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Torino, EDISU: borsisti all'inseguimento del presidente

Torino, EDISU: borsisti all'inseguimento del presidente

Ieri alle 17 si è tenuto un presidio dei borsisti dell'Ente per il Diritto allo Studio Universitario Piemontese (EDISU) davanti alla sede in via Madama Cristina a cui hanno partecipato circa 200 persone. Occasione era la convocazione della commissione del Consiglio di Amministrazione che avrebbe dovuto ripensare le strategie dell'ente a causa del drastico taglio dei fondi regionali.

 

La centralissima via che attraversa mezza Torino è stata bloccata per quasi tre ore, mentre i manifestanti cercavano di farsi ammettere davanti alla commissione per interloquire con il presidente Umberto Trabucco. É a lui che i borsisti, in mobilitazione da più di due mesi, chiedono da tempo di assumere una posizione ufficialmente contraria alle politiche regionali. Una richiesta all'apparenza ovvia, se non fosse che la sua è una nomina politica decisa dalla Giunta Regionale (e quindi, si direbbe, anche una posizione politica da cui si deve fare politica, ma questo è un altro discorso). Rivendicazione costantemente rigettata dal diretto interessato, dichiaratosi sempre innocente in virtù di un ruolo – a detta sua – puramente tecnico, dal quale non sarebbe lecito esprimere giudizi sull'operato altrui. Tuttavia, in un'intervista rilasciata ad una web-radio qualche giorno fa non lesina critiche all'amministrazione Cota: “non ho condiviso la ricerca di sanare il debito [pubblico della Regione Piemonte] tutto in un anno” (minuto 17), ha detto riferendosi alla politica di bilancio di austerity promossa dalla Lega Nord piemontese.

 

A fronte di ciò i borsisti hanno atteso per circa due ore e mezzo la fine della commissione, così da poter intercettare Trabucco. Terminata la seduta, si è presentato all'uscita scortato da un nutrito plotone di poliziotti in assetto antisommossa. Nonostante ciò si è trovato assediato dagli studenti, che lo hanno invitato ad esprimersi esplicitamente e davanti ai suoi amministrati sulla situazione ormai emergenziale delle borse di studio. Dopo pochi minuti il presidente è rientrato nella palazzina dell'EDISU, facendosi strada grazie agli spintoni della celere, per poi uscirne subito dopo in macchina.

 

In seguito a settimane di trattative e proteste, l'emergenza delle borse di studio in Piemonte rimane nella stessa situazione di stallo a cui era ferma due mesi fa. Nessun finanziamento stanziato, qualche promessa (di cui alcune non mantenute, come i 10 milioni dal Ministero tramite gli Atenei), e soprattutto nessuna attenzione pubblica. L'unico organo istituzionale che si è espresso è il Senato degli Studenti dell'Università di Torino, che condanna la “scelta politica della Regione: lo dimostra il fatto che la stessa annuncia 'grandi opere' da realizzare sul territorio per una spesa prevista migliaia di volte superiore ai 30 milioni che occorrerebbero all'EDISU”. Per il resto, sia dal MIUR che dalla Regione provengono solamente preoccupanti silenzi.

 

Sull'EDISU, fu-ente per il Diritto allo Studio (uno dei più efficienti in Italia), rischia di consumarsi una velleità di potere in salsa leghista: Cota e il gruppo della Lega Nord sono al contempo ansiosi di rientrare nei giochi nazionali di partito e promuovere l'austerity pedemontana. In tutto ciò i borsisti, che non sono un elettorato leghista (perchè meno attratti fisiologicamente, vuoi perchè in parte non piemontesi), non sono degni di considerazione.

 

Non si spiega altrimenti la politica suicida di una Regione che, da un giorno all'altro e ritrattando promesse passate, taglia quasi completamente i servizi a 8000 persone non curandosi delle conseguenze. Tra le quali, a titolo di esempio, vi sono la perdita di un indotto commerciale notevole (affitti, servizi, ristorazione e tanto altro), la creazione di disagio sociale altrettanto rimarchevole e, soprattutto, la chiusura degli accessi all'istruzione universitaria per i meno abbienti.  

 

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Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 16:41
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