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Una cattedra vuota, per sempre

prefossori scuola precariCarmine era un professore napoletano e l'uso dell'imperfetto nel verbo essere suona glaciale perché Carmine è morto, si è suicidato qualche giorno fa. Carmine era un docente impegnato nelle battaglie per l'assunzione: concetto che appare così astruso e grottesco nell'Italia delle burocrazie infinite e del mero accontentarsi di ciò che passano il convento o i governi, guidati da un cinismo lucido e profondamente politico nella loro perenne diseguaglianza. Il tutto si è consumato nel pieno silenzio dei mezzi di comunicazione di massa, sarà perché tali mezzi hanno bisogno di una massa via via assuefatta all'idea che la gente si possa suicidare per il lavoro. Si sa, c'è la crisi e il massimo che ci si può aspettare da un Ministero per un simile accadimento è un freddo comunicato di “solidarietà”.

Carmine era un artista e la sua passione era trasmettere l'arte agli studenti, un lavoro oltre che una missione, che negli anni Duemila si scontra contro l'impervia di un codice che ai più non dice niente: A025 per le secondarie di I grado, A061 per le secondarie di II grado. Entrambe le cosiddette “classi di concorso” sono in molte province in esubero, cioè in graduatoria c'è più gente di quanta ne servirebbe in realtà. Capita anche l'inverso: cioè in alcune province del profondo nord Italia l'A025 e l'A061 sono quasi deserte nonostante di cattedre vuote ne esistano eccome.

Cui prodest? A nessuno, visto che l'ex Ministro Gelmini ha bloccato unilateralmente il trasferimento “ad altra provincia” del personale scolastico per 5 anni. Si disse due anni fa che ciò era dovuto alla volontà di limitare l'esodo di docenti meridionali verso il nord, molto invisi all'allora principale partito alleato, la Lega.

Ma nella scuola è vero il contrario, cioè i 5 anni di limite minimo impediranno a tanti docenti meridionali di stanza da 10-20 anni al nord di tornare più vicino agli affetti, alla propria abitazione, al proprio paese o città di origine; e nel frattempo il limite impedisce, senza quantificare incentivi ad hoc, il trasferimento di migliaia di lavoratori nelle province sotto-dimensionate e con un'esigenza spasmodica di cattedre, soprattutto di insegnamento tecnico, scientifico e artistico.

Molti di coloro che non masticano la normativa scolastica rimangono sempre stupefatti da queste rivelazioni: appare assurdo infatti che, nonostante esistano cattedre non coperte, esse non vengano assegnate, e che la riduzione dei corsi di studio (con i tagli effettuati dal 2008 e la riforma “epocale” dei cicli) abbia portato quasi all'azzeramento dell'arte o delle discipline tecnico-manuali all'interno del primo ciclo di formazione liceale e professionale.

Distinguere un capitello dorico da uno corinzio sembra appartenere ad un'esigenza formativa e culturale del secolo scorso, stretti tra la necessaria morsa tecnologica e il sapere teorico minimalista, per cui guardare un quadro o una scultura può essere assimilabile ad uno spettacolo televisivo. Si guarda, non si ammira. Solo chi ha proprie le capacità di discernimento stilistico, solo chi inquadra storicamente l'artista e le tendenze simboliche dell'opera può ammirare soffermandosi. E non semplicemente guardare e magari fotografare distrattamente.

Esistono oltre centotrentamila cattedre ad orario settimanale pieno che ogni anno durante le convocazioni vengono assegnate dai provveditorati o direttamente dai dirigenti scolastici sulle base di graduatorie e punteggi, provinciali o interne di istituto. Solo che per un insieme di riserve, precedenze, percentuali di invalidità più o meno credibili, rinunce e riduzioni periodiche di organico, la posizione in graduatoria può oscillare verso l'alto o verso il basso con un medesimo quantum.

I 64 o 120 punti sono gli stessi, ma da 653° si può salire o scendere anche di 100 posti l'anno. 100 posizioni che in rapporto alle annuali “immissioni in ruolo” possono bastare o meno per l'assunzione, per prendere l'incarico annuale fino al 30 giugno o l'incarico “fino al termine delle attività didattiche”, cioè il contratto che finisce l'ultimo giorno di scuola. Tre settimane esatte dalla soglia minima per ricevere 700 euro di indennità di disoccupazione e cercare di coprire così luglio e agosto senza reddito. Cioè 350 euro per ogni mese estivo. Per le ferie retribuite bisogna aspettare il contratto a tempo indeterminato. E a settembre ricomincia l'agonia dell'attesa, del contratto di casa eventualmente da rinnovare, degli affetti reclusi alla mancanza di progettualità, della sede nuova, degli alunni nuovi, del tornare ed arrendersi, del restare con la consapevolezza che la trappola chiamata speranza possa far rimanere a bocca asciutta.

Se le contingenze burocratiche e l'insieme di specificità in graduatoria portano la posizione fuori quota d'organico, allora non si riceve l'incarico, men che meno l'assunzione.

In questo caso l'unico spiraglio sono le “supplenze su avente diritto”, cioè fino a quando la cattedra non viene assegnata ad un titolare che precede in graduatoria, nominato a volte anche ad anno scolastico in corso nei periodi di gennaio e febbraio (quando i programmi sono belli che avviati) oppure su assenza del titolare per malattia, maternità ecc...

La possibilità di lavoro è appesa al filo del caso e viene proprio rabbia a sentire i sacrosanti commenti di studenti e genitori rispetto ad un corpo docente che cambia continuamente di anno in anno mettendo a repentaglio la continuità didattica. E' vero, la mette a rischio eccome e chi più di un docente abilitato lo sa a questo mondo?

È uno dei primi insegnamenti che facevano alle SSIS, le scuole di specializzazione per abilitarsi, oggi Tirocinio Formativo Attivo. La continuità didattica, la piena e lineare consequenzialità tra trasmissione, apprendimento e valutazione quali fattori indispensabili di crescita del singolo nel gruppo classe.

Non stupisce la proposta, presente nella Legge di Stabilità, di aumentare l'orario di didattica frontale per i docenti in ruolo da 18 a 24 ore a parità di salario bloccato da 4 anni nonostante la crisi e l'inflazione galoppante. Si dice per un risparmio nelle casse del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca di circa 800 milioni di euro.

800 milioni di euro, il costo dell'assunzione di circa 40.000 precari delle scuole secondarie, includendo posizione INPS e oneri contrattuali, senza considerare i part time e gli spezzoni dei residui di orario. Quanto costa invece continuare ogni anno a lasciare le cattedre vuote e conferire 40.000 incarichi a tempo determinato? Tra attivazione dei contratti, salari, posizioni INPS, sostituzioni e (pochi) oneri contrattuali oltre un miliardo di euro in barba alla spending review e alla flessibilità più appetibile al mercato statale e privato.

Le conseguenze dell'aumento percentuale del lavoro pre e post scuola, con il rapporto tra docente e gruppo classe che si allarga e con il concorso per undicimila nuove cattedre bandito dal ministro Profumo, la funzione più che decennale della graduatoria rischia di non avere più senso.

Se si sottraggono i 140.000 espulsi dalla legge 133 del 2008, i 20.000 docenti a cui hanno tolto il corso di studio con la riforma dei cicli, i 30.000 in meno con il prolungamento dell'orario di didattica frontale e undicimila unità da assegnare a chi è già abilitato o magari ha già vinto il precedente concorsone del 1999, rimangono solo ed esclusivamente classi di concorso in esubero o quelle con carenza di organico senza possibilità di essere coperte.

E chi si è laureato dopo il 2002-2003, impossibilitato a concorrere alla cattedra, cosa può fare per insegnare?
Intanto deve superare tre prove su materie per cui ha già probabilmente preso master e ulteriori titoli, dopodiché seguire un tirocinio di centinaia di ore della durata di un anno al modico prezzo di 2.500 euro da destinare alle esigue casse del Miur e prendere l'abilitazione. Nel frattempo potrà aggiornare, se già inserito, la graduatoria di terza fascia relativa alle supplenze. Lo potrà fare nel 2014 e potrà aggiungere il punteggio di 0,50 per ogni mese o frazione superiore a 15 giorni lavorativi continuati e “sperare” in una convocazione che, numeri alla mano, difficilmente arriverà.

E pensare che tutto ciò è partito anni fa dalla considerazione triste e straordinariamente falsa che nella scuola pubblica italiana si spenderebbe il 97% delle risorse in stipendi, come se questo tra l'altro fosse una colpa amministrativa in un'istituzione educativa statale.

Le bugie durano il tempo necessario perché la conoscenza possa smentirle e Carmine questo, da bravo professore, lo sapeva eccome. La conoscenza riesce a gridare e urlare l'essenza della verità anche e soprattutto con l'assordante macigno del silenzio.

Ultima modifica ilMartedì, 22 Ottobre 2013 10:25
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