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5 maggio, la scuola sciopera: una grande occasione per l’alternativa a Renzi Bonaparte

5 maggio, la scuola sciopera: una grande occasione per l’alternativa a Renzi Bonaparte

In questo ultimo mese nelle scuole è scoppiata la rivolta contro il Disegno di Legge 2994 del Governo Renzi in materia di istruzione, oggetto di proposta e finta consultazione online nell’autunno scorso.

La “Buona Scuola” è un progetto che mette insieme quanto di peggio è stato legiferato dal 2007 in avanti: risoluzione del precariato manu militari; torsione autoritaria dell’autonomia scolastica insoluta dalla fine degli anni novanta ad oggi; ristrutturazione delle regole didattiche in funzione della progressiva riduzione della spesa pubblica.

Si può essere davvero convinti che concentrare la chiamata diretta di personale nelle mani di un dirigente scolastico e/o di un dirigente del Miur sia la soluzione rafforzativa dell’autonomia, delegando al Governo il riordino degli Organi Collegiali trasformandoli in una specie di canea consultiva? Renzi, Giannini e compagnia hanno poca dimestichezza con quella che è la dinamica di costruzione annuale dell’andamento scolastico. A settembre vi è un lavoro certosino che porta a comporre il documento di Istituto con il contributo individuale di un centinaio e più di insegnanti i quali concentrano nei contenuti tutto il loro sapere, le sfaccettature interpretative del gruppo classe, dei bisogni educativi, delle difficoltà dovute a disabilità e svantaggi di contesto.

Si può essere convinti che a quasi un milione di dipendenti che fondano un mestiere educativo nella trasmissione di regole, diritti, prerogative collettive e forza di ragionamento, si possa imporre uno schema che li veda all’angolo nel loro potere discorsivo, elaborante e deliberativo? Il Ddl Aprea impallidisce all’idea di una triennalità dell’offerta didattica condita da modelli di scuole aperte al pomeriggio in favore di associazioni private, quando a fatica oggi si trova il personale ata a garantire l’esercizio di tutte le attività funzionali all’insegnamento sancite dall’articolo 29 e 88 del CCNL e anche da quelle di pertinenza studentesca del dpr 567/96, dal comitato all’aula autogestita.

Si può essere convinti che dopo tre anni di dimezzamento del salario accessorio e di blocco de facto della contrattazione integrativa si possa liquidare la “valutazione professionale” con poco più di 200 milioni di euro mentre si defiscalizza della metà circa l’iscrizione del proprio figlio alla scuola paritaria? I posti di lavoro nella scuola si calcolano di anno in anno con l’andamento delle iscrizioni alle classi prime e alle altre classi del curricolo e salta all’occhio la infima credibilità di uno Stato che da un lato, mantiene per legge un docente ogni 27 – 34 alunni a seconda se elementari o superiori e dall’altro unge di più del doppio il finanziamento pubblico istituti che coprono solo il 5% dell’utenza in mano a curie e imprenditori che usano le scuole come arrotondamento del loro fatturato.

Si può essere convinti che un insegnante possa non avere più una cattedra ma fare il tappabuchi di talune inadempienze del sistema? Si bypassa il risolverle una volta per tutte e si condannano unità intere a coprire le assenze di colleghi in più istituti di uno stesso distretto territoriale; a svolgere progetti in altri e in altri ancora corsi di recupero.

Come se non bastasse, si può essere convinti che questi stessi insegnanti tappabuchi possano trasmettere “i più alti gradi di istruzione” costituzionalmente definiti se una legge dello Stato come il DDL 2994 dice espressamente che possono insegnare “materie affini” ovvero altre discipline per cui i nostri hanno vinto concorsi, conseguito abilitazioni, frequentato e superato master, frequentato e conseguito dottorati di ricerca?

Si può essere convinti che non assumendo più personale tecnico, amministrativo e ausiliario, l’igiene, la sicurezza, la vigilanza, la contabilità, le pratiche con enti e banche, le gare d’appalto, le certificazioni di qualità e l’apertura al territorio possano essere in minima parte garantiti?   

Ed infine, si può essere così convinti che la logica del ricatto sulle centomila assunzioni rispetto all’accettazione di tali regole soverchianti il reale scolastico, possa e debba essere digerito dalla massa che lavora nelle scuole e delle milioni di famiglie che ogni anno non sanno se i propri figli avranno gli stessi insegnanti l’anno dopo per le stesse discipline? Oltre 60.000 insegnanti che oggi ricoprono cattedre vuote rimarrebbero in mezzo ad una strada senza possibilità di lavorare più se non svolgendo un concorso pubblico, se mai si farà, avendone già vinto uno o due. Alla faccia del merito e del rinnovamento generazionale della pubblica amministrazione.

E mentre la Consulta condanna lo Stato ad un buco di oltre 5 miliardi di euro per i danni arrecati al monte pensioni per effetto della Legge Fornero, l’approvazione della quota 100 (60 anni di età e 40 di contributi) giace in Commissione Bilancio e da sola potrebbe portare ad un turn over di due terzi del personale ovvero oltre 450.000 tra insegnanti e personale Ata verrebbero sostituiti da tutte le forze precarie delle attuali graduatorie e con un regime di reclutamento transitorio, in tre anni, dare certezza lavorativa anche agli attuali neolaureati vincitori di TFA.

E’ per questi motivi che da un mese le scuole sono una pentola a pressione pronta a esplodere nella giornata dello Sciopero Generale Unitario di martedì 5 maggio.

Il movimento del 2015 della scuole contro il DDL 2994 è un movimento che nella composizione ha rotto gli steccati tipici della scuola post-autonomia: personale di ruolo contro quello precario, professore versus genitori, ata versus docenti, docenti contro studenti. E’ finito il dualismo dei libri di Starnone, oggi Triglia e il prof.Lipari sono seduti fianco a fianco in assemblea e ragionano della Lip, il prof. Mortillaro addirittura invita a scioperare i colleghi, lui che di scioperi non ne ha mai fatti. Stranezze positive nella torsione del Bonapartismo Renziano. 

E’ la Scuola del post-dolore Manzoniano, consapevole delle ferite che la forma di Governo Poli-Tecnico le ha inferto in nome di larghe intese che, anche ad equipararle agli ammiccamenti tra Crispi e Giolitti, risultano così vetuste e fuori luogo.

La Scuola sciopera in massa il prossimo 5 Maggio in 6 grandi cortei nel Paese, altri si creeranno spontaneamente dalla voglia di scendere in piazza di chi studente, lavoratore e genitore non riuscirà a conquistare l’ultimo posto nell’ultimo pullman che partirà per Milano, Roma, Bari, lanciando cortei e presìdi con un whatsapp virale. Cartelli e striscioni recitano messaggi di costruzione: Riforma SI…ma non Così!,“l’Unione fa la Scuola, Riformiamola insieme”.

La consapevolezza di uno Sciopero Generale Unitario e di massa che veda la partecipazione non solo degli addetti ai lavori ma dell’intera cittadinanza, è dovuta al fatto che è in gioco non solo il futuro della scuola ma della forza del dissenso, del suo potere maggioritario. In un’Italia che sta per diventare Italicum, il 5 Maggio e le sue piazze possono diventare una grande occasione non solo per la Scuola ma per l’intero Paese: la partecipazione che si riprende sé stessa perché incarnata dalla conoscenza di sé stessa, dell’identità collettiva senza cattedra e banchi. Non già come il Manzoni che descrisse a torto la natura misericordiosa dell’Imperatore Napoleone, giacchè Renzi Bonaparte esiste, siccome immobile, alla voce di dignità che esce da un microfono di un’aula magna.

Sarà vera gloria? A chi solcherà le piazze del 5 Maggio mettendoci la faccia, le gambe, le braccia e lo stipendio spetterà esclusivamente l’ardua sentenza.

Con buona pace degli squadristi al Governo.   

Ultima modifica ilGiovedì, 07 Maggio 2015 10:22
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