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Bologna: il referendum boccia il finanziamento alle scuole private

E' terminato lo spoglio, si chiude con una vittoria quella che i Wu Ming hanno definito una "battaglia delle Termopili", il referendum consultivo bolognese per decidere sulla destinazione dei fondi attualmente destinati dal comune emiliano alle scuole private paritarie. L'opzione A, cioè il no al finanziamento pubblico alle scuole per l'infanzia private, ha vinto, con il 59% dei voti, pari a 50.517 voti; l'opzione B sostenuta da PDL, PD, PD, Lega, centristi e cattolici e da larghissimi settori organizzati delle organizzazioni bolognesi ha ottenuto il 41% ovvero 36160 voti.

A dare l'annuncio è stato il comitato articolo 33, che ha portato avanti la battaglia referendaria contro un vasto fronte comprendente Pd, Pdl, chiesa cattolica, grandi quotidiani e lo stesso governo, per bocca della ministra Carrozza aveva annunciato il sostegno all'opzione B, la proposta di finanziare con soldi pubblici le scuole dell'infazia private avanzata dal sindaco di Bologna Merola (Pd).

"La scuola pubblica ha vinto il referendum nonostante una larga alleanza di forze politiche ed economiche abbia sostenuto l’opzione B con tutto il proprio peso. - si legge nel comunicato del comitato - I cittadini, invece, hanno colto lo spirito democratico e propositivo di questo appuntamento e hanno difeso la scuola pubblica con il proprio impegno e la propria partecipazione, per rilanciarla come una priorità della politica. Un risultato del quale l’Amministrazione dovrà tenere conto, a partire dal Consiglio comunale che entro tre mesi ha l’obbligo di deliberare in merito.

Oggi le ragioni della scuola pubblica escono rafforzate dal referendum di Bologna: i diritti contano, i cittadini contano. Questo risultato è nell’interesse di tutti e del modello di convivenza e di civiltà che la nostra città ha sempre avuto. Bologna non ci sta a lasciare fuori qualcuno dalla scuola pubblica e si riprende il suo ruolo di avanguardia, lanciando un messaggio al Paese: la scuola di tutti, laica e gratuita, è un bene comune e deve rimanere un diritto come sancito dalla nostra Costituzione."

E mentre il PD locale si affretta sminuire il risultato a partire dalla bassa affluenza, l'Unione degli Studenti dichiara: "è una vittoria che riguarda tutto il paese, di chi in questi anni ha lottato ed è sceso in piazza contro i tagli all'istruzione pubblica. Il risultato straordinario indica una strada ben precisa verso una ripubblicizzazione dei saperi e la riqualificazione dell'intero sistema formativo del nostro paese. Bologna vale per tutti, Bologna è stato solo il primo passo"

Molti tra coloro che osteggiavano la posizione in difesa della scuola pubblica ora tentano di sminuire la portata del risultato attaccando i promotori e vincitori per l'affluenza bassa. Tra loro, il deputato Pd Edoardo Patriarca ha, infatti,  dichiarato "I dati sull'affluenza dimostrano che ha votato una minoranza. Si è trattato di una battaglia ideologica che non interessa la gran parte dei cittadini. I bolognesi hanno capito che la sussidiarietà è la chiave di volta laddove lo Stato non riesce ad arrivare".

Ma la linea di coloro che sostenevano la risposta B non era un invito all'astensione, al contrario hanno tutti invitato ad andare a votare e a rigettare il quesito referendario. Tra questi c'era proprio il sindaco Virginio Merola che ora avrà una bella gatta da pelare.

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