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Neosquadrismo: il giorno in cui anche Napolitano aprì gli occhi

saluto romano neofascistaCon un nemmeno tanto lieve ritardo rispetto a quanto è avvenuto nell'ultimo decennio nel nostro Paese e in un'occasione strumentale come la commemorazione della Giornata della memoria delle vittime della Shoah, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha parlato nei giorni scorsi, senza usare mezzi termini, “di miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista” che circolerebbe tra i giovani italiani. 

Buongiorno Presidente, quello che forse lei non sa è che noi ne siamo consapevoli da anni.

Da dieci anni ormai. Da quella notte tra il 16 e il 17 marzo in cui, nella zona dei Navigli, moriva accoltellato Davide "Dax" Cesare, militante del Centro Sociale O.R.So di Milano. Era da poco uscito da un bar. Fuori, ad aspettare lui e i suoi amici, due fratelli,  Federico e Mattia Morbi, con il padre Giorgio. I tre agiscono in maniera rapida e violenta, uccidono Dax, feriscono altri due militanti. Ovviamente si parla di una rissa tra bande o qualcosa del genere, salvo poi scoprire che c'era premeditazione e che i Morbi hanno la casa piena di cimeli del ventennio e souvenir da Predappio . La polizia durante la notte userà le maniere forti contro i militanti del centro sociale che quella notte si recarono in ospedale per reclamare il corpo dell'amico. Per la morte di Dax, il  figlio maggiore è stato condannato con rito abbreviato a 16 anni e 8 mesi di reclusione. Il padre, inizialmente prosciolto perché non ritenuto responsabile dell'aggressione, è stato condannato a una reclusione di 3 anni e 4 mesi per tentato omicidio  assieme al figlio più piccolo.

Nell'estate del 2006, poi, è la volta di Renato Biagetti, ingegnere e tecnico del suono che usciva da una festa sulla spiaggia di Focene. Renato Biagetti era un frequentatore del dentro sociale Acrobax e questa forse era quella sera la sua unica responsabilità. Viene aggredito e accoltellato da due ragazzi giovanissimi. Per la sua morte è stato condannato a 15 anni di reclusione , con rito abbreviato, Vittorio Emiliani, il pm ne aveva chiesti 24. L'altro balordo, per utilizzare un'espressione cara alla carta stampata, minorenne all'epoca dei fatti, a 6 anni.

C'è poi la storia della morte di Nicola Tommasoli, preso a calci e a pugni da un gruppo di skinhead a Verona per una “sigaretta rifiutata”. In questo caso, l'impatto emotivo e mediatico della vicenda, caratterizzata da un'aggressione per “futili motivi”, ha fatto sì che di quei fatti qualcuno ne abbia ancora memoria, tralasciando, ovviamente, il particolare che i cinque arrestati fossero ultras dell'Hellas Verona, tifoseria che è stata più volte nell'occhio del ciclone per episodi di una brutalità imbarazzante, come i recenti cori che ironizzavano sulla tragica morte de calciatore del Livorno Pier Mario Morosini e i tanti striscioni xenofobi e razzisti esposti negli anni . La vicenda processuale per la morte di Nicola Tommasoli è ancora aperta, la Cassazione  ha stabilito che il processo d'Appello, che aveva visto le assoluzioni per tre dei cinque arrestati, va rifatto.

Queste cose, ovviamente, il Presidente della Repubblica dovrebbe conoscerle molto bene, essendo stato Ministro dell'Interno nel primo Governo Prodi, nella seconda metà degli anni Novanta, quando la “paccottiglia ideologica” di cui ha parlato ieri iniziava a riorganizzarsi, dopo lo scioglimento di altri gruppi di ispirazione neofascista a causa della legge Mancino . Ma non è mai troppo tardi per esprimere un giudizio di merito sulla recente inchiesta contro i gruppi dell'estrema destra napoletana  o sulla strage di Firenze del 13 dicembre 2011, quando un 50enne con la passione per il fantasy, Gianluca Casseri, riconosciuto dalla Rete Antifascista di Pistoia come interno a CasaPound che ha successivamente negato ogni legame, uccise a freddo due ambulanti senegalesi, prima di togliersi la vita. 

Non è mai troppo tardi nemmeno per dare credibilità a chi ha affermato che i due clochard morti carbonizzati qualche sera fa a Roma non sono vittime di un rogo accidentale . Perché occorre ricordare che, secondo le reti e i collettivi antifascisti e antirazzisti sparsi sul territorio nazionale, in un periodo di relativa calma, vale a dire “tra il 2005 ed il 2009, 416 casi di aggressioni fasciste (contro militanti di sinistra, migranti, omosessuali) e 191 incendi/atti vandalici contro luoghi ( sedi dell'Anpi, di partiti, centri sociali, moschee, campi rom)”.

Oggi, usciti dagli anni zero, la situazione è cambiata; oggi come ha detto Gianluca Iannone di CasaPound, “in edicola i calendari del Duce vendono più di tutti quelli con fotomodelle e donne nude messi assieme”; oggi dalla crisi dei partiti emergono soggettività politiche che puntano, parafrasando un'espressione dello storico Sergio Luzzatto, a farci annegare nel mare dell'indistinzione.

Oggi anche Napolitano sente la necessità di esprimere la propria riluttanza contro “propagande aberranti” che “si traducono in diverse città in fatti di violenza e contestazione eversiva da parte di gruppi organizzati”.

Buongiorno Presidente! 

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