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Processo Eternit: il 14 febbraio l’appello, e intanto si querelano i giornalisti

Dopo la storica sentenza di un anno fa, con cui il Tribunale di Torino aveva riconosciuto colpevoli di  disastro doloso e omissione delle misure di sicurezza i due padroni dell’Eternit Stephan Schmidheiny e il barone Jean-Louis de Cartier condannandoli a 16 anni di reclusione, il 14 febbraio partirà il secondo grado del processo presso la Corte d’Appello di Torino. 
stalattiti amianto

Eternit, la multinazionale dell’amianto ritenuta responsabile per la gestione degli stabilimenti italiani di Cavagnolo, Casale Monferrato (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia) ha infatti presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di imporre una condanna così significativa ed economicamente non indifferente, visto che obbligherebbe l’azienda a risarcire parecchie decine di milioni di euro alle più di 6000 parti civili tra famiglie, ex lavoratori ed enti civili.

La sentenza torinese aveva rappresentava il riconoscimento da parte della giustizia italiana della nocività correlata al lavoro, individuando per la prima volta nella storia una responsabilità penale diretta in chi detiene la proprietà dell’azienda e fa lavorare i suoi dipendenti in ambienti a rischio salute, piuttosto che nei dirigenti operativi responsabili dei singoli stabilimenti.

L’importanza del processo si era immediatamente riflessa al di là dei confini nazionali. L’Eternit è una delle multinazionali del settore più importanti del globo, e sebbene i suoi siti produttivi europei siano ormai chiusi, sono ancora numerose le “fabbriche della morte” di sua proprietà sparse qua e là per il secondo e terzo mondo. Avvocati da decine di paesi accorsero al Palazzo di Giustizia piemontese per assistere ad una sentenza che ha aperto vie inedite a chi da decenni si batte per far avere giustizia alle vittime di una delle più grandi tragedie del ‘900. Fu così che all’alba della sentenza nacque Interforum, rete internazionale di avvocati, tecnici e giuristi specializzati in disastri ambientali correlati alla nocività del lavoro.

Tuttavia, neanche la multinazionale dell’amianto è rimasta con le mani in mano. Poche settimane dopo la sentenza torinese, Eternit France querelò il presidente di Interforum Jean-Paul Teissonniere, colpevole di aver commentato favorevolmente i risultati raggiunti dal dinamico pool di avvocati torinesi. Dopo la prima udienza presso il tribunale di Parigi l’azienda rinunciò a proseguire il processo, lasciando cadere le accuse di diffamazione.

Qualche tempo dopo, a maggio del 2012, il miliardario (e imputato in Italia) svizzero Scmhidheiny ha cercato di portare in giudizio la rete televisiva della svizzera italiana “La 1” per via di un servizio sul processo torinese e sulla storia dell’Eternit in Italia e nel mondo, andato in onda nel corso della trasmissione di giornalismo d’inchiesta “Falò”.

Secondo gli avvocati dell’autodefinitosi “filantropo” svizzero dello “sviluppo sostenibile” (per i curiosi, possiede un sito personale che qui preferiamo non linkare), i giornalisti di Falò sarebbero stati responsabili di gravi omissioni nella presentazione dei fatti, di aver rappresentato la sola nocività del processo produttivo dell’Eternit e non i suoi vantaggi “sociali”, in definitiva di essersi dimostrati faziosi inducendo l’opinione pubblica a schierarsi contro una delle industrie storiche del paese.

A ottobre, l’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva svizzera ha respinto il ricorso di Schmidheiny, sentenziando che il servizio ha “rispettato i principi di oggettività, veridicità, trasparenza e diligenza giornalistica”, specificando che “più volte è stata data la possibilità [a Schmidheiny] di prendere posizione in merito, […] ma egli non ha mai voluto farsi intervistare”. La sentenza è stata resa pubblica poche settimane fa.

Di fronte a questa serie di manovre gli avvocati di Interforum non si sono fatti aspettare: in un comunicato stampa diffuso oggi, commentando la sentenza dell’Autorità svizzera, dichiarano che “non possiamo non rilevare che, se gli imputati nel processo Eternit dedicassero alle vittime anche una piccola percentuale della attenzione che dedicano alla loro persona, la loro immagine pubblica sarebbe sicuramente migliore. Non possiamo dimenticare, ad esempio, che il processo di appello si celebrerà senza che nessuno dei due condannati abbia fatto anche solo un tentativo di rispettare i contenuti della sentenza, in particolare per quanto riguarda il pagamento dovuto in conseguenza delle condanne”.

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