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Angelo Buonomo

Angelo Buonomo

Angelo Buonomo: lavoratore (precario) di un call center, papà, interista e anche studente. Mille condizioni. Sono nato nel 1989 a ridosso della fine del Muro di Berlino, di Tangentopoli e delle lacrime di Walter Zenga dopo i rigori con l'Argentina in Italia"90. Attivista sindacale, seguo i temi del lavoro, della partecipazione e della cooperazione. Appassionato dei film del genere bollato come B movie della commedia italiana anni "70 e "80, sono in continua battaglia con il mondo per dimostrare che quei contengono contenuti rivoluzionari. Una mia aspirazione è dimostrare scientificamente che Edwige Fenech e Pierino sono di sinistra.

Memorandum per il ministro: quando Saccomanni diceva no alla precarietà e sì al welfare universale

Nel nostro Paese, si sa, la memoria è un orpello della coerenza, vista l'incapacità della classe dirigente di costruire politiche di prospettiva e di mantenere una certa uniformità in ciò che si afferma. Questo è particolarmente vero quando si parla di giovani. Siamo pur sempre il Paese delle rettifiche e delle smentite, e troppo spesso delle smentite delle smentite: un Paese in cui i messaggi che ci vengono inviati non sono mai chiari e le azioni mai consequenziali, dove nessuno si assume le proprie responsabilità.

Licenziamenti, accorpamenti e alleanze. Cosa accade alle Coop campane?

Nel 2005 Bruno Trentin, in questa intervista, con coraggio e in controtendenza rispetto a molti dirigenti dei Democratici di Sinistra, rispetto al caso Unipol denunciava con lucidità il cambio di passo che si stava verificando nel mondo della cooperazione italiana. L'intervista, impreziosita da una presa di distanza da Giorgio Napolitano, che allora si era dimostrato morbido nella denuncia di quello che stava succedendo derubricando la questione ai classici "errori di valutazione", sembra essere rilasciata ieri, e oggi ritorna attuale perché siamo di fronte ad una grande contraddizione e al rischio di una divaricazione tra dimensione economica e dimensione politica della pratica della cooperazione.

Da Monti a Letta: il fallimento del piano produttività

L'anno scorso abbiamo pubblicato un articolo di critica all'accordo separato sulla produttività promosso dal Governo Monti. A distanza di un anno e mezzo è evidente che quell'accordo è fallito per vari motivi.

La pietra tombale sul fallimentare patto, che noi già definimmo accordo truffa, è stata messa qualche giorno fa dal Governo Letta. L'accordo Monti-Passera-parti sociali (senza la CGIL) si poggiava su due pilastri: uno politico-ideologico, cioé sulla promozione della contrattazione collettiva aziendale a contrattazione di primo livello andando a sostituire il contratto collettivo nazionale di lavoro, l'altro più pratico ossia la necessità di trovare uno strumento per dare un po' di risorse alle aziende (soprattutto a quelle grandi).

Elaborazione: un progetto di ricerca sul lavoro cognitivo

"È uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo". Questa frase, celeberrima al punto che quasi nessuno più ricorda da chi sia stata pronunciata, calza a pennello per il progetto di ricerca dal titolo Elaborazione, e probabilmente sarà venuta in mente anche ai ricercatori e promotori del progetto di Ires CGIL Emilia-Romagna, Veneto e Toscana. In fondo, il titolo ha una doppia valenza rispetto alla ricerca: si può usare per definire il progetto stesso e per chi è coinvolto nello studio, che ha come obiettivo la definizione del cosiddetto lavoro cognitivo.

Nella società dei mille lavori, in un Paese che vive sul lavoro parcellizzato e precario, un progetto di ricerca diventa una vera e propria sfida. Sembra uno studio peer-to-peer, perché sia chi lo promuove, sia chi è coinvolto non trova una definizione adatta a questo tipo di lavoro. Dunque, più di che fotografare la situazione italiana l'obiettivo è quello di trovare una definizione generale per il lavoro cognitivo. Per vincere la sfida, gli istituti di ricerca hanno promosso un sito, un account Twitter e una pagina Facebook ad hoc per permettere a chi volesse aiutarli in questa sfida di rispondere al questionario semplice, anonimo e chiaro che "ruba" solo cinque minuti.

La Ferrari non vince: colpa di Alonso o di Marchionne?

Domenica mattina Fernando Alonso ha vinto la seconda gara del mondiale di Formula uno. Le prime dichiarazioni dei ferraristi si iscrivono in quell’insieme di affermazioni caute che accompagnano la Ferrari da ormai un po’ di anni.
Spesso gli insuccessi degli ultimi anni sono stati giustificati in vario modo: le nuove, stringenti e al tempo stesso ballerine norme volute dal magnate Bernie Ecclestone, magari in chiave anti-Ferrari (ma il teorema del complotto non paga mai); o i piloti colpevoli di metterci poca passione e ancor meno agonismo (abbiamo scoperto che in pista scendono solo in due e che la formula uno è un gioco di squadra). Abbiamo anche sentito ripetere all’infinito “quando c’era lui si vinceva sempre” riferito a Schumacher ma non è questione di talento.

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