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Una nuova commissione Rodotà per i beni comuni

da MicroMega

I movimenti e gli intellettuali al centro delle battaglie per i beni comuni hanno rilanciato le attività della Commissione Rodotà. Al centro una nuova idea della proprietà pubblica e dei beni comuni.

 

“Un progetto dal respiro costituente di produzione normativa dal basso”, così Rodotà illustra il senso e l’urgenza delle proposte presentate oggi, giovedì 14 febbraio, nel corso di una conferenza stampa a Roma presso il Teatro Valle indetta da una rete di associazioni e cittadini protagonisti in questi anni delle lotte per i beni comuni: dalle battaglie per l’acqua pubblica e la tutela del territorio, fino a quelle per la restituzione di spazi culturali e per un nuovo welfare universale. A introdurre i risultati di questo lungo percorso di elaborazione e rivendicazioni, alcuni fra gli intellettuali in prima linea nel sostenere le ragioni dei movimenti e impegnati a rafforzare, con il loro contributo, il corpo giuridico e culturale di un’idea alternativa di società che corre sulle gambe dei conflitti sociali. Stefano Rodotà,  Ugo Mattei, Alberto Asor Rosa, il  giudice emerito della corte costituzionale Paolo Maddalena, Alberto Lucarelli, Rosaria Marella, Luca Nivarra, Salvatore Settis: ognuno portavoce a suo modo di un’accademia che in questi anni è “uscita dalle biblioteche”, come ha detto Mattei, “per farsi strumento e risorsa delle battaglie di civiltà combattute dai movimenti per i beni comuni, mettendo in discussione il pensiero dominante e tornando a un compito preciso: realizzare l’uguaglianza tra cittadini sancita dalla Costituzione e ripensare le categorie di proprietà pubblica e privata, mettendo al centro i diritti inalienabili della collettività”.

La proposta è ambiziosa: far ripartire le attività della commissione Rodotà, incaricata nel 2007 di redigere un progetto di riforma del Codice Civile, mai tradottasi in iniziativa parlamentare, che rinnovasse profondamente le categorie di proprietà pubblica e di beni comuni.  L’idea è di dare vita a nuova disciplina della proprietà pubblica che riconosca e valorizzi quei beni da sottrarre al mercato per il diritto universale al loro godimento da parte del cittadino. “Le lotte di questi anni per i beni comuni producono una normatività da cui costruire una nuova legittimità democratica in un tempo di crisi profonda delle istituzioni e del diritto stesso di cittadinanza”, ricorda Mattei. Una commissione itinerante, che si riunisca nei luoghi dei conflitti per la difesa dei beni comuni e che si apra al coinvolgimento della società civile, ponendo le basi di una democrazia partecipativa diffusa che sta alla base di un ripensamento del ruolo del pubblico e di un’amministrazione trasparente.

Dal prossimo mese, proprio dal Teatro Valle, riprenderanno i lavori di una commissione che, nel pensiero di Rodotà, “vuole essere allo stesso tempo una rete di tutte le esperienze migliori di promozione dei beni comuni e dei diritti sociali fondamentali a livello nazionale e territoriale, che dia una voce autonoma e autorevole alla società civile come forza politica costituente”. Una commissione per i beni comuni che incrocerà le istanze territoriali più avanzate, come quella “piattaforma toscana” elaborata dalla Rete per la tutela del territorio guidata da Asor Rosa, su cui già negli scorsi mesi si è avviato un confronto con il presidente della Regione, Rossi. Ma che allo stesso tempo comprenderà e supporterà la proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito da presentare entro i primissimi giorni della nuova legislatura insieme alle più di 50mila firme raccolte in tutte Italia da oltre 170 tra associazioni, partiti e movimenti. Una proposta, questa, “su cui non smetteremo di dare battaglia fino a quando non sarà calendarizzata al dibattito nelle Camere per impedire che finisca chiusa in un cassetto”, afferma Giuseppe Allegri, del Basic Income Network – Italia, fra le associazioni promotrici dell’iniziativa legislativa popolare. “E’ della più grande necessità una nuova disciplina per le proposte di legge di iniziativa popolare”, dichiara Rodotà, “affinché sia davvero obbligatorio il loro esame da parte delle Camere, consentendo il loro iter presso le commissioni parlamentari possa essere seguito direttamente dai promotori, come di fatto già avviene nel caso delle consulenze tecniche esterne”.

La prospettiva, come scrivono gli organizzatori, è quella di una nuova frontiera organizzativa del settore pubblico che alimenti nuovi modelli di socialità e partecipazione diffusa e diretta nella gestione dei beni comuni. E che guarda ad una connessione e ricomposizione di tutte le lotte e le realtà da anni impegnate in questi obiettivi comuni, ciascuna con la sua specificità e i suoi limiti. “E’ un compito difficile”, conclude Rodotà, “ma di estrema urgenza. Mai come adesso è necessario mettere da parte le gelosie e gli errori che sono stati fatti, da ogni parte, per avviare ed ampliare un percorso comune per la costruzione di un nuovo modello di democrazia e un ripensamento storico dei beni comuni come termine chiave di un vocabolario che smetta di parlare la lingua del pensiero dominante”.

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