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Volunteer Expo: alla ricerca dell’occupazione perduta

  • Scritto da  Davide Rega e Salvatore Mazzeo
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Volunteer Expo: alla ricerca dell’occupazione perduta

Vi potrebbe capitare, girando per Milano in questi giorni, di imbattervi in manifesti pubblicitari raffiguranti giovani volti sorridenti, con una proposta: vieni a lavorare come volontario per Expo, conoscerai persone da più di 140 paesi diversi, entrerai a far parte di un “social network reale” di ragazzi che potranno vantare, al termine di quest’esperienza, un curriculum leggermente più lungo, ma le tasche vuote come prima.

Proprio qualche giorno fa l’ISTAT ha pubblicato l’ennesimo rapporto sulla disoccupazione. Di fronte a un tasso di disoccupazione giovanile al 46%, le promesse e le aspettative riposte in Expo 2015 in termini di opportunità di lavoro si rivelano in realtà null’altro che precarizzazione e insicurezza. 

Già a luglio scorso, l’accordo siglato fra Cgil-Cisl-Uil, Comune di Milano ed Expo 2015 SpA (con plauso dei sindacati) prevedeva l’assunzione di 800 lavoratori (in deroga a tutti i contratti nazionali, il cosiddetto free job) a fronte di ben 18.500 volontari. Insomma, la grande occupazione propagandata si basava, in realtà, per il 96% su volontari. 

 

Per quanto riguarda gli 800 lavoratori, 340 saranno apprendisti. Le imprese non avranno l’obbligo di certificare l’attività di formazione da loro svolta e di regolarizzarne almeno il 30% (come previsto dalla legge). Altri 300 saranno contratti a tempo determinato con possibilità di rinnovo ogni 10 giorni (a differenza dei 60 introdotti dalla legge Fornero), rendendoli, de facto, precari a tempo indeterminato. Infine 195 saranno coperti da stage con rimborsi da 516 euro al mese. 

Inoltre, visto che già si prevede che tutto questo darà una positiva scossa all’occupazione, alcune idee vengono riciclate nel Jobs Act. Si parla infatti di incrementare il numero di volontari per il Servizio Civile e di favorire la “flexibility”, tralasciando per ora il vezzo danese di aggiungerci la security.

Già nella regione Lombardia, il 5 giugno, i sindacati confederali hanno firmato un avviso comune per l’estensione delle deroghe previste per Expo, su tutto il territorio regionale. 

Ma veniamo alle migliaia di volontari.

Quanti saranno in realtà? Non è una questione semplice come potrebbe sembrare. In origine, settembre 2010, si pensava che l’entusiasmo avrebbe portato circa 32mila volontari alla causa di Expo 2015. Evidentemente l’entusiasmo non si è rivelato poi così dirompente e, nel luglio 2013 (a seguito del suddetto accordo), il numero di volontari è stato dimezzato. A maggio l’account twitter di Expo ha certificato un’ulteriore riduzione a 10mila volontari. 

Neanche l’iniziativa #askexpo dev’esser stata fonte di grande entusiasmo per Davide Sanzi, direttore Risorse Umane di Expo 2015 SpA. L’hashtag era stato lanciato il 21 maggio su twitter per raccogliere tutte le richieste di informazioni sul programma Volunteer Expo. Ma l’iniziativa si è rivelata come il più classico dei boomerang di twitter e il povero Sanzi si è visto riversare sullo schermo del suo PC un’ondata di battute, spesso amare, sulla nuova tangentopoli e sul tentativo di spacciare un lavoro gratis per un’esperienza indimenticabile. Chissà allora se il numero dei volontari scenderà ancora. Intanto, il fatto che in molti si muovano contro questa campagna non aiuterà sicuramente il progetto.

Il Primo Maggio i movimenti NoExpo e NoCanal, insieme con altre associazioni di precari, hanno sfilato protestando (anche e soprattutto) contro questa politica del lavoro e promettono di dar battaglia per tutto il prossimo anno. I focolai di protesta intanto si moltiplicano. Un gruppo di studenti e giovani lavoratori (Studenti per l’Altra Europa – Milano), che ha sostenuto la campagna elettorale per L’altra Europa con Tsipras in occasione delle elezioni europee del 25 maggio, ha lanciato in questi giorni una campagna comunicativa contro Volunteer Expo, sui social network e con adesivi sparsi per la città.

Ma cosa faranno esattamente questi volontari? Sul sito di Expo si legge che i volontari lavoreranno cinque ore e mezza al giorno per due settimane e che saranno impegnati “nelle attività di accoglienza, supporto e informazione verso i visitatori e i partecipanti”. È però difficile aspettarsi piani dettagliati sulle loro attività, quando persino il numero di volontari continua a variare. Quel che è certo è che “essere volontario ti permetterà di: Ampliare le tue conoscenze ed esperienze, Costruire un network di relazioni vere, Sviluppare nuovi ambiti di interesse”. Per non parlare poi delle possibilità che ti si aprono per il futuro. Nel sito si parla infatti di “eredità del programma volontari” e di sviluppo di un “capitale sociale” che verrà mantenuto  attivo sul territorio e pronto per un altro “Grande Evento”. 

Quel che risulta da tutto ciò, senza voler entrare nel merito del dibattito Expo-sì Expo-no, è un palese e sempre meno mascherabile ridimensionamento delle opportunità offerte dall’esposizione universale. E quelle poche rimaste non vanno oltre gli incoraggianti ed entusiasti appelli sul sito di Expo Volunteer. Appelli per un’esperienza lavorativa sì, per espandere le proprie conoscenze ed estendere i propri orizzonti anche. Ma di sicurezze per il futuro ancora non si ha notizia. Né, tanto meno, di stipendi.

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