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L’Unione Europea gioca alla roulette russa. Cosa rischiamo col Grexit?

  • Scritto da  Sara Manisera, Niccolò Serri, Mattia Bertin
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L’Unione Europea gioca alla roulette russa. Cosa rischiamo col Grexit?

«L’aiuto alla Grecia è essenziale se vogliamo che questa sopravviva come nazione libera». Non sono le parole di Alexis Tsipras ma di Harry Truman, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1945 al 1953. Truman stava cercando di convincere il Congresso e l’opinione pubblica americana dell’importanza di sostenere economicamente la Grecia, in seguito alla decisione della Gran Bretagna, storica protettrice del Paese ellenico, di interrompere i flussi di aiuti a Grecia e Turchia a causa di una grave crisi economica che aveva messo in discussione il ruolo tradizionale della corona britannica.

La preoccupazione del Governo di Washington era di evitare un’ulteriore espansione sovietica verso sud, proprio in concomitanza delle crisi in Iran e Turchia, che vedevano quest’ultima in un braccio di ferro diplomatico con Mosca sul controllo degli Stretti.

Truman sapeva bene che Grecia e Turchia erano strategicamente importanti, e, pertanto, il 22 maggio 1947 il Congresso statunitense stanziò duecentocinquanta milioni di dollari per la Grecia e centocinquanta milioni per la Turchia, creando un precedente per quello che più tardi si sarebbe ricordato come Piano Marshall. Le conseguenze della dottrina Truman furono profonde. L’influenza statunitense nel Mediterraneo Orientale si concretizzò nell’appoggio ai governi reazionari antidemocratici in Turchia e Grecia, da una parte aiutando il governo Greco a sconfiggere un’insurrezione comunista interna, portando all’instaurazione della dittatura militare nel 1967. Dall’altra rafforzando l’esercito turco e includendo la Turchia nella Nato nel 1952.

Mediterranean overview

Non è un caso quindi che Obama, pochi giorni fa, abbia espressamente sostenuto la necessità di trovare una soluzione alla crisi greca per scongiurare l’uscita di Atene dall’area euro. Oggi, come ieri, il Mediterraneo rappresenta una regione geopolitica cruciale tanto per gli interessi di Washington quanto per quelli di Mosca.

Per la Russia, al contempo, la Grecia è un importante alleato per avere uno sbocco sul Mediterraneo e garantire in questo modo l’egemonia di Gazprom nel rifornimento di gas all’Europa. In un recente incontro tra il primo ministro greco Alexis Tsipras e Vladimir Putin, quest’ultimo ha dichiarato che «Sono stati discussi punti concreti per la realizzazione di un gasdotto attraverso il territorio della Turchia e della Grecia». La creazione di un ulteriore collegamento energetico a sud, sulla traccia dell’ormai defunto South Stream, può rappresentare per Mosca una leva di pressione geopolitica importantissima: da un lato consente di mantenere il monopolio russo sull’approvigionamento energetico europeo, spostando allo stesso tempo le linee di fornitura lontano dall’Europa orientale, in funzione anti-ucraina; dall’altro consente a Mosca il controllo preventivo del corridoio gasifero che collega l’Europa al Medioriente. La Russia teme, infatti, che gli accordi sul nucleare tra Usa e Iran possano accendere la competizione della Repubblica Islamica nella fornitura di gas al vecchio continente.

La partita geopolitica che si gioca sulla Grecia, del resto, non riguarda solamente il piano energetico, ma implica più generalmente la lotta per l’egemonia strategica sul Mediterraneo orientale. Da diversi anni a questa parte il revanchismo della politica estera di Mosca si è tradotto in un maggior attivismo militare su questo fronte, basti ricordare le ingerenze di Putin durante la guerra civile siriana, il potenziamento della base navale di Tartus, o il recente accordo siglato con il governo cipriota per consentire alla flotta russa l’utilizzo delle infrastrutture dell’isola.

Geograficamente la Grecia rappresenta il trampolino naturale per la proiezione dell'influenza europea sul Mediterraneo orientale. Uno scenario di Grexit, con l’eventuale assorbimento di Atene nell’orbita di altre potenze, aprirebbe una falla gigantesca nella politica estera Europea, sancendo l’abbandono di ogni influenza residua di Bruxelless nella zona.

Un vulnus tanto più inaccettabile se si considera che il Mediterraneo orientale rappresenta la porta commerciale all’Asia, con il canale di Suez che, solo l'anno scorso, ha visto transitare l'8-10% del commercio navale mondiale. Un'arteria che l'economia stagnante del vecchio continente non può permettersi di perdere.

Proprio per questo motivo anche la Cina si sta dimostrando molto interessata al salvataggio dell'economia greca, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni del premier Cinese Li Keqiang. Dopo i già ingenti investimenti infrastrutturali nel porto del Pireo e la rete di influenze costruita nell'oligarchia degli armatori greci, Pechino punta apertamente a fare di atene la propria testa di ponte nell'economia europea.

Come vediamo, dunque, parlare di Grecia in termini di un piccolo Stato dove andare in vacanza e dove privatizzare il più possibile è surreale. Mostra o la pericolosa superficialità di un'Europa incapace di un ragionamento geopolitico oltre i propri confini in un mondo globale; o un'Europa cinica decisa a vendere se stessa all'alleato che voglia prendersi la Grecia, possibilmente gli Stati Uniti, a cui già con il TTIP si sta asservendo.

Parlare di futuro della Grecia significa parlare del futuro del cardine tra Europa e mondo arabo, dal punto di vista umano, commerciale e militare. Significa parlare di controllo del lembo di terra per cui passa il rapporto tra Europa e Medio Oriente, mondo russofono escluso; significa parlare di quel tratto di mare per cui passa buona parte delle merci che viaggiano tra Russia, Medio e Lontano Oriente e Occidente; significa gestione di quello che storicamente è il terreno di conflitto su acqua più importante al Mondo. Per l’Europa impiccarsi a un debito risibile per gli interessi personali di uno sparuto gruppo di ricchissimi conservatori, che vogliono salvare borsetta e voti è follia pura, e la cancellazione del debito, congiuntamente a un forte investimento sulla costruzione di lavoro e servizi in Grecia, è l’unica via per continuare a contare qualcosa sulla scacchiera mondiale. Lasciare il salvataggio della Grecia agli States, o peggio alla Russia o alla Cina, significa abdicare definitivamente a un ruolo politico dell'Unione, condannandosi alla marginalità.

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