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Lo spread risale? Monti sta 'da paura'

Monti e lo spreadQualche giorno fa scrivevamo: "L'Italia è un Paese strano, dalla memoria molto breve. E se il ricordo ancora vivo di Berlusconi era stato fondamentale nell'accettare qualunque provvedimento, se i mercati aleggiavano minacciosi su di una Italia a rischio default, ora che in molti cominciano a dimenticare sia il Cavaliere che lo spread, il consenso rischia di crollare. Per questo dobbiamo anche aspettarci il ritorno di nuove ondate speculative e di minacciosi opinionisti pronti a ricattarci ribadendo che non c'è alternativa."

Avevamo ragione. Lo spread con la Germania è risalito a 345 punti. Piazza Affari ha perso il 3%. Il Corsera di oggi titola a tutta pagina: "Borse e spread, torna la paura". Il Sole24ore: "Europa, torna l'allarme sul debito". Titoli simili sono apparsi anche sulle prime pagine della Stampa, del Messaggero, addirittura dell'Unità.

Ovviamente non si tratta di un allarmismo neutro. La stampa, che unanime sostiene il governo, si profonde in lunghi e netti editoriali. "Basta con i giochi, serve responsabilità", così tuonano. L'accusa principale è di non aver sostenuto a sufficienza il governo, di aver "addirittura" criticato alcuni provvedimenti, in particolare la riforma del lavoro. In sostanza se lo spread sale – dicono – la colpa è della CGIL e dei suoi no, ma anche dei partiti, che pretendono addirittura di discutere la riforma in Parlamento. In sostanza il problema, prima ancora della democrazia – messa da tempo da parte – è anche la semplice allusione ad un dibattito vagamente democratico. Spaventerebbe i mercati, dicono.

È stato proclamato nuovamente lo stato d'emergenza, o addirittura lo stato d'eccezione. La lezione della crisi non è stata capita. Non disturbate il manovratore. Abbassate la testa. I mercati sono in agguato.

La macchina del consenso è stata ormai sostituita dalla fabbrica della paura: paura della crisi, dello spread, del default, ma il governo sta benissimo. L'unico modo per spaventare il governo è una ripresa della conflittualità sociale, una rottura del silenzio, il rifiuto dello stato di emergenza.

 

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:32
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