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Cosa insegna il referendum di Bologna?

Cosa insegna il referendum di Bologna?

Spesso nelle piazze del 2010 prima del referendum, nelle assemblee e nelle mobilitazioni del 2010/2011 dopo la vittoria referendaria, gli studenti avevano detto: i saperi sono come l'acqua, sono pubblici per natura e bisogna difenderli da un decennale attacco di chi mira alla sua privatizzazione.

Così come era successo con il referendum per l'acqua pubblica, contro quasi tutti i pronostici, e soprattutto contro tutti i maggiori soggetti politici organizzati (in questo caso di Bologna) si è vinto un referendum che aldilà dello specifico intervento normativo esprime un chiaro messaggio politico: vogliamo la scuola pubblica.

Dopo anni di smantellamento, distruzione e dequalificazione dell'istruzione statale non era affatto scontato che una maggioranza di cittadini si schierasse ancora in sua difesa, e invece, ogni volta che qualcuno prova ad attaccare la scuola c'è sempre un popolo, più largo di quel che ti aspetti, pronto a schierarsi, impegnarsi, scegliere, votare, mobilitarsi.

Nonostante la pervasività della retorica sull'efficienza del privato e i guasti del sistema pubblico ogni volta che si è chiesto ai cittadini di scegliere tra pubblico e privato, la maggioranza dei cittadini ha scelto di difendere e rivendicare il pubblico. E' la sconfitta culturale della logica per cui "privato è bello", una logica pericolosa su cui si fondano trent'anni di politiche trasversali a centro destra e centro sinistra e che aveva fatto breccia nel cuore di molti. Ma dopo anni di privatizzazioni siamo più poveri, soli e il paese è più iniquo e inefficiente, e in molti si iniziano ad accorgere che quei presunti "conservatori" che difendevano il sistema pubblico altro non erano e non sono che persone, e gruppi, determinati ad affermare un'altra idea di società, più giusta e proiettata al futuro.

Come per l'acqua anche per la scuola da un referendum parte la battaglia per la ripubblicizzazione della scuola italiana, ormai sostanzialmente privatizzata da anni di tagli e politiche elitarie.

Bologna insegna questo e molto altro. Bologna parla anche e soprattutto a una sinistra senz'anima e senza popolo, e rende evidente – se non fossero bastati i referendum del 2010 e tante piazze ed esperienze elettorali amministrative – che una sinistra vera e non minoritaria in questo Paese è davvero possibile, e dimostra che quando si parla con chiarezza, avanzando, senza ambiguità proposte giuste e dalla parte dei più deboli, si vince e si convince, si ritrova senso e consenso.

P.S. al PD che sminuisce il dato dell'affluenza ricordate che alle primarie per scegliere il sindaco di Bologna avevano partecipato 28.390, in questo referendum hanno votato 85.934. Una bella differenza, no?

Ultima modifica ilMercoledì, 23 Ottobre 2013 10:05
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