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Podemos primo partito in Spagna, uno spettro si ferma ai confini dell'Italia

Podemos primo partito in Spagna, uno spettro si ferma ai confini dell'Italia

Uno spettro si aggira per l'Europa? Di certo c'è chi, nelle tecnocrazie europee, non dorme sereno. Se preoccupa, comprensibilmente l'avanzata di Marine Le Pen in Francia, l'avanzata delle sinistre in Europa resta un dato rilevante e spesso sottovalutato nel dibattito pubblico.

Syriza, la sinistra di Tsipras, è da tempo primo partito nelle urne e nei sondaggi in Grecia, e adesso inizia a cambiare il quadro politico anche in un altro Paese: la Spagna.

Secondo gli ultimi sondaggi (per quel che possono valere) in Spagna Podemos, il movimento politico nato dalle lotte del 15M e dentro le acampadas (le piazze dei cosiddetti indignados) sarebbe oggi il primo partito.

In un paese caratterizzato da un bipolarismo fragile, ma apparentemente intaccabile, il conflitto di piazza e l'indignazione per la continuità nelle politiche sociali ed economiche tra PSOE e PPE, ha fatto saltare il tappo, determinando l'ascesa del nuovo movimento spagnolo.

Nei sondaggi l'altra forza di sinistra, Izquierda Unida, perde qualche punto, ma Podemos recupera voti sostanzialmente all'astensione e all'elettorato socialdemocratico deluso.

Podemos raccoglie di fatto un consenso che per la rapidità con cui si è affermato e per la targhetta di populisti che è stata attribuita al movimento ricorda quel che in Italia è stato raccolto dai cinque stelle, ma le differenze sono abissali e i progetti politici imparagonabili. 
Dal punto della democrazia interna il dibattito dell'assemblea congressuale di Podemos di poche settimane fa segna un forte elemento di differenza rispetto all'autoritarsimo proprietario di Beppe Grillo. La differenza maggiore è però politica: il Movimento di Beppe Grillo si basa su uno schema ideologico senza ideologia in cui i cittadini stanno alla casta come i proletari stavano al capitalismo (come avevamo spiegato qui); Podemos, e prima ancora le lotte di piazza del 2011, hanno invece politicizzato l'indignazione indirizzandola verso i gruppi politici coresponsabili della crisi e contro i banqueros, contro la finanza, svelando quindi la vera natura della crisi e non rincorrendo specchietti per le allodole e falsi nemici utili più a prendere voti che a cambiare la società.

Anche Syriza e Podemos sono forze politiche diverse, accomunate però dalla capacità di coniugare la radicalità dei contenuti con una cultura non minoritaria, sono movimenti nati e cresciuti dentro i conflitti sociali e non tra le alchimie di ceto politico.

Podemos è inoltre una forza politica giovanissima anche da un punto di vista anagrafico, e questo non è un elemento secondario. La discontinuità che viene chiesta dall'elettorato si esprime anche in una domanda di ricambio generazionale e non solo sul terreno dei contenuti. In Italia la questione generazionale è stata politicamente risolta dai cinque stelle prima e da Renzi e dalla Boschi dopo. Ma se la questione generazionale è stata sbloccata dal punto di vista del potere come sostantivo, resta del tutto aperta dal punto di vista del potere come verbo, dal punto di vista delle possibilità materiali di intere generazioni di disoccupati, sottoccupati, emigrati, che subiscono gli effetti della crisi e delle politiche di governi giovani, che usano i giovani nello scontro politico e non fanno nulla, anzi peggiorano le condizioni materiali delle giovani generazioni precarie.

In Italia oggi non c'è quindi nulla di simile a queste forze di sinistra, e tutte le forze in campo sono insufficienti, e talvolta sono parte del problema. Di certo non è con un copincolla esterofilo che si risolverà il problema enorme del vuoto di rappresentanza politica delle istanze dei precari, dei poveri, dei più deboli.

Da tempo ci interroghiamo su come si possa colmare questo vuoto (ne abbiamo diffusamente parlato nel Quaderno Corsaro numero 3), e crediamo vada colmato lavorando in basso, costruendo radicamento, contribuendo all'emergere di un forte conflitto sociale e di massa che sparigli il quadro del dibattito pubblico e rompa il consenso trasversale attorno a Matteo Renzi e sveli l'inganno a 5 stelle. È necessario non perché dalla dimensione istituzionale, allo stato attuale, possa arrivare "il cambiamento", non per brama di potere, ma perché anche il terreno istituzionale e quello elettorale sono imprescindibili spazi di lotta politica per la conquista di un'egemonia culturale in grado di cambiare il senso comune e i rapporti di forza.

Non basta infatti evocare la sinistra, bisogna praticarla prima ancora che costruire contenitori vuoti, non basta scegliere il posizionamento, bisogna convincere delle proprie posizioni, non basta solidarizzare con il conflitto sociale, bisogna parteciparvi attivamente, non basta dichiararsi differenti, bisogna esserlo, nelle pratiche, nel lavoro quotidiano, nei comportamenti individuali e nel modo in cui si sta assieme. 

C'è un lavoro complesso da fare, non di rottamazione (di macerie ce ne sono già troppe), ma di costruzione, senza politicismi o facili scorciatoie. Serve, invece di cercare impossibili copincolla dalle sinistre estere, riaprire uno spazio europeo fatto di conflitto e costruzione politica d'alternativa.

"Si se puede" dicono i compagni di Podemos. Possiamo restare a guardare? aggiungiamo noi.

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