Menu

Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/ulpeyygx/domains/ilcorsaro.info/public_html/includes/application.php on line 536

Nuovo governo ad Atene: trattative sui memorandum?

Nuovo governo ad Atene: trattative sui memorandum?

Il 21 giugno alle 19 il nuovo governo greco, composto da 17 ministri e guidato dal leader di Nuova Democrazia (centro-destra) Antonis Samaras, ha giurato di fronte all’arcivescovo di Atene. Si chiude così il ciclo iniziato con le elezioni del 6 maggio, che avevano lasciato il paese privo di un governo eletto. Nonostante l’opposizione di SYRIZA, i partiti pro-memorandum sono riusciti a coalizzarsi per la creazione di un “governo di unità nazionale”, come è stato definito dallo stesso Samaras, che si reggerà grazie all’appoggio di DIMAR (Sinistra Democratica, ex-scissione di SYRIZA) e del PASOK.

 

12 dei nuovi membri del Consiglio dei Ministri sono di Nuova Democrazia, mentre altri 5 sono “tecnici”. Tra questi, tre professori universitari (ai ministeri per le riforme amministrative, per l’ambiente e per le politiche agricole) e un avvocato (al ministero per la Giustizia). Vasilis Rapanos, banchiere, era stato designato al Ministero delle Finanze, ma l'eccessiva incertezza dell'incarico e dissidi interni alla compagine governativa ne hanno determinato la rinuncia ad ogni incarico, dopo un improvviso ricovero ospedialiero. Una sola donna, Olga Kefalogianni, parteciperà al consiglio dei ministri in qualità di Ministro del Turismo. Né il PASOK né DIMAR hanno voluto esprimere alcuna partecipazione di alto livello al nuovo governo, limitandosi a concedere il proprio sostegno in parlamento sulla base di un accordo programmatico.

 

Tra le novità vi è la riattivazione del Ministero per la Macedonia-Tracia, scomparso sin dal 2009, e fondato su una delle rivendicazioni territoriali storiche delle frange nazionaliste greche.

 

Le trattative per un accordo che compattasse Sinistra Democratica e PASOK attorno al governo di Samaras sono durate tre giorni, fino al 22 giugno. Nel documento di 7 pagine sottoscritto dai leader Kouvelis (DIMAR) e Venizelos (PASOK) e dal primo ministro Samaras, spiccano tre intenzioni: rinegoziare i tempi di applicazione delle misure chieste dalla trojka, fornire nuovi stimoli all’economia, e garantire la sicurezza dei cittadini. Sugli ultimi due punti il programma è genericamente vago, a parte un nucleo argomentativo incentrato sulle privatizzazioni dei settori pubblici, la riorganizzazione di alcune tasse all’interno di imposte uniche, la diluzione nel tempo delle imposte sulla casa, e una riduzione del 2% dell’IVA sui prodotti alimentari. Per quanto concerne la sicurezza, si fa un gran parlare di nuove misure di detenzione per migranti illegali e ulteriori modifiche ai trattati in sede dell’UE. Tuttavia, come ha specificato Simos Kedikoglou (portavoce del governo), il programma riguarda un mandato completo di 4 anni, obiettivo di durata alquanto difficile da raggiungere e decisamente contrario a tutti i pronostici, vista l’instabilità della situazione e l’incertezza politica della compagine governativa che tiene assieme anime totalmente differenti sia per storia che per carattere.

 

Per quanto riguarda la rinegoziazione di alcuni termini del memorandum, lungi dal contestarne la sostanza, i leader della coalizione di governo hanno voluto richiedere una proroga alla trojka (BCE, UE e FMI)per posticipare al 2016 (dal 2014 che era stato pattuito a febbraio) il termine ultimo per l’adozione delle misure richieste dalla BCE. I tagli per 11 miliardi del governo di Atene sarebbero stati condizione sine qua non per lo sblocco della tranche da 130 miliardi di euro. “La nostra intenzione è di non deprimere ulteriormente l’economia ma rispettare al tempo stesso gli accordi internazionali”, hanno detto i leader della coalizione in un documento congiunto.

 

Angela Merkel, pochi giorni fa, ha fatto sapere che non vi è spazio di trattativa per i prestiti al governo greco. Al G20 messicano la cancelliera aveva dichiarato che “la cosa importante è che il nuovo governo mantenga gli impegni che sono stati presi”.

 

La trattativa tra il neonato governo di Samaras e la trojka, pilastro della campagna elettorale della destra greca contro SYRIZA, non sembra essere improntata ad una sincera volontà di rinegoziare gli accordi approvati appena a febbraio da Nuova Democrazia e PASOK. Sebbene negli ultimi giorni di campagna elettorale tutti i media greci (e non) avessero dato per certo un ammorbidimento delle misure di austerità, la Germania – per bocca dei suoi ministri economici, delegati alla Commissione europea, e della stessa Merkel – non ha mai fatto alcuna concessione in tal senso, né alcun capo di stato europeo (compreso Hollande, che non si è risparmiato dure critiche a SYRIZA nei giorni immediatamente precedenti il voto del 17 giugno) ha mai propugnato un cambiamento di rotta nella gestione della crisi greca.

 

Man mano che passano i giorni e si affievolisce l’impeto che aveva caratterizzato (nel bene e nel male) la politica greca alla vigilia delle ultime elezioni, appare sempre più discutibile la solidità del nuovo governo. Le fumose certezze pre-elettorali sembrano diradarsi in vaghe promesse, rivelando l’incapacità del sistema politico greco scaturito 40 anni fa dalla metapolitefsi (la transizione alla democrazia dopo la caduta del regime dei colonnelli) di gestire la crisi sociale (prima ancora che economica) in cui sta precipitando il paese.

Aggiornamento (26/6/2012): al posto del rinunciatario Vasilis Rapanos, è stato nominato Ministro delle Finanze  Yannis Stournaras, economista, banchiere e consulente OCSE e FMI.

Nuovo governo ad Atene, trattative sul memorandum?

Il 21 giugno alle 19 il nuovo governo greco, composto da 17 ministri
e guidato dal leader di Nuova Democrazia (centro-destra) Antonis
Samaras, ha giurato di fronte all’arcivescovo di Atene. Si chiude così
il ciclo iniziato con le elezioni del 6 maggio, che avevano lasciato
il paese privo di un governo eletto. Nonostante l’opposizione di
SYRIZA, i partiti pro-memorandum sono riusciti a coalizzarsi per la
creazione di un “governo di unità nazionale”, come è stato definito dallo
stesso Samaras, che si reggerà grazie all’appoggio di DIMAR (Sinistra
Democratica, ex-scissione di SYRIZA) e del PASOK.

12 dei nuovi membri del Consiglio dei Ministri sono di Nuova Democrazia,
mentre altri 5 sono “tecnici”. Tra questi, tre professori universitari
(ai ministeri per le riforme amministrative, per l’ambiente e per le
politiche agricole) e un avvocato (al ministero per la Giustizia).
Vasilis Rapanos, banchiere, era stato designato al ministero per le
finanze, ma un improvviso ricovero ospedaliero ha determinato la sua
rinuncia ad ogni incarico. Una sola donna, Olga Kefalogianni, parteciperà
al consiglio dei ministri in qualità di Ministro del Turismo. Né il PASOK
né DIMAR hanno voluto esprimere alcuna partecipazione di alto livello al
nuovo governo, limitandosi a concedere il proprio sostegno in parlamento
sulla base di un accordo programmatico.

Tra le novità vi è la riattivazione del Ministero per la Macedonia-
Tracia, scomparso sin dal 2009, e fondato su una delle rivendicazioni
territoriali storiche delle frange nazionaliste greche.

Le trattative per un accordo che compattasse Sinistra Democratica e PASOK
attorno al governo di Samaras sono durate tre giorni, fino al 22 giugno.
Nel documento di 7 pagine sottoscritto dai leader Kouvelis (DIMAR) e
Venizelos (PASOK) e dal primo ministro Samaras, spiccano tre intenzioni:
rinegoziare i tempi di applicazione delle misure chieste dalla trojka,
fornire nuovi stimoli all’economia, e garantire la sicurezza dei
cittadini. Sugli ultimi due punti il programma è genericamente vago,
a parte un nucleo argomentativo incentrato sulle privatizzazioni dei
settori pubblici, la riorganizzazione di alcune tasse all’interno di
imposte uniche, la diluzione nel tempo delle imposte sulla casa, e una
riduzione del 2% dell’IVA sui prodotti alimentari. Per quanto concerne
la sicurezza, si fa un gran parlare di nuove misure di detenzione per
migranti illegali e ulteriori modifiche ai trattati in sede dell’UE.
Tuttavia, come ha specificato Simos Kedikoglou (portavoce del governo),
il programma riguarda un mandato completo di 4 anni, obiettivo di durata
alquanto difficile da raggiungere e decisamente contrario a tutti i
pronostici, vista l’instabilità della situazione e l’incertezza politica
della compagine governativa che tiene assieme anime totalmente differenti
sia per storia che per carattere.

Per quanto riguarda la rinegoziazione di alcuni termini del memorandum,
lungi dal contestarne la sostanza, i leader della coalizione di governo
hanno voluto richiedere una proroga alla trojka (BCE, UE e FMI) per

posticipare al 2016 (dal 2014 che era stato pattuito a febbraio) il
termine ultimo per l’adozione delle misure richieste dalla BCE. I tagli
per 11 miliardi del governo di Atene sarebbero stati condizione sine qua
non per lo sblocco della tranche da 130 miliardi di euro. “La nostra
intenzione è di non deprimere ulteriormente l’economia ma rispettare al
tempo stesso gli accordi internazionali”, hanno detto i leader della
coalizione in un documento congiunto.

Angela Merkel, pochi giorni fa, ha fatto sapere che non vi è spazio
di trattativa per i prestiti al governo greco. Al G20 messicano la
cancelliera aveva dichiarato che “la cosa importante è che il nuovo
governo mantenga gli impegni che sono stati presi”.

La trattativa tra il neonato governo di Samaras e la trojka, pilastro
della campagna elettorale della destra greca contro SYRIZA, non sembra
essere improntata ad una sincera volontà di rinegoziare gli accordi
approvati appena a febbraio da Nuova Democrazia e PASOK. Sebbene negli
ultimi giorni di campagna elettorale tutti i media greci (e non) avessero
dato per certo un ammorbidimento delle misure di austerità, la Germania
– per bocca dei suoi ministri economici, delegati alla Commissione
europea, e della stessa Merkel – non ha mai fatto alcuna concessione in
tal senso, né alcun capo di stato europeo (compreso Hollande, che non si
è risparmiato dure critiche a SYRIZA nei giorni immediatamente precedenti
il voto del 17 giugno) ha mai propugnato un cambiamento di rotta nella
gestione della crisi greca.

Man mano che passano i giorni e si affievolisce l’impeto che aveva
caratterizzato (nel bene e nel male) la politica greca alla vigilia delle
ultime elezioni, appare sempre più discutibile la solidità del nuovo
governo. Le fumose certezze pre-elettorali sembrano diradarsi in vaghe
promesse, rivelando l’incapacità del sistema politico greco scaturito
40 anni fa dalla metapolitefsi (la transizione alla democrazia dopo la
caduta del regime dei colonnelli) di gestire la crisi sociale (prima
ancora che economica) in cui sta precipitando il paese.

Torna in alto

Categorie corsare

Rubriche corsare

Dai territori

Corsaro social

Archivio

Chi siamo

Il Corsaro.info è un sito indipendente di informazione alternativa e di movimento.

Ilcorsaro.info