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Uruguay: il paese che sceglie la legalizzazione della marijuana

Uruguay: il paese che sceglie la legalizzazione della marijuana

L’approvazione della Camera è il primo passo per la riforma. Ora tocca al Senato. E l’Uruguay potrebbe essere il primo paese dell’America latina a legalizzarne il consumo.

Per il presidente José Mujica, che l’ha fortemente sostenuta, è una legge che senza mezzi termini dichiara guerra al narcotraffico. Per alcuni parlamentari progressisti del Frente Amplio è pure una legge di tutela della salute pubblica del paese. Per molti altri, che dall’estero osservano sorpresi, è prima di tutto una battaglia di civiltà, di diritti e di lotta ai cartelli mafiosi. Dopo quasi quattordici ore di discussione alla Camera, con cinquanta voti favorevoli, il progetto di riforma è stato approvato. Nella sostanza ogni cittadino uruguayano potrà acquistare quaranta grammi di marijuana al mese in apposite farmacie o coltivarla in proprio, fino a un massimo di sei piante. Il dibattito sul progetto di regolarizzazione sul consumo della “pepa”, come la chiamano laggiù, è stato lungo, ha diviso e continua a dividere l’opinione pubblica del paese, ma di sicuro rappresenta un passaggio cruciale a livello internazionale rispetto al tema delle droghe leggere. Non è un caso, infatti, che alcuni quotidiani come The Guardian e The New York Times stiano dando ampio risalto alla riforma. Subito dopo l’approvazione alla Camera, il presidente José Mujica, ex guerrigliero del Movimiento de Liberación Nacional-Tupamaros, ha espresso il suo parere positivo, scandendo gli obiettivi di tale legge: tagliare corto con l’illegalità criminale e gestire razionalmente il fenomeno. Ciò che colpisce, al di là di ogni giudizio politico, è stata appunto la condotta politica della questione. Che laicamente ed indipendentemente ha impugnato una decisione tutt’altro che facile. E lo ha fatto senza alcuna abdicazione dalla propria autonomia, senza alcuna degradazione morale di scelte che sono individuali. “La legge cerca una regolamentazione, non è un invito al consumo”- ha dichiarato lo stesso Mujica subito dopo la seduta del Congresso. Come accade da un po’ di tempo è al sud del mondo che bisogna guardare per accarezzare la possibilità di cambiamento. A quel continente, per troppo tempo smarrito nei torbidi del suo recente passato e da sempre guardato dall’Occidente con la superbia dei primi, che sta provando a praticare sentieri alternativi di modernità. Contaminandosi con le sue straordinarie diversità, sperimentando forme nuove di partecipazione, riappropriandosi dell’unicità delle sue terre. Come se il mondo alla rovescia rivendicasse un colpo di polso al giro del nostro mappamondo. Mentre nel paese più grande dell’ Europa mediterranea, infatti, un settantasettenne, con un passato tutt’altro che limpido, sta attendendo una sentenza, dopo anni di fuga dalla giustizia ed in cui la giustizia è stata uguale solo per gli ultimi e per quelli diversi da lui, nel paese più piccolo dell’America latina un settantottenne, con un passato di lotta clandestina, crede ancora che la politica possa essere occasione di sviluppo e le leggi possano alimentare la giustizia del popolo. 








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