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Angelo Buonomo

Angelo Buonomo

Angelo Buonomo: lavoratore (precario) di un call center, papà, interista e anche studente. Mille condizioni. Sono nato nel 1989 a ridosso della fine del Muro di Berlino, di Tangentopoli e delle lacrime di Walter Zenga dopo i rigori con l'Argentina in Italia"90. Attivista sindacale, seguo i temi del lavoro, della partecipazione e della cooperazione. Appassionato dei film del genere bollato come B movie della commedia italiana anni "70 e "80, sono in continua battaglia con il mondo per dimostrare che quei contengono contenuti rivoluzionari. Una mia aspirazione è dimostrare scientificamente che Edwige Fenech e Pierino sono di sinistra.

Basta discussioni sull'Art 18; serve il Lavoro, vero

Sembrerebbe la classica discussione estiva, quella di chi non sa di cosa parlare sotto l'ombrellone. Invece preoccupa il dibattito sull'articolo 18 perchè ormai Ferragosto è diventato il giorno utile per cancellare i diritti.

Non ci stiamo. No, non vogliamo partecipare all'ennesimo dibattito sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (Legge n.300 del 20 maggio 1970 leggete tutto lo Statuto per capirne la modernità). Il dibattito lo riapre Alfano, per fare "qualcosa di destra" spinto dai cavalieri anti-lavoratori, Sacconi e Brunetta su tutti. E' la metafora della cura della calvizie, utilizzata egregiamente da Umberto Romagnoli, per mettere qualche capello (diritti) in testa ai calvi (i precari) si tagliano quelli di chi ne ha di più (secondo il pensiero dominante a quelli che ancora oggi vengono definiti "garantiti"). Ma non si considerano alcune cose, come ad esempio che i diritti sono illimitati, che non sono un costo da tagliare, che non si migliorano le condizioni dei lavoratori livellandole verso il basso. Anche perchè nel frattempo i "capelloni" sono diventati bianchi e vorrebbero anche godersi la pensione, altro diritto negato a vecchi e giovani. Questa è l'era della rottamazione certo, ma dei diritti e delle tutele individuali e collettive.

Per i diritti e contro il ricatto della precarietà, i call center in piazza

In migliaia hanno riempito le strade di Roma mercoledì 4 giugno per lo sciopero nazionale dei lavoratori dei call center. Un misto indescrivibile di emozioni e partecipazione, tra la rabbia contro chi – dopo aver sfruttato – vuole delocalizzare, e la voglia di mettersi in gioco e di lottare per migliorare le condizioni di lavoro. Tantissimi giovani, insieme a colleghi più "anziani" ma accomunati dal medesimo destino lavorativo, hanno portato in piazza le proprie cuffie, poi simbolicamente dismesse per rivendicare diritti e partecipazione. La passione è ben visibile – d’altronde è necessaria - e la piazza diventa una via di mezzo tra lo sfogatoio per chi sta fisso su una sedia (scomoda) per otto e più ore ad ascoltare le lamentele di clienti sul piede di guerra solo quando non arriva in tempo la ricarica, e l'opportunità di dar voce alle proposte di valorizzazione di un settore che da anni subisce un forte calo di investimenti. Lavoratrici e lavoratori, spesso laureati, hanno rivendicato l’estensione dei diritti a tutti i paesi europei per evitare il meccanismo del “prendi i soldi (pubblici) e scappa”, caratteristico delle aziende che operano nel nostro Paese, in particolare nel settore: è quello che stanno facendo le aziende come Almaviva, Telecontact o Assist, solo per citarne alcune.

Capitan Zanetti, fratello del mondo. Il saluto a un "eroe rivoluzionario"

È successo davvero, non posso crederci ma è successo. Al risveglio, ho letto articoli e visto foto, guardato e riguardato video. Sembra dunque che non sia stato solo un malinconico sogno. Anche per questo riesco a scriverne solo ora. Con gli occhi ancora pieni di lacrime per quello a cui io e gli altri tifosi e simpatizzanti della squadra neroazzurra abbiamo assistito sabato sera: l'ultima partita allo Stadio San Siro di Javier Adelmar Zanetti, El Tractor o Pupi dai tempi dell'Atlético Tallere, che dalla prossima stagione lascerà il calcio giocato per intraprendere il percorso che lo porterà ben presto a diventare il nuovo vicepresidente dell'Internazionale di Milano. Addio al calcio, lo chiamano. Un momento di straordinaria “educazione sentimentale” quella a cui abbiamo partecipato, interisti e non. Da parte mia ho pianto e applaudito per tutto il tempo, ritornando ai miei nove anni quando per la prima volta mi erano scese le lacrime sul volto per una partita di calcio: era il 10 maggio 1998 e l'Inter buttava alle ortiche un campionato dominato, macchiato sul finale dall'arbitro Ceccherini e dal celeberrimo rigore non fischiato su Ronaldo. Lacrime amare e lacrime di gioia si sono alternate in seguito in tutti questi anni.

SOSteniamo il teatro per la crescita culturale e sociale di Pontecagnano

Pontecagnano. Provincia di Salerno. Una piccola città di circa 25mila abitanti schiacciata tra Salerno e Battipaglia, che ha ospitato nel corso del Novecento importanti insediamenti industriali. Ancora oggi rimangono i segni di quella stagione di industrializzazione coatta: reperti di orrenda archeologia industriale che dominano alcune zone della cittadina. Ci sono ancora i resti fatti di polveri, persistono amianto e silenzio. Appendice della zona industriale di Salerno, Pontecagnano ora tende sempre di più a trasformarsi in un prolungamento del capoluogo provinciale, città-dormitorio sempre più periferia.

La città è salita alla ribalta delle cronache nazionali perché il sindaco, Ernesto Sica, è stato accusato di essere uno dei protagonisti della nuova loggia massonica P3. Eppure, la città è piena di risorse. Un tempo roccaforte degli Etruschi, è la chiave per accedere alla Piana del Sele (terra di agricoltura e disumane condizioni per gli immigrati), ai picentini e al Cilento (zone di terra e mare, profumi, saperi e sapori).

Disoccupazione è in aumento. Giovannini: poco importa, ci saranno meno scoraggiati

"Noi abbiamo oltre tre milioni di disoccupati, tre milioni di persone ai margini del mercato del lavoro. Se l’economia riprenderà, una parte di queste persone scoraggiate si metteranno a cercare lavoro. Il fatto che in una fase di ripresa economica il tasso di disoccupazione aumenti non è una sorpresa, quello che importa è che se da un lato riaumenta la disoccupazione, dall’altro dobbiamo sapere che le persone cercheranno lavoro". Lo ha detto il ministro del Lavoro Enrico Giovanni a Palermo per le Giornate dell'Economia del Mezzogiorno.

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