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Alessandro Bonvini

Alessandro Bonvini

Uruguay: il Paese e la sinistra verso le elezioni

Manca poco più di un mese alla fine del mandato presidenziale di José Mujica e, il prossimo 26 ottobre, l’Uruguay si appresta ad andare a nuove elezioni. Qualsiasi sarà il risultato, queste elezioni segneranno la fine di una fase felice per il paese latinoamericano, di crescita interna e riconoscimento internazionale, e, a seconda del vincitore, sanzioneranno la possibilità di una continuazione delle politiche frente-ampliste o quella di una svolta a destra.

Il Brasile al tempo dei Mondiali di calcio. Parte seconda

Nella patria del calcio, l’organizzazione dei mondiali è stata accompagnata da proteste, scioperi e manifestazioni. Sotto accusa il governo di Dilma Rousseff, che non ha lesinato alcun mezzo repressivo. Ma dietro le immagini che stanno facendo il giro del mondo, v’è molto di più: un paese ricco e complicato che sta affrontando una parabola socio-economica unica nella sua storia.

Viaggio in Brasile al tempo dei Mondiali

Nella patria del calcio, l’organizzazione dei mondiali è stata accompagnata da proteste, scioperi e manifestazioni. Sotto accusa il governo di Dilma Rousseff, che non lesinato alcun mezzo repressivo. Ma dietro le immagini che stanno facendo il giro del mondo, v’è molto di più: un paese ricco e complicato che sta affrontando una parabola socio-economica unica nella sua storia.

Verso la coppa, i riflettori si accendono

Nell’ormai lontano ottobre 2007, a Zurigo, durante la cerimonia per l’assegnazione della sede per i Mondiali del 2014, a rappresentare il Brasile, rimasto unico candidato, c’erano il calciatore Romário, il presidente Lula e lo scrittore Paulo Coelho. Tre figure, a modo loro, fortemente espressive del nuovo volto del Brasile del XXI secolo. Dopo la proclamazione, in molti, e in America Latina, e fuori, misero in dubbio sin dall’inizio le capacità organizzative del paese carioca, richiamando alla memoria i terribili ritardi che caratterizzarono il Mundial del 1950. Quasi a voler calare la scure della condanna secolare sull’efficienza brasiliana. Molti altri, invece, lanciarono subito l’allarme sulle possibili conseguenze che una manifestazione di questo genere, catalizzatrice di investimenti spropositati, avrebbe potuto innescare. Quasi preconizzando quanto tra le strade e le piazze brasiliane è accaduto e accade da ormai due anni.

Vengono da lontano, arriveranno lontano . Gli zapatisti, Marcos e la sua nuova vita

Chiapas, Sudest del Messico, Pianeta Terra, 2014: la morte come unica, catartica, possibilità di altra vita; la vita, nella sua versione di resurrezione laica, come unica possibilità di resistenza sulla morte. Dopo anni di più o meno ostentati silenzi e sporadici interventi, il Subcomandante insurgente Marcos ha ripreso la parola, annunciando di farlo l’ultima volta nelle vesti di Marcos e la prima in quelle del Subcomandante ribelle Galeano (qui l'intervento completo tradotto in italiano).

Gabriel García Márquez, che visse, scrisse e raccontò sognando con i piedi per terra

È morto agli inizi di un nuovo millennio, ha vissuto cavalcando due secoli, ma senza tempo rimane la sua opera come immortale il suo ricordo. Non se ne va solo uno scrittore, ma un intellettuale a tutto tondo, penna irriverente che ha riscattato la millenaria solitudine di un continente e narratore di un mondo che ha saputo far proprie alcune delle sue irrealizzabili utopie. La rivincita dei dimenticati di sempre ha trovato in Márquez uno dei pochi a saperne cogliere le impercettibili meraviglie che abitavano, abitano e abiteranno le loro esistenze.

Sta qui la grandezza della sua opera.

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