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Grecia: una vigilia all’insegna dell’incertezza

Grecia: una vigilia all’insegna dell’incertezza

dal nostro inviato – Il 15 giugno, ad Atene, piazza Syntagma è piena di gente. Alle otto di sera, il bianco-azzurro delle bandiere greche riempie una buona porzione dello spazio che corre tra il Parlamento e il Mc Donald’s, occupato al centro da un mastodontico palco a “v”, dominato da un blu scuro. Tra pochi istanti da quei microfoni parlerà Antonis Samaras, leader del partito di centro destra Nea Demokratia e candidato premier. È l’evento di chiusura della più bizzarra campagna elettorale che la Grecia abbia mai visto. Ad attenderlo una folla la cui età media si aggira sui quarant’anni, per lo più famiglie, qualche bambino. Tanti si sono vestiti appositamente per l’occasione. La piazza che solo un anno e mezzo fa era gremita da uno dei movimenti popolari più vasti d’Europa è ora ammantata da luci da stadio, che rendono i volti patinati e abbagliano gli occhi già stremati dal sole cocente del pomeriggio. Samaras compare sul palco, accompagnato da una musica che assomiglia più a The Final Countdown che ad un inno di un partito. La massa è in visibilio, partono cori dagli angoli della piazza, si accende qualche fumogeno, petardi e tamburi scandiscono un ritmo frenetico. Il discorso di Samaras è semplice: se non volete la catastrofe, la rovina e soprattutto la miseria, votate ND. Altrimenti, scegliete pure SYRIZA.

 

Theofanis, attore 31enne e attivista di Nea Demokratia, mi accoglie con il largo sorriso dell’habitué degli stand elettorali. Le sue doti di professionista sono evidenti, e non rinuncia a segnarmi per filo e per segno l’indirizzo internet dove potrò reperire il discorso del leader tradotto in molteplici lingue. Mi racconta della sua campagna elettorale, trascorsa nei paesini greci sfruttando le sue doti da palco per convincere i cittadini ad aderire al “programma in cinque punti di Samaras”. Gli chiedo se tra le sue preoccupazioni c’è il memorandum con le misure di austerità imposte dalla trojka. All’inizio non capisce, è evidente che parliamo un linguaggio leggermente differente. Poi annuisce, e mi spiega che “non sono quelli i veri problemi, oggi ci sono cose più importanti da fare: il problema dell’immigrazione illegale su tutti… Samaras promette di non abbassare ulteriormente i salari, bisogna votare lui perché poi le cose andranno meglio”. Girando per la piazza le argomentazioni sono simili: tra chi dice che votando SYRIZA si va alla catastrofe (una parola che è divenuta sinonimo di “dracma”) e chi asserisce l’importanza di riacquisire l’orgoglio nazionale (sottintendendo o esplicitando la risoluzione definitiva dei problemi dei migranti, piuttosto che il far fronte all’annosa questione cipriota), in piazza Syntagma è presente un popolo cui sono poco avvezzo, ma che costituisce un buon pezzo di Grecia. E che contende il primato elettorale a SYRIZA. Almeno per una sera, più precisamente questa sera, è convinto di spuntarla, di rimettere il giovane Tsipras nell’angolo dell’antistoria da cui è spuntato. Le sue convinzioni sono salde, radicate nel rispetto dei valori tradizionali e nella speranza che un governo forte, fatto da un uomo altrettanto saldo, sia l’unica strada possibile per risalire dal fondo del barile.

24 ore prima a piazza Omonia, nel centro di Atene, poco distante da Syntagma, si era tenuto il comizio conclusivo di SYRIZA. L’intera zona tra Athinas, Peiraios e Stadiou è affollata da militanti, simpatizzanti, elettori o semplici curiosi. Moltissimi giovani, qualche famiglia, parecchi anziani e persone di età, stili e ceti differenti. Il palco, relativamente piccolo e accostato ad uno schermo, è avvolto in un blu chiaro, su cui campeggiano i simboli di SYRIZA. I banchetti delle varie formazioni che costituiscono la coalizione della sinistra radicale guidata da Alexis Tsipras delimitano l’area da cui il leader 38enne che sta sconvolgendo l’Europa dell’austerity parlerà per la chiusura della campagna elettorale. Siamo a 72 ore dal voto, e la speranza si respira nell’aria. L’attesa si prolunga sull’asfalto riscaldato dal giorno, accompagnata dalle musiche dei Clash e di Manu Chao. Fa capolino persino Bella ciao nella versione dei Modena City Ramblers. Quando Tsipras appare, è come una star. Il palco è basso, e lo vedo a pochi metri da me: gesticola, e sorride. Il suo discorso è incentrato su due punti: ribattere alle argomentazioni di chi accusa il suo partito di portare la Grecia alla dracma (o alla catastrofe); e delineare il sogno di un governo di sinistra. Nonostante le telecamere, l’evento non andrà in onda da nessuna parte. L’oscuramento mediatico su SYRIZA è pressoché totale. 

Il giorno dopo, prima di recarmi a Syntagma a conoscere il popolo di Nea Demokratia, incontro vicino alla facoltà di legge Alexandros, studente di ingegneria e militante in SYRIZA. Ha 23 anni ed è nel partito sin dal 2007. “Il successo di SYRIZA – mi dice – è dovuto soprattutto alla capacità di stare dentro ai movimenti che sono cresciuti all’interno della crisi. Ad un certo punto, ci siamo resi conto che non doveva essere il partito a cercare le lotte, ma erano le lotte che, dandosi nella società, sceglievano SYRIZA. Noi dovevamo essere nella condizione tale per cui questa scelta fosse possibile. La nostra è stata una scelta di campo: abbiamo deciso di appoggiare incondizionatamente tutti i movimenti di resistenza alla crisi, tutti i moti che provenissero da quei settori che SYRIZA intende rappresentare”. Gli chiedo cosa succederà a seconda che il suo partito vinca o perda. “La lotta con Nea Demokratia è all’ultimo voto. Non possiamo essere certi di nulla… l’unica cosa di cui sono sicuro è che ci sarà bisogno di lottare ancora più duramente, soprattutto se SYRIZA riesce nel difficile compito di costruire un governo capace di mettere fine ai memorandum. È una delle poche cose di cui sono sicuro: tutto ciò, i memorandum, gli scandali, la povertà… deve finire ora, altrimenti sarà troppo tardi. Oggi è la nostra occasione. Per quanto dura, per quanto difficile, dobbiamo provarci perché sono i nostri stessi principi a richiederlo. Ad un certo punto, devi metterli davanti e provare a farli operare. Anche se sappiamo che la situazione economica probabilmente non migliorerà, che si vinca o perda”. Poi cita Gaber: “qualcuno era comunista, perché la rivoluzione oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente… è giunto il momento di essere comunisti”. E l’euro? SYRIZA vuole o non vuole uscire dall’eurozona? È vero quello che vanno dicendo gli avversari, il PASOK e ND? “Io credo – risponde Alexandros – che Tsipras abbia detto bene definendo il tira e molla sull’euro come una ‘guerra fredda’”. E poi prosegue, dicendo che SYRIZA intende mantenere la Grecia nell’euro; ma sottolinea come tale problema non sia la preoccupazione principale di un paese allo sfascio. “In ogni caso – conclude – non potremo fare nulla senza la gente nelle piazze. Un’organizzazione di sinistra ne ha bisogno come l’ossigeno, è ciò che legittima un possibile potere di sinistra”.

È difficile inquadrare le forze in campo. Da un punto di vista esterno, come può essere quello di un giornalista straniero, la catena di dicotomie si dipana liscia e piatta, come una linea retta la cui conclusione – a scelta – porta all’uscita dall’euro o alla rivoluzione contro l’austerity. Il giovane Tsipras, leader di un’armata ribelle risorta dalle ceneri della sinistra europea, si oppone al compassato Samaras, simbolo di una struttura politica che in pochi anni ha portato la Grecia sull’orlo del baratro. Per quanto affascinante, lo scenario non è così semplice. La realtà greca è complessa, farcita di una storia intricata e legata a pulsioni autoritarie e ad un forte apparato poliziesco-militare; è un paese la cui economia è strutturata su basi enormemente differenti dall’Europa che ci rappresentiamo; e il suo panorama politico, oggi, subisce un condizionamento mediatico senza precedenti. È di ieri la notizia che il Financial Times tedesco ha pubblicato un appello agli elettori greci chiedendo di votare per i partiti che sostengono le misure imposte dalla BCE. E i primi sondaggi, quasi segreti, sembra indichino una tendenza favorevole a Nea Demokratia, indice che la campagna contro SYRIZA ha funzionato. Inoltre, le forze pro-memorandum sono decisamente più compatte di quelle contrarie, che vedono tra le loro fila i Greci Indipendenti (moderati di destra), DIMAR (la scissione di destra da SYRIZA) e da ultimo Alba d’Oro, la formazione neonazista che probabilmente riuscirà a confermare il suo ingresso in Parlamento.

Alla fine del comizio di Nea Demokratia, mentre gli operatori erano intenti a smontare il palco mastodontico accompagnati da un esercito di relitti della crisi intenti a raccattare rifiuti qua e là, un edicolante (simpatizzante di SYRIZA) mi ha regalato il commento più pregnante della campagna elettorale: “nessuno sa. Nessuno. Perché non si può! Tutti bla-bla… ma nessuno sa!”.

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