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Il masochismo della provincia italiana nell'album di esordio di LoSburla

Il masochismo della provincia italiana nell'album di esordio di LoSburla

“Sarò io lo specchio della mia sconfitta”, con questa frase potremmo riassumere il contenuto di “I masochisti” (Libellula Music/Audioglobe), l'album di esordio di Roberto Sburlati, nome di battesimo del 32enne cantautore astigiano LoSburla, da oltre un decennio presente – a vario titolo – nella scena indie italiana e che dopo una lunga 'gavetta', si è messo in gioco con dieci brani dedicati ai “beatificati da una fatica non retribuita”. Le storie di LoSburla, bassista di Marco Notari e responsabile dell’area booking di Libellula Music, raccontano della disillusione del successo, dell'individualismo esasperato, della voglia di arrivare, “tu fammi spazio che io passo e schiaccio senza guardare, fossi pure mio fratello, fossi pure un figlio o un rimorso che mi mantiene sveglio”.

Il disco, partorito all'interno della label Libellula Music, prodotto da Luca Cognetti e missato da Andrea Bergesio, denuncia senza filtri la dittatura della società dello spettacolo in generale, e dei social network in particolare, in una provincia italiana priva di qualsiasi capacità di reazione. “Ci hanno tolto tutto compresa la pietà, trasformata in qualche lacrima a comando e in un sms di solidarietà”, spiega a chi ha voglia di ascoltarlo LoSburla, senza risparmiare critiche a quel mix di populismo e demagogia, che rappresentano il vero motore della politica nel Belpaese: “E se la tradizione è amare le foci del Po e la libertà è scrivere cazzate su un blog”. Se non fosse chiaro, il cantautore astigiano calca mano e individua i bersagli della sua donchisciottesca battaglia: “Postare su Facebook messaggi di protesta, convincendosi di fare controinformazione, magari poi uscire con casco e manganello e darle a tutti per rimpiangere il Ventennio”.

Non mancano poi inedite dichiarazioni d'amore (“Non parliamo davanti ai gol della domenica, eppure ti amo”), né riferimenti al luogo dove vive, il quartiere di San Salvario, a Torino, a cui dedica una giaculatoria in forma di ballata d'autore: “San Salvario salva dalla crisi questa gente, che possa far la spesa indifferente, trovale un lavoro che non sia volontariato”. Nemmeno la metafora del viaggio, rappresentata da un regionale che collega Asti a Torino, sembra però dare speranze di salvezza: “Il successo non paga, la dignità non paga, la si cambia o la si vende tuttalpiù”. Il masochismo che ripudia LoSburla è dunque tutto lì, nell'amara convinzione che non riusciamo a levarci dalla testa “che in fondo siamo felici del male che abbiamo interno”.

A volte, a sostegno della qualità di un progetto artistico, si parla di “opera necessaria”; nello specifico, Pier Andrea Canei su 'Internazionale' ha definito LoSburla “un piccolo Tenco per l'era notav”. Senza arrivare ad audaci e sempre troppo azzardati paragoni con chi ha reso la canzone d'autore italiana un vero e proprio filone letterario novecentesco, l'invito – semplice e accorato – è all'ascolto di uno degli album “meglio scritti” che lo sconfortante panorama musicale italiano ci ha regalato negli ultimi anni.

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