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Tanto caro fu Pier Paolo Pasolini

Tanto caro fu Pier Paolo Pasolini

In Italia dal 1968 ad oggi non ci può essere uno scontro di piazza, una critica alle forze di polizia senza che i soloni del giornalismo e della cultura italiana sventolino immediatamente la poesia “Il PCI ai giovani” dove il poeta di Casarsa prende le difese delle forze dell’ordine. Chi lo fa, lo fa in cattiva fede, dimenticando la complessità storica della Battaglia di Valle Giulia e del successivo dialogo tra il movimento del ’68 e Pier Paolo Pasolini (che fu addirittura direttore del giornale Lotta Continua).

L’episodio a cui si richiama Pasolini fu il primo segnale italiano di quello che divenne un grande movimento che scosse dalle radici il Paese e il mondo, ma fu anche il più confuso, dove il FUAN, Avanguardia Nazionale e la sinistra si trovarono in piazza insieme negli scontri, come racconta Stefano Delle Chiaie ne “La fiamma e la celtica” (N. Rao, Sperling), creando un miscuglio che agli occhi dell’opinione pubblica diede l’idea di un caos generale e generalizzato.

“Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo)/ ma sapete anche come essere/ prepotenti, ricattatori e sicuri:/ prerogative piccoloborghesi, amici./ Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti/ io simpatizzavo coi poliziotti!/ Perché i poliziotti sono figli di poveri”

Quando Pasolini scrive questo suo famoso verso la sua visione letteraria è totalmente sbilanciata nei confronti del sottoproletariato urbano e campestre, lui stesso si sente figlio di quella tradizione pur essendone lontano, anche Pasolini è un borghese e ne è ben conscio, il suo non è un atto di fede nei confronti delle forze dell’ordine, ma una presa di posizione nei confronti di una classe sociale dimenticata. Il fenomeno che intorbidisce le acque per Pasolini è che per la prima volta gli studenti universitari, che nel 1968 erano solo borghesi o di estrazione aristocratica, si ribellavano alle istituzioni che li avevano mantenuti, di cui i genitori erano rappresentazione. In quel momento storico lo stesso Pasolini era alfiere di un comunismo ortodosso che lo avrebbe presto mistificato, per lui esisteva il Partito Comunista di Togliatti, che era divenuto una seconda famiglia morale e sociale, quello stesso partito che lo allontanò senza troppi complimenti per cattiva condotta morale.

Su questa poesia nessuno ricorda il dibattito che nacque a sinistra. Lo stesso Franco Fortini criticò aspramente sull’Espresso Pasolini: “Sei prigioniero di una definizione meccanica di 'borghese' e di 'piccolo-borghese'. Disprezzi tanto la sociologia: ma è l'altra faccia della sociologia, la faccia psicologica, quella che comanda la tua interpretazione. Il fatalismo ideologico e psicologico fornisce lo schema del comportamento piccolo-borghese degli intellettuali (capitolazione ed estremismo) e impedisce di compiere una reale analisi”. Fortini riporta quindi ad un dibattito non mitico, reale, che porterà ad una lacerante frattura mai sanata tra i due poeti.

Prendere quindi la poesia “Il PCI ai giovani!” e tirarla fuori in scontri così diversi da quelli avvenuti in quel frangente storico è un’operazione di scarsa onestà intellettuale, perché oggi le Università si sono aperte a tutti gli strati sociali, perché non esiste più quel proletariato descritto da Pasolini, perché la crisi ha mescolato classi, censi e meriti, perché Pier Paolo Pasolini aveva a cuore le ragioni di un Partito che lo ha esiliato, di un Paese che lo ha ucciso e di una società che oggi lo rispolvera sotto la data della sua morte, per offrire a stagionati intellettuali delle discussioni sulla sua uccisione senza senso. La complessità di Pasolini è la somma delle passioni della sua vita, “la passione non ottiene mai perdono” scriveva e non ha mai voluto essere né perdonato, né preso ad esempio.

Quindi i vari ex sessantottini, oggi corsivisti, o i neofiti parlamentari, farebbero bene a rivedersi una lunga questione storiografica e letteraria e a ricordarsi che Pasolini è lo stesso che disse che “la Resistenza ed il Movimento Studentesco sono le uniche due esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano” e che se proprio c’è stata una cosa che determina oggi uno squilibrio tra manifestanti e forze di polizia, che ha creato una frattura insanabile, è la Legge Reale, approvata nel 1975 con i voti di tutto il Parlamento ad esclusione del Partito Radicale e del Movimento Sociale Italiano. Legge tuttora in vigore che ha di fatto coperto la maggior parte dei delitti di piazza ed ha relegato l’ordine pubblico alla barbarie generale ancora oggi.

Se trovate poi essenziale citare Pasolini, in maniera gratuita, almeno iniziate da “Cos’è il golpe? Io so”, perché anche la nostra generazione sa ed ha anche le prove.

Ultima modifica ilSabato, 02 Novembre 2013 13:08
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