che dimostra di aver capito meglio di molti altri la concretezza della crisi che stiamo vivendo. Lo ringraziamo per la lezione, e lo rassicuriamo: questa generazione non si aspetta che siano gli altri a fare qualcosa, e sta imparando ogni giorno come e perché lottare. Ma questo Marchionne lo sa, altrimenti non si starebbe così affannando a cacciare dalle fabbriche Fiat proprio i giovani lavoratori più combattivi.

Il black bloc Marchionne ha ragione anche quando sostiene che non è certo con i diritti che si uscirà dalla crisi. Ha ragione: certi diritti sono incompatibili con le tendenze dell'economia, su questo non ci piove, e le illusioni concertative sono state di fatto spazzate via dalla crisi. Si tratta di una scelta: vogliamo mantere i diritti o il modello economico? Marchionne propone di cancellare i primi per salvare il secondo. La sinistra dovrebbe avere il coraggio di rispondere a questa domanda e di iniziare almeno a progettare un modello di sviluppo diverso, in cui ci siano livelli di ricchezza sociale tali da garantire determinati diritti e opportunità, se vuole smetterla di vendere illusioni e iniziare a costruire futuro.

In che direzione? Beh, ce lo dice lo stesso Marchionne, quando afferma che "continuamo a vivere di soli diritti". Questa è una bugia, l'unica vera bugia del suo intervento, e non è un caso: l'idea che noi stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità è fondamentale nel dispositivo ideologico dell'austerity, serve a giustificare l'etica dei sacrifici. Peccato che questa affermazione sia smentita dall'esperienza quotidiana di ciascuno di noi, piena di gente che di lavoro e di sacrifici ne sa ben più che Marchionne.

È da qua che dobbiamo partire, se la nostra generazione vuole dimostrarsi all'altezza della sfida di Marchionne: chi è che sta vivendo al di sopra delle proprie possibilità, al mondo, in questo momento? Come sono ripartiti il lavoro e la ricchezza? Rispondiamo a queste domande e avremo fatto un bel passo avanti.

Se non lo faremo, continueremo a restare schiavi degli stessi luoghi comuni: c'è la crisi, e se vogliamo salvare l'Italia dobbiamo fare dei sacrifici. Come se fosse colpa nostra. Come se avessimo davvero vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Come se i dinosauri si fossero estinti per colpa del loro modello di welfare...

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:33
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