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Uruguay: il Paese e la sinistra verso le elezioni

Uruguay: il Paese e la sinistra verso le elezioni

Manca poco più di un mese alla fine del mandato presidenziale di José Mujica e, il prossimo 26 ottobre, l’Uruguay si appresta ad andare a nuove elezioni. Qualsiasi sarà il risultato, queste elezioni segneranno la fine di una fase felice per il paese latinoamericano, di crescita interna e riconoscimento internazionale, e, a seconda del vincitore, sanzioneranno la possibilità di una continuazione delle politiche frente-ampliste o quella di una svolta a destra.

L’attuale coalizione al governo, il Frente Amplio, dopo le primarie interne si presenta con la coppia Tabaré Vázquez-Raúl Sendic, candidati rispettivamente alla presidenza e alla vice-presidenza del paese. L’obiettivo, sostenuto dal parere favorevole degli ultimi sondaggi, è quello di “redoblar”, riaffermare cioè il F.A. alla guida dell’Uruguay, per continuare una parabola di governo iniziata, e non ancora ininterrotta, proprio dalla prima elezione di Vázquez nel 2004. La grande coalizione di centro-sinistra arriva quindi all’appuntamento elettorale con un forte carico di ambizioni e programmi che mirano, in sostanza, a sugellare un’esperienza di governo che potrebbe segnare indelebilmente la storia uruguayana. Ma contemporaneamente molteplici e svariate sono le difficoltà che la accompagnano.

Il quinquennio di governo di José Mujica, nel suo complesso, ha significato un avanzamento in senso progressista del paese. Il carisma, l’autorevolezza e la spregiudicatezza di Mujica, infatti, hanno aperto l’Uruguay a riforme avanguardiste che, mese dopo mese, hanno attirato la spesso distratta opinione pubblica mondiale. L’idea di governare per la “felicidad publica” ha portato il governo ad attuare riforme semplici, ma strutturali in grado di ridurre drasticamente la povertà, alzare i livelli salariali e pensionistici, implementare gli investimenti legati all’istruzione. Un riformismo reale che ha segnato il passo di una crescita sociale significativa e diffusa. Al contempo, questo decennio di trasformazioni ha conferito un’enorme legittimità all’Uruguay, al centro dei principali accordi regionali che hanno coinvolto il continente.

Ultimamente, in molti, evidenziando la contemporaneità delle elezioni in Uruguay, Brasile e Bolivia hanno sostenuto come la prossima tornata dirà molto sull’America Latina che sarà. In effetti, le coalizioni e i partiti che nel corso di questi anni hanno affiancato i vari Mujica, Rousseff e Morales al governo si trovano a dover fare i conti sia con il peso delle rinvigorite opposizioni, sia con la naturale consunzione della propria attività politica. Questo trend ha in parte coinvolto anche il Frente Amplio, che lo scorso agosto, pur attestandosi come coalizione vincente, era dato intorno al 40%. Sul fronte dell’opposizione, grazie ad un’energica campagna elettorale, si è distinto il candidato del Partido Nacional Luis Alberto Lacalle Pou. Figlio dell’ex presidente Luis Alberto Lacalle, il giovane leader della destra uruguayana punta a spodestare del F.A. In tutto e per tutto, Lacalle Pou rappresenta la nuova generazione della destra latino-americana: figlio d’arte, slegato da qualsiasi coinvolgimento diretto con la passata dittatura, liberale in economia quanto sul piano dei diritti individuali, Lacalle Pou si propone come il cambiamento radicale rispetto alle politiche del F.A. Pur riconoscendone alcuni indubbi avanzamenti sociali, il candidato del Partido Nacional critica duramente il forte intervento statale nell’economia e la stretta relazione del vertice frente-amplista con gli altri leader della sinistra sudamericana. In mezzo alla disputa, il tema della legalizzazione e della statalizzazione della vendita della marijuana, che soprattutto le destre cavalcano mediaticamente per attaccare le politiche del F.A.

Nell’ultimo mese, un contributo importante alla coalizione verrà proprio dalla forza elettorale di Tabaré Vázquez. Il leader socialista, espressione della borghesia progressista montevideana, è una figura assai diversa da quella di José Mujica: medico, senza alcun passato di lotta armata e sostanzialmente slegato dai movimenti sociali, ha comunque un forte riconoscimento popolare. Prima sindaco di Montevideo, poi primo presidente di sinistra della Repubblica Orientale, per gran parte degli elettori Vázquez è il simbolo istituzionale del cambiamento, in senso progressista e democratico, dell’Uruguay contemporaneo. Il programma con il quale si appresta alla tornata elettorale è indubbiamente ambizioso: parla di investimenti infrastrutturali, specie nel settore ferroviario che è praticamente assente, di sostenibilità ambientale, in un paese colpito dall’estrazione mineraria e dal disboscamento, di lavoro, ponendo l’accento sulla significativa percentuale di sotto-impiego che caratterizza soprattutto l’area metropolitana di Montevideo.

Se prima era la rivincita contro le destre e la dittatura a guidare le speranze elettorali della sinistra uruguayana, ora è la credibilità globale di un progetto politico di società a cercare risposte e conferme.

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