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Sgomberato MACAO a Milano. Vietato volare?

macao milanoLa polizia e i carabinieri hanno atteso l'alba, come spesso vigliaccamente accade, per sgomberare Torre Galfa, uno dei tanti edifici di proprietà della famiglia Ligresti, abbandonato da 15 anni, e che aveva iniziato a vivere con l'esperienza del Macao.

"Si potrebbe anche volare", questo era lo striscione calato dalla Torre il primo giorno di occupazione. In pochi giorni Macao si è trasformato in un laboratorio partecipato da moltissimi giovani e non. Lavoratori dell'arte, della comunicazione, precari hanno dato allo spazio un senso comune proponendo in pochi giorni decine di iniziative. A visitare Macao sono passati artisti come Dario Fo, Lella Costa e gli Afterhours, e in pochi giorni in migliaia hanno firmato l'appello per difendere Macao. Tutti animati dall'entusiasmo di chi vedeva concretamente cambiare la propria città, dopo le grandi aspettative che in molti avevano riposto nell'elezione di Pisapia.

Nei giorni passati era stata aperta anche una vertenza con il Comune di Milano, che pur sottolineando l'interesse per l'esperienza e le istanze di chi stava portando avanti l'occupazione, aveva risposto dichiarando che "l'occupazione di un edificio privato è un tema che non riguarda il comune di Milano" e che "la questione è di ordine pubblico e prendere decisioni su un eventuale sgombero spetta a organi istituzionali dello stato diversi dai comuni", augurandosi che "i giovani di Macao partecipino a un regolare bando". Pisapia ha inoltre ribadito che "lo sgombero non è la soluzione". Ma lo sgombero c'è stato, almeno per ora. Scesi in strada gli occupanti del Macao hanno cominciato il tam tam richiamando tutt* per un assemblea pubblica. Intorno alle 10 l'assemblea è cominciata, con centinaia di persone nella strada antistante la Torre, mentre rimane l'intento di proseguire nel programma della giornata, così come nella lotta.

Certo, sentir invocare la legalità da Ligresti, proprietario della Torre, noto per numerose vicende di corruzione e coinvolto anche nello scandalo di Tangentopoli, fa riflettere sulla parola legalità e sul suo senso. Per questo gli occupanti di Macao avevano affermato una differente idea di legalità, coniugandola con il diritto alla disobbedienza civile e alla tutela dei beni comuni, come si legge in una formale diffida rivolta a Prefettura, Questura e Comune di Milano, scritta dal giurista Ugo Mattei per conto degli occupanti di Macao. Nella diffida si definiva 
l’allora ancora eventuale intervento delle forze dell’ordine come "lesivo delle prerogative legali e costituzionali" e si proseguiva auspicando che le proprie "pratiche possano essere occasione per aprire un dialogo alto sulla legittimità di nuove forme di partecipazione democratica".

La diffida si concludeva così:  "È evidente che la comunità degli occupanti di Torre Galfa si è unita al fine di salvaguardare un bene altrimenti abbandonato, con lo scopo di conservarlo e, soprattutto, di valorizzarlo nell’ interesse dio tutta la cittadinanza e che un interesse privato gravemente sospetto di essere abusivo emulativo e contrario a diritti fondamentali della persona non può certo servirsi delle forza pubblica per rientrare in un possesso inesistente in quanto non esercitato. Per questo, il Comune di Milano è diffidato dal consentire l’impiego delle forze dell’ordine per un paventato sgombero dell’immobile occupato, considerato che deve ritenersi prevalente l’azione di valorizzazione dell’immobile rispetto allo stato di abbandono e di degrado cui esso stesso è sottoposto, di per sé idoneo a configurare un’ipotesi di abuso del diritto di proprietà."

Evidentemente c'è chi tra la felicità collettiva e l'interesse privato sceglie la seconda opzione, un'opzione fatta di tristezza e degrado a cui gli occupanti di Macao non intendono rassegnarsi.

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