La #tutelavolontaria dei beni artistici a Pisa - Quando la neo-lingua prende il sopravvento sulla realtà
- Scritto da Ettore Bucci
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Dal 3 febbraio anche la conservazione dei beni artistici può essere oggetto di puro volontariato. Gratis et amore Dei, si diceva una volta. Gratis, sicuramente. Sull'amore: potrebbe trattarsi del parametro sostitutivo per l'espressione “professionista specializzato e soggetto a reddito”. Un parametro da studiare, senza dubbio. Ma difficilmente sostenibile a livello finanziario. Siamo a Pisa, a cavallo fra le istituzioni locali, l'Università e i beni artistici cittadini in fase costante di deperimento, in ragione dei sempre più limitati fondi delle Soprintendenze.
A seguito di contatti informali, il 3 febbraio i rappresentanti delle istituzioni più importanti della città, Università, Comune, Curia Arcivescovile, Soprintendenza per i beni APSAE, Scuola Normale, Provincia, si riuniscono nella sede della Prefettura. Il tutto sotto la regia del tarantino Francesco Pompeo Tagliente, prefetto, già questore a Roma e a Firenze. All'appuntamento prende parte anche Mauro Del Corso, presidente dell'Associazione AMMP - Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani. Forte di più di 600 iscritti, quest'associazione è capofila della FIDAM – Federazione Italiana Degli Amici dei Musei, che conta 40 mila aderenti in tutta Italia ripartiti in 110 gruppi locali.
La finalità della riunione, che termina in un verbale costituente un accordo istituzionale che prelude ad un protocollo vero e proprio, è quello di fondare presso l'Associazione AMMP una sezione specializzata di “volontari per l'arte”. Il gruppo di volontari dell'Associazione, al momento, esiste in quanto struttura composta da ex dirigenti e dipendenti della Soprintendenza occupati in guardianie e visite guidate. Agente scatenante della richiesta, mossa dallo stesso Prefetto, è “la problematica – citiamo il verbale della riunione – dei danni spesso irrisolti ai monumenti storici [..] carente manutenzione [..] danni causati dal maltempo”. Secondo il prefetto, “le operazioni di recupero e manutentive non appaiono fronteggiabili con le sole risorse pubbliche”. Dunque, si rendono necessari servizi di “pronto intervento” e di “volontariato sociale” svolti “spontaneamente e a titolo gratuito” con funzione sostitutiva rispetto ai compiti della Soprintendenza: “un'attività di monitoraggio preventivo degli interventi richiesti per la minuta manutenzione del patrimonio monumentale e artistico”. Come presidente della FIDAM, Mauro Del Corso ha anche aperto alla possibilità di proiettare tale progetto in altri luoghi. Nel corso della riunione, l'atteggiamento della rappresentante della Soprintendenza, architetto Marta Ciafaloni, è particolarmente ambiguo: il dirigente esprime la necessità di un “protocollo d'intervento” volto a garantire il rispetto di norme minime nell'ambito degli interventi e limita al “controllo preventivo” la funzione dei volontari. Il culmine della riunione e la sintesi espressa dal prefetto, tuttavia, stravolgono qualunque limite: Francesco Tagliente indica quale finalità del volontari specializzati, selezionati congiuntamente da Comune, Associazione AMMP e Soprintendenza, la “minuta manutenzione dei siti e delle opere architettoniche”. L'osservazione conclusiva della dott.ssa Isabella Lapi, direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana, esplica come questo modello possa essere esportato a livello regionale e nazionale.
Il variegato mondo associativo che raduna gli operatori dei beni culturali si mette in subbuglio. Due sono i punti maggiormente criticati del documento: il rapporto preferenziale ed esclusivo con l'Associazione AMMP, cui viene delegato non solo la possibilità del fund-raising, ma anche un compito che si presume caratterizzante delle istituzioni pubbliche – ossia la tutela dei beni culturali cittadini – e lo strumento del volontariato, elemento di dequalificazione delle già precarie professioni dei beni culturali, ancora in difetto di un autentico ordinamento professionale malgrado le garanzie di minima ottenute con le disposizioni della legge n. 4 del 14 gennaio 2013, che regola le norme di minima dell'associazionismo rispetto alle professioni “non organizzate in ordini o collegi” (ossia “l'attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell'art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.” art. 1 comma 2 L 4/2013).
Così scrivono le associazioni: “Preoccupa il fatto che, per sostenere i costi di manutenzione o gestione ordinaria del patrimonio culturale, si abbattano i costi professionali e i costi del lavoro ricorrendo a prestazioni di personale volontario. Si corre infatti il rischio che le azioni di volontariato, che meritoriamente esercitano una funzione sussidiaria nel Paese, possano entrare, se non opportunamente definiti, in concorrenza con il professionismo. E sarebbe triste una scelta che, anche involontariamente, rischia di mettere in concorrenza un pensionato volontario con un giovane professionista disoccupato. Auspichiamo pertanto, e facciamo appello alla sensibilità del Sindaco di Pisa e del Prefetto, affinché vengano prontamente coinvolte nelle azioni interistituzionali anche le Associazioni dei Professionisti dei Beni Culturali.”
Le associazioni (ANA – Associazione Nazionale Archeologi, Artiglio, Archivisti in Movimento, Giovani Bibliotecari e Aspiranti, Storici dell'Arte in Movimento, Ragioni del Restauro) hanno coinvolto l'esperienza di autogestione del Teatro Rossi Aperto e gli studenti, attraverso il sindacato di movimento Sinistra Per..., con cui è stata sviluppata una prima assemblea pubblica venerdì 21 febbraio. A quest'assemblea era presente anche l'assessore comunale alla cultura Dario Danti (SEL), che ha espresso vicinanza al percorso delle associazioni e si è impegnato in una revisione del documento medesimo. “Rumorosa”, invece, l'assenza della prorettrice ai rapporti col territorio Galanti, chiamata da molti a render ragione del sostegno dell'Università a questo strumento.
La stessa richiesta di spiegazione è venuta da una assemblea studentesca dell'area “beni culturali” (iscritti alla triennale in Beni Culturali e alle magistrali in Archeologia e SAVS – Storia e forme delle Arti Visive e dello Spettacolo) che si è espressa in questi termini: “è sbagliata e ingiusta – scrivono gli studenti – la firma di una istituzione non solo chiamata a presidiare la didattica e la ricerca, ma anche spinta per missione a propagare il sapere sul territorio circostante attraverso il passaggio agli studenti di competenze potenzialmente fruibili a livello professionale. L'uso dei volontari, in particolare di volontari legati ad una sola associazione, sovverte il loro ruolo di sussidiarietà -che non può essere sostitutivo delle professioni- e lede la dignità professionale degli attuali e futuri operatori dei beni culturali. L'impegno affinché i comuni beni artistici della nostra città non siano oggetto di incuria e degrado – concludono – passa attraverso scelte politiche che non possono essere segnate dai dogmi del tempo dell'austerità: annullamento delle competenze professionali, appalto unilaterale a forme sussidiarie, disinvestimento delle istituzioni pubbliche e degli enti locali.”
Da questi appuntamenti pubblici sorgono alcune comuni richieste: la sospensione dell'accordo stabilito in prefettura, la richiesta di un incontro con gli assessori comunali interessati (l'incaricato al bilancio e ai lavori pubblici nonché firmatario del protocollo, Andrea Serfogli, e l'incaricato alla cultura Dario Danti) e la richiesta di un percorso pubblico affinché si possano trovare soluzioni per la salvaguardia dei beni artistici cittadini. Questa posizione è stata sostenuta anche da alcuni docenti dell'Università di Pisa, dal Teatro Rossi Aperto, dal cartello del Municipio dei Beni Comuni e, a livello studentesco, da Sinistra Per...; nel 'mondo politico', sostegno pubblico è stato espresso dalla lista civica di sinistra Una Città in Comune e da Sinistra Ecologia e Libertà, quest'ultima al governo della città con la giunta guidata da Marco Filippeschi.
Nell'ambito di un ulteriore appuntamento tenutosi presso la sede dell'amministrazione comunale, gli assessori hanno riconosciuto alle associazioni a necessità di un percorso condiviso e di modifiche radicali al protocollo, attraverso una interlocuzione con il sindaco. Il 5 maggio 2014, rispondendo ad una nuova sollecitazione delle associazioni e facendo riferimento ad una più recente dichiarazione della sottosegretaria ai beni culturali Ilaria Borletti Buitoni, così si esprimevano i due esponenti della giunta: “non siamo contrari ad una interlocuzione fra pubblico e volontariato sociale nel campo dell'arte, purché avvenga nella trasparenza e sia disciplinato da regole chiare [..] unico è il ruolo delle Soprintendenze nella programmazione, condivisione, supervisione e governo degli interventi [..] vorremmo che aumentassero gli investimenti statali per il nostro patrimonio artistico e [..] sarebbero auspicabili scelte a favore di un aumento di personale negli uffici periferici del ministero.” Assunto tale quadro, gli assessori tornano a circoscrivere il mandato dell'accordo del 3 febbraio a “conservazione preventiva, monitoraggio, segnalazioni utili alla soprintendenza”.
Al momento, a parte le interlocuzioni con gli esponenti della giunta e l'importante relazione fra le associazioni, non si è sviluppato un dibattito pubblico. Manca, in particolare, la definizione degli strumenti giuridici con cui è possibile modificare radicalmente i principali elementi critici dell'accordo. Non è ancora chiaro, inoltre, con quali modalità e tempistiche si svilupperanno i protocolli attuativi dell'accordo e a quale riflessione politica saranno connesse tali disposizioni. Il silenzio della Soprintendenza, teoricamente attore decisivo del dibattito, non contribuisce a chiarire la precisazione definitiva rispetto alle finalità dell'accordo, ormai stipulato quattro mesi fa.
Al quadro già complesso degli strumenti effettivamente o potenzialmente in campo si aggiungono alcune dichiarazioni che tendono a connettere questa vicenda con la prospettiva, espressa negli ultimi tempi dal Presidente del Consiglio Renzi, di costruire un welfare fortemente sussidiario, con una presenza incisiva e decisiva del c.d. “terzo settore” anche nel campo dei beni culturali. Il Forum del Terzo Settore e il Centro Nazionale per il Volontariato hanno animato, infatti, la convention tenutasi a Lucca dal 10 al 14 aprile: ai dati ben noti della crisi economica si è aggiunta, da più parti, la considerazione rispetto alla “buona salute” delle associazioni di volontariato, in taluni casi stampella se non proprio agente sostitutivo del welfare locale, in particolar modo attraverso convenzioni con i Comuni o con le ASL. Mense per i poveri, assistenza agli anziani o ai malati terminali, microcredito – in particolar modo nel depresso Nord Est. A questi servizi, già presenti in maniera copiosa su tutto il territorio nazionale, si sta aggiungendo una riflessione rispetto al tema del volontariato nei beni culturali come attore sussidiario del ruolo di Comuni, Soprintendenze e Regioni: il 6 maggio il MIBACT e la lucchese Promo PA Fondazione hanno lanciato una conferenza dal titolo "Volontariato per i Beni culturali e Pubblica Amministrazione: condividere, programmare, organizzare", rilanciata anche dal CESVOT, organizzazione che raduna 31 associazioni di volontariato della Toscana a partire dal 1997. È da segnalare inoltre come il CESVOT stesso, in collaborazione con la Regione Toscana e con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, stia provvedendo dal 2013 alla redazione della “Magna Charta del Volontariato nei Beni Culturali”. “Obiettivo della Magna Charta – scrive la Regione - è creare in Toscana un percorso per il riconoscimento, la programmazione e l’organizzazione dell’attività del volontariato nell’ambito del patrimonio culturale statale e locale”.
Le finalità e i contenuti del documento, se scorriamo con attenzione le pagine, sono estremamente delicate: la sussidiarietà viene elevata a valore assolutamente positivo, a prescindere dalla fase contingente; è peraltro tipico, da parte delle amministrazioni locali, giustificare il ricorso a questi servizi complementari in forza dei tagli dei finanziamenti. Il contributo del volontariato, anche nel settore dei beni culturali, è visto come elemento di partecipazione del cittadino e più stretta relazione fra beni artistici e fruitori. La valorizzazione dell'iniziativa privata, dunque, diviene preminente rispetto alla formazione di un comparto di specialisti e operatori qualificati nel settore. Quale sia ruolo dell'Università in tutto questo è un'altra questione da porsi.
La Magna Charta circoscrive l'azione del volontariato a cinque linee d'intervento: sorveglianza, accoglienza, mediazione e interpretazione per una corretta fruizione, assistenza al fruitore nell'ottica del rapporto col territorio. Il livello del “minimo intervento” è l'anello mancante di tutto il ragionamento e rappresenta la distruzione di qualunque bisogno formativo per un restauratore specializzato. Nel testo della Magna Charta pubblicato sul sito del CESVOT, c'è un passaggio molto importante per comprendere la labilità della distinzione fra volontario e operatore; nell'articolo scritto da Alessandro Berra e Leonardo Giovanni Terreni recante “il punto di vista della federazione toscana volontari beni culturali” si considera che “bisognerà concordare un termine che indichi chiaramente che il volontario non ha veste per fare uno scavo archeologico, ma che poi, spesso, è il volontario che scava; nel senso materiale, del picconare dove l’archeologo gli ha detto di picconare e dello spalare la terra di risulta”. (pp. 50-51). Dunque, una quasi completa sostituzione dello specialista sul campo?
Se scorriamo fino alla p. 57, nell'ambito della Magna Charta vera e propria, si scrive, tuttavia: “Nel contesto attuale caratterizzato dalla molteplicità di forme di prestazione di lavoro (stage, servizio civile, tirocinio, cooperative sociali, lavoro interinale, etc.) è ancor più necessario far sì che la prestazione del volontario si espliciti chiaramente nel ruolo che gli è proprio senza che questo sconfini in ambiti di pertinenza di altre figure. Il suo intervento, inoltre, non può in alcun modo essere sostitutivo di funzioni ordinarie, di esclusiva competenza degli istituti (musei, biblioteche, archivi, istituzioni culturali, etc.).Occorre aver sempre presente la distinzione di funzioni che possono essere svolte più efficacemente da altri soggetti e di quelle che, per natura e fine, sono invece congeniali al volontariato che ha, quindi, un ruolo complementare rispetto a quello di altri soggetti. Un’attenzione particolare deve essere rivolta alle esigenze dei giovani perché la scelta del volontariato possa essere vissuta non come surrogato di lavoro, ma come esperienza di arricchimento complessivo, civile, culturale e professionale, della persona”.
Ancora è poco chiaro come si svilupperanno i prossimi passaggi della vertenza pisana. È onesto, tuttavia, considerare che le labili differenze fra attività tipiche del volontario e attività dell'operatore -specializzato e remunerato, almeno in linea teorica- saranno oggetto della riflessione politica sulle venture forme “sussidiarie” di welfare. La pressione affinché le differenze ci siano e non siano labili spetterà alle forze politiche e alle rappresentanze sociali, laddove si abbia la lungimiranza razionale di raccordarsi su specifici e ponderati punti operativi da imporre all'attenzione delle istituzioni. Istituzioni che, come dimostra il caso pisano, se lasciate “a briglie sciolte” - o, come nel caso della Soprintendenza, senza una chiara linea politica e le congrue risorse - possono correre in qualunque direzione, compresa quella di rinunciare gradualmente al dovere di conservare con propri mezzi i beni artistici.
Se l'abilità di fare lobby scadrà in forme corporative di auto-difesa o non porterà alla costruzione di un consenso, saranno specialmente le professioni figlie dei saperi umanistici ad avere la peggio.
Magna Charta del Volontariato nei Beni Culturali
http://www.cesvot.it/repository/cont_schedemm/8947_documento.pdf
Progetto “Volontari per l'Arte”
http://www.amicideimuseiemonumentipisani.it/attivita-volontariato/volontari-per-l-arte.html
