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Il sogno lucido di Anna Maria Ortese

ortese anna maria Anna Maria Ortese è stata una delle scrittrici più importanti ed originali della scena letteraria dell’ultimo secolo. Una donna che ha saputo plasmare un concetto di letteratura differente, che partisse dal quotidiano per arrivare ad una dimensione sovrastrutturale struggente. Il Porto di Toledo, Il mare non bagna Napoli, L’iguana, Corpo celeste, sono alcuni dei titoli ortesiani che hanno riempito il dibattito letterario quando il nostro Paese sembrava essere una piccola grande fabbrica di saperi ed intelligenze. Una dimensione, che divenne una consapevole nevrosi, fu quella del viaggio non inteso solamente come esplorazione, ma anche e soprattutto come fuga. Una fuga principalmente da se stessi, dal proprio “io”, una fuga avente per necessità una destrutturazione che ricorda il pensiero di Jacques Deridda, dove «la distanza si distanzia, il lontano s'allontana».

 

Una fuga e un soggiorno e ancora una fuga, sono al centro del libro di Adelia Battista, “Anna Maria Ortese. La ragazza che voleva scrivere”, dove la scrittrice avellinese, vincitrice nel 2012 del Premio Elsa Morante, conclude una sorta di trilogia letteraria su Ortese, che aveva iniziato con “Ortese segreta” (Minimum Fax) e “Bellezza addio. Lettere tra Anna Maria Ortese e Dario Bellezza”, narrando con uno stile semplice ed evocativo, il periodo di migrazione che la scrittrice compì da Milano a Roma. Il capoluogo meneghino divenne per la scrittrice un posto proibito, carico di caos, dove il boom economico unito ai prodomi della contestazione sessantottina le avevano sottratto tutta la leggerezza che aveva acquisito negli anni precedenti, osservando il golfo di Napoli e i mari del Sud. Questo esodo, raccontato nel libro, porta la Ortese a Roma, esattamente ad abitare in una casa piena di luce nel quartiere di Montemario, in piazza Ennio, dove la vita passava lieve e dove la penna scorreva per terminare il “Porto di Toledo”. Nella pagine che scorrono in questo libro abbiamo il piacere di incontrare molti personaggi che hanno animato il dibattito culturale italiano, che diventano entità familiari, amici o alle volte nemici di quella voglia di scrivere e narrare propria di Ortese, vengono narrate le vicende quotidiane di una vita semplice, lontana dagli eccessi della Dolce Vita e del periodo del clamore voyeuristico. Il segreto di questa creazione letteraria di Adelia Battista risiede proprio nel narrare la semplicità, la vita intima, alle volte aspra, una vita caricata di eccessi e di contraddizioni che può alimentarsi di ulteriori moti dell’anima. Adelia Battista crea un libro nel libro, riesce nel difficile incanto di coniugare bellezza e “male di vivere”. La complessità di Anna Maria Ortese non è ostacolo per il lettore, perché viene sciolta da una narrazione  quotidiana e intima. “Anna Maria Ortese. La ragazza che voleva scrivere” è un affresco semplice che ci restituisce una figura alta e splendente della nostra letteratura.

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