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La Spagna sull'orlo del precipizio

La Spagna sull'orlo del precipizio

 

L'incubo della bancarotta non abbandona la Spagna. Nonostante il piano di salvataggio finanziato dalla Banca Centrale Europea dal valore di 100 miliardi di euro, né i mercati né gli osservatori più accreditati sembrano voler credere che il paese iberico sia fuori pericolo. Anzi, con uno spread che ha chiuso giovedì a 543 punti e i tassi di interessi al 7%, sono in molti a pensare che sia inevitabile un'altra iniezione di denaro da parte delle istituzioni internazionali. A differenza del primo finanziamento, tuttavia, una nuova ricapitalizzazione delle banche spagnole comporterebbe il controllo delle finanze pubbliche da parte dei funzionari della BCE (e forse dell'FMI), sul modello di quanto già accade oggi in Grecia, Portogallo e Irlanda. In pratica si tratterebbe di una cessione parziale della sovranità.

 

Solo una linea di credito”

Mariano Rajoy e gli esponenti del Partito Popolare hanno fatto di tutto per ridimensionare l'importanza del finanziamento ricevuto dell'Europa. “Non si tratta di un salvataggio, ma dell'apertura di una linea di credito”, ha voluto sottolineare il Ministro dell'Economia Luís De Guindós generando per lo più l'ilarità dei commentatori. Di fatto, la destra iberica si trova in una fase di enorme difficoltà. Dopo aver vinto a mani basse le elezioni nel passato novembre sotto lo slogan “spread vuol dire Zapatero”, i popolari devono ora fare i conti con gli stessi problemi affrontati dal loro predecessore: l'elevato debito pubblico, la mancanza di liquidità nelle banche, la crisi del settore industriale, l'incessante crescita della disoccupazione. A questi si aggiunge lo spettro sempre più reale della bancarotta.

In questo contesto il finanziamento ricevuto dall'Europa non è affatto una fonte di tranquillità per la Spagna e per il suo governo. I soldi andranno al Fondo di ristrutturazione bancaria (Frob), aumentando il debito pubblico, e gli interessi si caricheranno sul deficit: cento miliardi di debito, la cifra ritenuta attendibile dalla maggior parte degli analisti, e tre miliardi l’anno di maggior deficit (al 3% di interessi). Inoltre i fondi non andranno in supporto dell'economia reale, ma solo a tappare i buchi aperti dal sistema finanziario.

L'austerità, mantra utilizzato dal PP e dalla destra catalana come salvezza dei mali del paese, continuerà ad essere la principale linea di politica economica pur non avendo generato alcun effetto benefico. Il deficit statale non è calato suscitando la preoccupazione dei parner europei. L'impressione è, dunque, che Rajoy potrebbe spingere per un'ulteriore crescita delle tasse. In un documento firmato dalla Commissione Europea, tra le misure suggerite al Governo conservatore vi sono l'innalzamento dell'IVA, delle imposte sull'energia, un'accelerazione della riforma delle pensioni avviata lo scorso anno e una nuova, durissima, riforma del lavoro. Rajoy potrebbe non saper dire di no all'Europa in cambio dei crediti necessari ma senza avere alcuna garanzia sull'efficacia di queste misure.

 

Una commissione per conoscere la verità

La critica alle decisioni del Governo va ben oltre le posizioni dei socialisti e di Izquierda Unida. Anche negli ambienti imprenditoriali, infatti, forti sono le accuse verso l'operato del Governo spagnolo, imputato di aver gestito molto male il fallimento di Bankia. La sinistra parlamentare e i movimenti, intanto, continuano le mobilitazioni. Tra le iniziative messe in atto da Izquierda Unida vi è la proposta di costituire una commissione di inchiesta parlamentare per appurare le responsabilità politiche e amministrative nella gestione delle entità finanziarie e degli organismi di controllo. Ciò nonostante, la proposta non sembra aver trovato un forte sostegno da parte delle altre forze politiche. Niente di strano: sia il PSOE che il PP – senza dimenticare la destra catalana – sono le forze politiche che hanno lasciato per un decennio mani libere alla finanza. Non è passato che qualche anno da quando cantavano vittoria, ma oggi temono il giudizio su di loro per il fallimento della Spagna.

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