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Il ritorno di Berlusconi e la sinistra ossessione apolitica

In tanti si disperano per l'ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi eppure poche voci hanno sottolineato il vero effetto salutare determinato dalla sua (breve) uscita di scena. Per qualche mese si è tornato a parlare di politica. Certo, gli effetti nefasti dell'austerità non sono stati arrestati, ma c'è da dire che per la prima volta dopo tanti anni l'attenzione delle persone è stata rivolta a organismi come la BCE o i mercati, abbandonando l'impostazione provinciale a cui eravamo abituati.

 

Tutto ciò sembra destinato a terminare, ancora una volta. Silvio torna in campo e con lui tutte le boutade e le menate con cui Repubblica è riuscita a stravolgere la cultura della sinistra italiana. “Lo spread cresce per colpa di Berlusconi” ci dicono, e già si odono appelli per “la sacra unità contro Berlusconi”. Che una supplica del genere provenga da uno Scalfari qualsiasi non ci stupirebbe, ma vedere invocare sulle pagine del Manifesto la necessità di “costruire la prospettiva di un serio governo riformista post-berlusconiano e post-montista” desta preoccupazione.

Il professor Alberto Asor Rosa, autore dell'articolo, già aveva fatto conoscere il suo pensiero dapprima invocando i Carabinieri per estromettere Berlusconi dal potere, poi, qualche mese dopo, esaltando Monti e il suo Governo (“il governo della cosa pubblica è oggi nelle mani di un manipolo di onest'uomini invece che di una banda di predoni di strada") e le sue austere misure (“Il pacchetto della saggezza va assunto per intero”). Oggi ci comunica il suo desiderio di costruire una grande coalizione democratica che unisca il PD, “aperta a chiunque”.

Asor Rosa non mette in dubbio il fatto che le vittime del Governo Monti siano “il pubblico e i diritti”, ma sembra dimenticare che a guidarne la mano è lo stesso Partito Democratico, con il quale pure chiede che la sinistra si unisca in una grande coalizione. L'obiettivo di questa unione non sarebbe affatto – rassicura il professore – quello di costituire “un governo radicale ed estremistico, ma […] un governo riformista”. I contenuti, come sempre, sono generici: “lavoro” e “ambiente”, dice Asor Rosa, sarebbero le priorità dell'unione.

Ciò che sorprende di più del ragionamento di Asor Rosa, comunque, è che sembra scritto con almeno 10 anni di ritardo, invocando una “sacra alleanza antiberlusconiana” come se nel frattempo non vi fosse stato il fallimento del secondo Governo Prodi, l'esperienza del PD di Veltroni, l'appoggio al Governo Monti. Come se nel mezzo non vi fosse stata la Crisi, grande spartiacque della politica europea. Prima del 2007 era ancora possibile – più per consuetudine che per consapevolezza – credere in una visione bipolare della politica: da una parte i riformisti e dall'altra le destre, con la sinistra pronta a sostenere i primi per spingerli su posizioni più radicali. Oggi, dopo l'esperienza greca e spagnola, in cui sono stati proprio i “riformisti” ad affamare i propri popoli a botte di finanza e speculazioni immobiliari, come si può tornare a pensare al centrosinistra prescindendo dai contenuti?

In fondo in Asor Rosa c'è un riflesso “togliattiano”, una visione radicata in quell'albero genealogico che unisce Palmiro Togliatti e Massimo D'Alema passando per Berlinguer, secondo la quale la sinistra è destinata ad allearsi con forze politiche conservatrici – la Chiesa e la Democrazia Cristiana fino agli anni '80, Berlusconi e Mediaset negli anni '90, pezzi di potere finanziario oggi – e abbandonare i propri programmi, tutto in nome di una visione d'insieme incomprensibile ai più. Il concetto di compromesso coi “poteri forti” raramente è stato inteso da parte dei comunisti italiani e poi dei suoi eredi Pds, Ds e PD come strumento per migliorare le condizioni di vita delle persone. Più che altro il tema è sempre stato quello di garantire un equilibrio tra poteri.

Ecco, si poteva pensare che una simile concezione fosse ancora relegata ai nipotini di Togliatti e Amendola. Il fatto che venga espressa anche sulla pagine dell'eretico” Manifesto desta un motivo in più di preoccupazione.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 13:59
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