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Alessandro Bonvini

Alessandro Bonvini

Picasso, a 40 anni dalla morte, la tela che acceca i potenti

Nacque il 15 ottobre 1881 a Màlaga come Pablo Diego José Francisco de Paula Juan Nepomuceno María de los Remedios Cipriano de la Santísima Trinidad Ruiz y Annibali Picasso. Morì l’8 aprile 1973 a Mougins, più semplicemente, come Pablo Picasso. Fu scultore di geniali allucinazioni, dislessico, e poeta, come amava definirsi; ma soprattutto pittore universale contro i totalitarismi del suo tempo. Il secolo diciannovesimo scandiva l’anno ’37 quando la Legione Condor, corpo volontario della Lutwaffe, rase al suolo la città basca di Guernica.

Sudamerica: Il paese dove hanno rubato la Pasqua, e non solo

El paesyto, come lo chiamano i suoi abitanti, è un lembo di terra, stretto tra l’Oceano Atlantico, il Brasile e l’Argentina. Il suo nome pare derivi dall’antica lingua guaranì e significhi “fiume degli uccelli colorati”. Per noi, e per il resto del mondo, è più noto come Uruguay.

Terra di molti emigranti italiani, che si batterono per la sua libertà, da sempre irriverente verso i più forti, prendendosi la briga di andare a vincere un mondiale, nel 1950, in casa dei vicini brasiliani, l’Uruguay, circa un secolo fa, decise di mettere in chiaro le cose tra la sua repubblica e gli affari di Dio. E pure con i potenti del mondo, che agli inizi del XX secolo, avevano affermato: “Tutto l’emisfero sarà nostro nei fatti, così come è nostro moralmente in virtù della nostra superiorità razziale”- secondo quanto disse W. Taft, presidente degli Stati Uniti d’America.

Mentre questi inauguravano la loro politica di “big stick”, sul continente latinoamericano, esportando più multinazionali, militari e interessi commerciali che civiltà, come avvenne a Cuba, Nicaragua e Haiti, tra il 1911 e il 1913, il presidente Josè Batlle y Ordonez (nella foto) nazionalizzò la Banca della repubblica orientale e le assicurazioni divennero statali.

Gino Donè Paro: lo chiamavano 'el Italiano'

La storia di Gino Donè Paro è di quelle che da sempre si perdono tra le voci del tempo; nei racconti, dei pochi, che ricordano o sanno, nei sobbalzi della memoria, che o commemorazioni, o anniversari, talvolta riportano alla luce. Ma è pure parte di quella mitica epopea tutta nostrana, che dai primi dell’Ottocento, vide diversi italiani, in America latina, imbracciare le armi in nome della libertà dei popoli. E fu così anche per lui. Nato a San Biagio di Callalta, il 18 maggio 1924, giovane partigiano, prese parte alla resistenza antifascista con la missione Nelson nell’area della laguna veneziana, per poi tentare la strada della fortuna, prima in Canada, poi a Cuba, dove arrivò nel 1951. E qui, nell’allora Grande Plaza Cívica di l’Avana, che iniziò la sua seconda vita. Di combattente e rivoluzionario. Dopo la salita al potere di Fulgencio Batista, “el Italiano” era entrato in contatto con la cubana Norma Albertina Turino Guerra, poi sua fidanzata, e con Aleida March, futura moglie del “Che”, entrambi simpatizzanti del Partito ortodosso rivoluzionario, diretto dal giovane avvocato Fidel Alejandro Castro Ruz. 

Per i morti di Reggio Emilia, e per la speranza del loro luglio

prima pagina dell'unità morti di reggio emiliaSi chiamavano Lauro Ferioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli. Erano operai e antifascisti, furono partigiani, si ricordano come i morti di Reggio Emilia. Era il 7 luglio 1960 di un’estate nata sotto i peggiori auspici di un governo Tambroni smaccatamente reazionario, espressione di quello che alcuni storici hanno chiamato il  "partito Gladio" guidato dai ministeri di Antonio Segni e Giulio Andreotti. E fermamente deciso a ripagare il debito dell’appoggio parlamentare al MSI, condendogli a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza e simbolo indelebile della liberazione italiana, la autorizzazione a svolgere il suo sesto congresso.

Alle origini del Primo Maggio: la storia dei "martiri di Chicago"

Si chiamavano August Spies, Albert Parsons, Adolph Fischer, George Engel, Louis Lingg, Michael Schwab, Samuel Fielden e Oscar Neebe. Furono tedeschi e americani, socialisti e anarchici. Ma più di tutto lavoratori e uomini liberi, e la storia li ricorda come "martiri di Chicago". Era a Haymarket Square, il 4 maggio 1886. Lì, in pieno centro di Chicago, si stava svolgendo un presidio di lavoratori in segno di protesta contro le violenze della polizia, che erano seguite agli scioperi dei giorni precedenti. Quel 4 maggio era sabato; e cadeva nel tempo in cui il sabato era ancora un giorno lavorativo come un altro, in fabbrica si restava anche quattordici ore e il diritto sindacale era parola di rivoluzionari.

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