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Roma: al Pigneto #FattiForteFanfulla, non si può chiudere una città aperta

Roma: al Pigneto #FattiForteFanfulla, non si può chiudere una città aperta

Immaginate se per ogni angolo di una città ci fosse uno stabile a disposizione per ogni singola idea, e che all'interno di quello stabile la si potesse concretizzare. L'uomo della strada ci troverebbe dell'utopico, ma sbaglierebbe; un'utopia spesso non ha una direttrice o un confine largo entro cui esprimere la concretezza medesima. Se la porterebbe via il vento, quell'idea, seppur concreta. 

Immaginate che la delimitazione fosse il sorriso: di chi ci sta tutti i giorni, di chi ci vorrebbe stare ma è altrove, di chi ci è passato e non vede l'ora di tornarci, di chi non ci vorrebbe mai al mondo passare ma ne ride lo stesso, sfidato dall'irriverenza riflettente quelle mura.

Inizia così la storia del Forte Fanfulla, spazio sociale Arci nel cuore del Pigneto che dal 2007 anima l'arte, la musica, la cultura, le relazioni di una Roma Città Aperta con le mura antiche intaccate dal tempo e dall'apatia dell'incuria ego-consumistica. 

Spazio sociale, nel senso di socialità, di quell'intessitura di rapporti fondati sulla condivisione multiforme, di quel modello rovesciato della tradizione “Arcigna” frutto delle migliori intuizioni della sinistra italiana che fu, di popolo nel popolo, sorpassando una certa idea stantìa della progettualità collaterale.

Impresa sociale, nel senso di “impegnarsi a prendere” la possibilità che uno spazio possa dare reddito a qualcuno che lo abita e lo rende abitabile, pagando tutto, nel regno dell'evasione tutt'altro che innocente dei palazzinari che si sono mangiati la capitale del Bel Paese, con il placet di intere classi dirigenti e digerenti.

Arte, Cultura e Musica, ma anche bere e mangiare a kilometrozero, a prezzi molto più bassi della Gotham City da Pub S.P.A. L'uomo della strada direbbe che posti come questo son sempre esistiti, ma sbaglierebbe di nuovo. Non è la logica del “locale” a muovere le ragazze e i ragazzi del Fanfulla, ma la produzione di senso di quel che si fa e si offre ai ventimila soci e ad un'intera città. Non si chiama l'artista per farlo suonare e basta, ma l'artista diffonde la sua musica senza schemi da palco tralicciato, ti spiega nel cortile aperto come arrangia e pizzica le corde, te lo spiega a te che su quel palchetto vorresti salirci un giorno o anche un secondo dopo la sua esibizione.

Il bello è che al Fanfulla questa aspirazione si può realizzare subito e generazioni di giovani attori e musicisti in questi anni l'hanno fatto, facendo strada nel loro genere e non dimenticandosi del loro esordio pignetino. E vaglielo a chiedere ai soloni del divertentismo o delle etichette, ti risponderebbero “quanto mi dai?”.

“E tu stasera Fanfulli?” si dice nello struscio tra l'Isola Pedonale e la Casilina. Voce del verbo Fanfullare, ovvero ridere di sé e degli altri producendo conoscenza in senso lato, irridere essendo però estremamente seri nelle rivendicazioni antifasciste, antirazziste e antisessiste che ne sono il Dna.

Lo sanno bene i ragazzi delle comunità del Darfur, della Somalia e del Senegal che dallo spazio hanno ricevuto e ricevono sostegno concreto nella loro sosta romana lungo il cammino verso la fortuna. Lo sanno bene innumerevoli associazioni e movimenti che hanno organizzato eventi di ogni tipo senza mai essere ospiti o essere trattati tali. Lo sanno bene le migliaia che al Fanfulla non trovano un rifugio alla noia, ma la casa in cui la noia la riesci a prendere per quella che è, ossia noiosa.

Radical, nel senso del non disperdere la bussola delle radici e di quello che sei pur nella dimensione onirica dei murales, dei banchetti al cortile, delle sale sifaquelchecisisente.

Tutto questo va contro l'ideologia della rendita, dominante nell'era delle proprietà morte, di quel fieno in cascina che a forza di accumularlo non ci entra più e quel che c'è dentro ammuffisce.

L'affitto di uno spazio al Pigneto costa e se ci aggiungi che un posto del genere non lo gestisci alla Boris maniera i costi aumentano: per le paghe, le bollette, le utenze e tutti i rivoli di una burocrazia italiana che ti fa pagare anche quello che immagini.

Con buona pace degli enti locali che organizzano rassegne milionarie che durano un pomeriggio e per volontà politica fanno finta di non essere in grado a promuovere bandi di assegnazione di migliaia di beni immobili a uso sociale, lasciando interi spazi all'incuria del tempo un po' come le mura dell'Urbe.

Giorni fa il Forte Fanfulla ha lanciato un accorato appello di sostegno e partecipazione a tutto il mondo che lo ha attraversato in questi anni per gestire le difficoltà economiche che ormai impediscono di proseguire questo cammino collettivo. Dal 23 al 30 giugno ci sarà la settimana di crowdfunding #FattiForteFanfulla, chiamata collettiva alla “Festa”, come ogni volta si sono affrontate le difficoltà in questi anni. Molti artisti e cantautori hanno già dato l'adesione, lo ricordino anche le organizzazioni sociali e politiche, silenti al momento, che hanno trovato nel Fanfulla in questi anni il loro punto di riferimento.

La settimana #FattiForteFanfulla non vuole essere una testimonianza, ma l'espressione di una forza collettiva che dimostri come esistono patrimoni molto diversi e ben più preziosi delle rendite.

Per dimostrarlo resta dunque partecipare, come sempre, col sorriso e “Comunque vada, grazie a tutti. A priori”.

Lo sa bene, anche l'uomo della strada.

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