Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Viaggio nell’Uruguay delle lotte sociali. La lotta del No Aratirí e quella del No a la baja

Viaggio nell’Uruguay delle lotte sociali. La lotta del No Aratirí e quella del No a la baja

Uruguay, primavera 2014. Mentre il paese è in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali di ottobre, la sinistra, i movimenti e parte della società civile lottano contro il progetto di una miniera a cielo aperto e contro la proposta di abbassare a 16 anni la responsabilità penale.

Il progetto Aratirí e l’opposizione nel paese

Oltre Mujica proposto al Nobel per la pace, oltre il racconto di un paese che marcia sulla strada della difesa delle libertà individuali, oltre un continente che vive la sua primavera dei diritti, la sinistra uruguayana è oggi impegnata in due battaglie dalle forti ricadute sociali, culturali e ovviamente politiche. La prima, di queste, è la lotta contro il progetto estrattivo di ferro a cielo aperto dell’Aratirí. Il progetto, presentato dall’impresa Zamin Ferrous, consta nell’estrazione di 18 milioni di tonnellate di ferro, nella zona della Cuchilla Grande, per un periodo di circa venti anni. Nella fattispecie, il programma necessita di tre grandi interventi: lo scavo della miniera, la costruzione di un condotto minerario e di un porto per il trasporto del ferro, nel territorio de La Rocha. Secondo Mujica e la maggioranza dell’attuale governo del Frente Amplio, gli investimenti per l’Aratirí costituiranno una delle più importanti decisioni prese in materia di sviluppo nazionale, per chi si oppone un progetto troppo dannoso per l’ambiente e controproducente per l’ambiente. Ad oggi, la situazione è in una fase di stallo: passaggio ineludibile, per l’approvazione definitiva, sono le garanzie relative allo sfruttamento dei terreni e alla tutela dell’agricoltura e dell’allevamento richieste. In questo senso chiara è la posizione di Mujica e dei vari ministri coinvolti nella questione: il progetto potrà essere approvato solo se in grado di convivere con le attività specifiche della zona, senza intaccare la qualità dell’ambiente. Mujica, in particolare, invita a evitare visioni “apocalittiche” e a considerare l’insieme di vantaggi, in termini di occupazione, investimenti e sviluppo che la miniera potrà portare. Completamente differente, invece, è la posizione dei movimenti che si oppongono. La prima critica avanzata è che in realtà l’azienda Zamin Ferrous, oltre al ferro, abbia intenzione di estrarre anche altri minerali, assai più vantaggiosi economicamente, come l’oro e il litio e al contempo più inquinanti per l’ambiente. Il rischio maggiore, che viene denunciato, è il possibile inquinamento dei corsi d’acqua e del suolo della zona, fonti essenziali per l’allevamento e l’agricoltura. Per tal motivo, nella regione interessata e nelle altre città, da tempo sono in attività gruppi sociali e movimenti che lavorano per la sensibilizzazione della popolazione locale. In campo, oltre alle mobilitazioni che si sono registrate e che si organizzeranno, c’è anche un documento ufficiale preparato assieme all’Università. “No se vende País” dicono, come il titolo di un cortometraggio che il movimento sta ultimamente promuovendo.

Il referendum per il No a la Baja

In concomitanza con le presidenziali previste per il prossimo ottobre, l’elettorato uruguayano sarà impegnato nel referendum per dire sì o no all’abbassamento a sedici anni della responsabilità penale. In questo secondo caso più compatto appare il fronte della sinistra di governo e del suo elettorato di base (studenti, lavoratori, movimenti). La proposta di legge, che necessita di una riforma costituzionale e quindi di un referendum, è stata presentata in parlamento due anni fa, sottoscritta da 367.000 firme, ed è fortemente appoggiata dal senatore colorado Pedro Bordaberry. Alla base della proposta le denunce, provenienti soprattutto dal mondo della destra politica, contro l’aggravarsi della sicurezza pubblica dell’Uruguay e del crescente fenomeno della devianza giovanile, legato allo spaccio e al micro-crimine.

In opposizione ad un eventuale vittoria dei sì al referendum si è composta la Comisión Nacional No a la Baja: una coalizione di forze al cui interno si sono unite organizzazioni sociali, movimenti sociali e gruppi politici. L’obiettivo è quello di bocciare il plebiscito, per questo,

in queste settimane la commissione è impegnata in una indagine nazionale indetta per organizzare forme e modalità per condurre la campagna elettorale. Secondo Fabiana Goyeneche, portavoce del movimento, altre sono le misure da prendere al fine di prevenire e contenere il problema della criminalità giovanile. Nella fattispecie, sostiene, che la priorità è quella di evitare un inasprimento della repressione, che non migliorerebbe il problema, e di ricercare strade alternative alla reclusione, come il reintegro nel mondo del lavoro proposto con il programma Apoyo al Egreso. Contro la proposta della riforma penale, si sono espressi anche i due candidati alle primarie interne del Frente Amplio: la senatrice Constanza Moreira e l’ex presidente Tabaré Vazquez. E’ ovvio che l’esito del referendum avrà ricadute sul risultato delle presidenziali.

Di fronte alle due proposte ad oggi in campo il paese è sostanzialmente diviso. Molto, su quello che verrà deciso, dipenderà dalla forza che i movimenti avranno nel costruire un opposizione convincente. Il futuro del paese dipende anche dalle loro lotte.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info