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Sciopero generale: la Nigeria paralizzata da giorni

sciopero generale in Nigeria La Nigeria è paralizzata. Infatti, prosegue dal 9 gennaio lo sciopero a oltranza contro l'aumento dei costi del carburante e la corruzione. Lo sciopero ha portato alla chiusura della maggior parte delle banche, negozi, aeroporti e scuole.

Da lunedì 9 gennaio sono decine di migliaia i manifestanti scesi in piazza a Lagos, la grande metropoli economica del Paese, e in altre città del Nord per protestare contro l'aumento vertiginoso dei carburanti. Cortei inizialmente pacifici nei quali però non sono mancati nei giorni scorsi incidenti e scontri con le forze dell'ordine. A Minna, capitale dello Stato del Niger nel centro della Nigeria, oggi sono scoppiati dei tafferugli, con vari edifici presi di mira. Negli scontri ha perso la vita un poliziotto. Secondo i racconti della stampa nigeriana, almeno 22 persone sono morte da quando la protesta a livello nazionale ha avuto inizio. Mercoledì scorso, diverse centinaia di manifestanti sono scesi su una strada principale che porta ai quartieri ricchi a Lagos.

Le autorità locali, a seguito delle violenze, hanno imposto un coprifuoco di 24 ore. Il governo federale di Abuja ha chiesto con fermezza a tutti gli scioperanti di tornare al loro posto di lavoro, mentre nella notte tra il 12 e il 13 si è svolto il primo incontro tra il presidente nigeriano Goodluck Jonathan e i rappresentanti sindacali dopo che questi, al quarto giorno di sciopero generale, avevano annunciato la decisione di interrompere la produzione di greggio e gas a partire da domenica 15 gennaio.

A seguito dell'incontro notturno i sindacati nigeriani dei lavoratori del settore petrolifero hanno annunciato che sospenderanno le manifestazioni previste per sabato e domenica in vista di nuovi colloqui con il governo. Secondo i sindacati, i colloqui di ieri sera con il governo sono stati "fruttuosi", ma non tali da sospendere lo sciopero. Verranno fermate per ora le manifestazioni indette per le prossime ore, in vista del nuovo confronto previsto per domani. 

Come avevamo già scritto la Nigeria, con una media di 2,2 milioni di barili di greggio al giorno è il quinto fornitore delle importazioni di petrolio negli Stati Uniti, e per l'economia nigeriana il greggio rappresenta il 90% delle esportazioni.

A origine dello sciopero generale c'è la decisione del governo di Goodluck Ebele Jonathan di adottare ulteriori tagli all'intervento statale: in particolare è stato approvato un taglio di 8 miliardi di dollari sui sussidi per i combustibili. La decisione ha fatto impennare il prezzo dei carburanti: da 65 naira per litro (0.30 euro) è salito a 150 naira (0,72 euro), una cifra esorbitante in un Paese dove la maggioranza della popolazione vive con meno di due dollari al giorno (1.5 euro).

Nella città settentrionale di Kano, migliaia di persone hanno marciato verso l'ufficio del governatore. Alla manifestazione la polizia ha risposto sparando proiettili e gas lacrimogeni. Almeno 30 persone sono rimaste ferite, due sarebbero i morti in questo episodio. Nel frattempo, in altri scontri sempre a Kano, due furgoni della polizia sono stati bruciati durante un corteo diretto alla casa del governatore della Banca centrale Lamido Sanusi.

Proprio Lamido Sanusi, il governatore della banca centrale, ha dichiarato a a Reuters, che lo sciopero sarebbe costato al Paese circa 100 miliardi di naira paese al giorno (oltre 600 milioni di dollari), ma ha anche confermato quanto dichiarano i manifestanti, ovvero che la rimozione delle sovvenzioni potrebbe causare un aumento dell'inflazione a 14% entro la metà di quest'anno.

Nel frattempo, in questo clima di forti rivendicazioni sociali si moltiplicano gli episodi di violenza interreligiosa fra musulmani e cristiani. In un nuovo attacco nel Nord-Est, condotto dal gruppo integralista dei Boko Haram, sono stati uccisi quattro cristiani Igbo, un'etnia del Sud e cristiana. Due giorni fa, sempre, a Potiskum, uno dei feudi del gruppo integralista islamico, otto persone sono state uccise, di cui cinque poliziotti, in un attentato in un bar della città. Ma non mancano gli atti di violenza da parte delle etnie cristiane. Sono state anche attaccate una moschea ed una scuola islamica nel Sud del Paese, a maggioranza cristiana, l'attacco è stato considerato un gesto di rappresaglia per gli attentati che hanno preso di mira la minoranza cristiana nel Nord. Tra le vittime anche un bambino di sette anni. Sono ormai in molti in Nigeria ad agitare lo spettro della guerra civile. 

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