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Tito Russo

Tito Russo

Precari dell'università, ennesimo atto del governo del tradimento

Lascia esterrefatti la notizia dell’introduzione del comma 208-bis nel Maxiemendamento di Legge di Stabilità 2019, dopo la negoziazione con i tenutari dell’austerity europeo: per l’anno 2019 le Università, in relazione al loro potere autonomo di reclutamento, hanno il divieto della loro facoltà di bandire concorsi ordinari per le assunzioni a tempo indeterminato con decorrenza giuridica ed economica fino a venerdì 15 novembre 2019. Il sabato e la domenica, come è noto, gli uffici e i dipartimenti non sono attivi istituzionalmente.

5 maggio, la scuola sciopera: una grande occasione per l’alternativa a Renzi Bonaparte

In questo ultimo mese nelle scuole è scoppiata la rivolta contro il Disegno di Legge 2994 del Governo Renzi in materia di istruzione, oggetto di proposta e finta consultazione online nell’autunno scorso.

La “Buona Scuola” è un progetto che mette insieme quanto di peggio è stato legiferato dal 2007 in avanti: risoluzione del precariato manu militari; torsione autoritaria dell’autonomia scolastica insoluta dalla fine degli anni novanta ad oggi; ristrutturazione delle regole didattiche in funzione della progressiva riduzione della spesa pubblica.

Jobs Act, benvenuti nella Gerusalemme Impiccata

C’è un cancello grande in fondo a una lunga strada provinciale, all’interno di quel cancello la vita si è svolta con un modus collettivo figlio di relazioni, luoghi, dialettica, turni, orari, doveri e diritti controbilanciati. Dentro centinaia di persone che lavorano, un tempo migliaia.  

C’è un altro cancello grande in fondo a una stradina asfaltata, all’interno decine di persone che lavorano, relazioni individuali, turni, orari, doveri tanti, diritti per alcuni e per altri no, dialettica poca, luoghi piccoli.

C’è infine un cancello piccolo in fondo ad una strada privata, un luogo unico, relazione univoca tra poche persone che lavorano, turni e orari a seconda della giornata, doveri tantissimi, diritti nessuno, dialettica assente.

All’interno di questi tre cancelli di diverse grandezze, c’è un minimo comun denominatore: lo stipendio basso e l’incertezza.  

Una vigilia, quattro anni dopo

La nostalgia vive nell’ambizione di sé, non è spesso avvalorata da desiderio di memoria. In questi giorni in molti, incluso chi scrive, in diversi blog e social network hanno evocato la straordinaria giornata del 22 dicembre 2010, mobilitazione studentesca e generazionale che chiudeva tre mesi di lotta contro il ddl Gelmini.

Più che un ragionamento analitico su come sia andata quella stagione di mobilitazione rispetto alle precedenti o come termine di paragone nella fase attuale, credo che molti si saranno posti il tema di come eravamo e di come siamo all’alba appannata del renzismo.

Roma: al Pigneto #FattiForteFanfulla, non si può chiudere una città aperta

Immaginate se per ogni angolo di una città ci fosse uno stabile a disposizione per ogni singola idea, e che all'interno di quello stabile la si potesse concretizzare. L'uomo della strada ci troverebbe dell'utopico, ma sbaglierebbe; un'utopia spesso non ha una direttrice o un confine largo entro cui esprimere la concretezza medesima. Se la porterebbe via il vento, quell'idea, seppur concreta. 

Immaginate che la delimitazione fosse il sorriso: di chi ci sta tutti i giorni, di chi ci vorrebbe stare ma è altrove, di chi ci è passato e non vede l'ora di tornarci, di chi non ci vorrebbe mai al mondo passare ma ne ride lo stesso, sfidato dall'irriverenza riflettente quelle mura.

Inizia così la storia del Forte Fanfulla, spazio sociale Arci nel cuore del Pigneto che dal 2007 anima l'arte, la musica, la cultura, le relazioni di una Roma Città Aperta con le mura antiche intaccate dal tempo e dall'apatia dell'incuria ego-consumistica. 

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