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Colombia: continua la protesta dei contadini del Catatumbo

Colombia: continua la protesta dei contadini del Catatumbo

Da quando il grido “Somos todos Catatumbo” si è levato, l’urlo dei contadini della del dipartimento colombiano di Norte Santander ha attraversato praticamente tutto il paese. E la lotta, iniziata da poco più di quattromila agricoltori il 26 giugno, è sconfinata in tutto il settore primario: fino al grande sciopero dello scorso 19 agosto. La battaglia per la difesa della propria terra, nella zona del fiume Catatumbo, si è trasformata presto in largo movimento popolare che ha investito studenti, produttori, camionisti, medici e minatori, appoggiati dai sindacati. Divenendo così lotta contro le oligarchie finanziarie, contro il governo Santos e contro le multinazionali estrattiva.

La zona del Catatumbo, come tante dell’America latina, per la sua abbondanza di risorse naturali e per la sua vicinanza strategica al lago venezuelano di Maracaibo, è da tempo al centro degli appetiti internazionali, e il suo controllo vale molto in termini di gestione logistica e sfruttamento industriale, come hanno intuito la Carbo Fuels and Minerals, la Promexco e la Geofisin EU. Terra maledetta e prostrata quella del Catatumbo. Alcune inchieste hanno indicato che nella regione meno del 30% delle persone ha accesso all’acqua potabile, altissima è la percentuale di povertà, mentre il pericolo paventato dalle comunità catatumberos è il tutt’altro che lontano avvelenamento delle proprie acque, della propria terra e della propria aria ad opera dell’attività estrattiva, assieme al progressivo smantellamento dei diritti della stessa popolazione indigena. Di fronte ad essa e alle sue richieste, l’ipocrita e doppiogiochista risposta del governo di Juan Manuel Santos. Da un lato l’élite governativa colombiana ha cercato in ogni modo di allentare la tensione con false promesse di negoziato, dall’altro, di fronte all’acuirsi delle proteste, non ha lesinato l’intervento violento, lasciando il lavoro sporco della repressione in mano alle mai estinte squadracce paramilitari.

Dopo tre giorni di massicce mobilitazioni di piazza partiti con lo sciopero del 19, segnati da un enorme dispiegamento della forza pubblica che ha causato il ferimento decine di persone e l’arresto di un centinaio di manifestanti, i contadini del Catacumbo, disillusi verso le promesse del governo e stanchi delle continue violenze dell’Esercito, hanno espresso con un comunicato la possibilità di unirsi al blocco nazionale agrario. Questioni centrali continuano ad essere il mancato intervento dello Stato attraverso politiche di redistribuzione sociale, in materia di sanità, scuola e infrastrutture, e il Trattato di Libero Commercio stipulato con gli Stati Uniti nel 2006 (e ratificato cinque anni dopo), reputato da molti lavoratori colombiani un’ingiustizia colpevole di barattare i guadagni provenienti dalle attività estrattive ed industriali con i diritti della gente indigena, ridotta spessa alla fame o in semi-schiavitù. Dietro questa protesta v’è poi il resto della Colombia, e un paese spaccato: con il governo e i gruppi finanziari più potenti decisi a proseguire il proprio cammino di progresso e i piccoli produttori di cacao, caffè e mais, del nord e del sud, piegati al livello della sussistenza e costantemente defraudati dalle compagnie estere.

Ai più e ai naturalisti dei cinque continenti, la zona in cui il fiume Catatumbo si getta nel lago di Maracaibo è nota per il cosiddetto relampago del Catatumbo, un fenomeno atmosferico unico al mondo che genera una potente tempesta di fulmini che dura diverse ore al giorno ed è visibile anche a oltre 400 km di distanza. Le cronache del tempo ci dicono che il 24 luglio 1823, nel corso della Guerra di indipendenza venezuelana, le navi spagnole inviate dalla madrepatria per reprimere le colonie furono scoperte dall’esercito liberatore grazie alla luce prodotta dai fulmini, e sconfitte definitivamente. Talvolta, alla sorte degli sfruttati la natura regala spesso un involontario e improbabile colpo di fortuna, ma forse ci vuol solo dire, come sanno i contadini del Catacumbo, che il  futuro non contempla sempre gli usurpatori della sua terra, dei suoi frutti e dei suoi popoli.

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