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Mense universitarie in Toscana: il diritto è diventato un lusso

Mense universitarie in Toscana: il diritto è diventato un lusso

Diritto allo studio come diritto al futuro. Non certo come lusso da conservare come un feticcio.

È stato questo il fulcro della mobilitazione partita da Pisa contro la fasciazione del servizio ristorazione gestito dall'Azienda unica regionale del Diritto allo Studio Universitario. Probabilmente, uno dei servizi più capillari fra i sistemi regionali di DSU, con mense e strutture convenzionate distribuite in dieci sedi, a disposizione di una platea di almeno 120 mila studenti e con una produzione annua di milioni di pasti. Solo nelle mense pisane, nel 2011 sono stati erogati 1,6 milioni di pasti, di cui 1,2 nelle tre strutture direttamente gestite dal DSU Toscana.

In un contesto di tagli perduranti e definanziamento, il “modello toscano” di diritto allo studio universitario è stato, per Sinistra Per... e per i sindacati universitari di movimento, un campo avanzatissimo di lotta, in cui poter testare l'efficacia delle proprie proposte e la durezza delle restrizioni a diritti conquistati in venti anni di storia. Disposta categoricamente dalla Regione Toscana con il decreto di giunta 600/2011, che ha individuato i criteri per l'erogazione delle borse di studio nel 2011/2012, la fasciazione della mensa porta con sé l'ennesimo aumento del costo del servizio, il quinto in dieci anni. Il costo del pasto per studente è passato dai prezzi unitari di 1.86 € (2002) a 2.10 (2004), a 2.50 (2007), a 3.00 (2011), per arrivare ai costi fasciati di 2.80 (0-36 mila €), 3.00 (36-75 mila €), 4.00 (over 75 mila €). Gli studenti ERASMUS vanno tutti in fascia massima: dal 1° aprile il diritto alla mobilità internazionale verso la Toscana diventa un lusso! Lo stesso destino è riservato, fino al momento dell'inserimento nel database informativo, a tutti gli studenti che non hanno consegnato l'ISEE all'università, circa il 49% degli iscritti agli atenei toscani.

Chi leggesse quest'articolo con l'esperienza delle mense universitarie delle altre regioni, farebbe forse fatica a trovare elementi di contraddizione politica su cui agire: la fasciazione della ristorazione è realtà da anni e, probabilmente, anche il mantenimento della gratuità del pasto per i borsisti è un elemento di stupore. Oltre, ovviamente, alla capacità della Toscana di coprire il 100% delle borse di studio, anche nel 2011-2012. Quali finalità e prospettive assume, dunque, la nostra rivendicazione? Con quali elementi confutiamo l'accusa di corporativismo e conservatorismo che ci viene mossa da agenti politici vicini alla Giunta Regionale? Su quale progettualità stiamo costruendo alleanze sociali fondamentali per non essere minoritari e di nicchia, istigare contraddizioni in questo nuovo sistema e chiedere, con un consenso possibilmente vasto, un cambio di rotta? Soprattutto, quale analisi e AltraRiforma proponiamo su questo versante, in un contesto sempre più difficile?

La fasciazione della mensa, in Toscana come altrove, è un elemento che dequalifica un sistema pubblico di diritto allo studio: la “gestione diretta” dei servizi può esistere nel momento in cui la platea più vasta ed eterogenea possibile di studenti può consentirsi l'ingresso a mensa, sganciandosi, anche a livello di abitudini, dal nucleo familiare. Se a fruire delle mense gestite da aziende pubbliche sono soltanto borsisti e studenti con basso reddito, afferenti quindi alle fasce di costo più basse, l'incasso è tanto meno consistente quanto più è vasto il numero di studenti che, afferenti anche a classi di reddito medie e medio-alte, non si avvalgono del servizio. Con un deflusso dalle mense, risulta difficile coprire quei costi fissi che riguardano la gestione della ristorazione: personale, manutenzione, pulizie. Il DSU Toscana paga per ogni pasto 6,56 €, di cui solo 1,67 per i generi alimentari; unendo questo dato al deflusso già calcolato nel 2011 dalle mense col rincaro di 0.50 € (a Pisa, una caduta del 10% degli ingressi), risulta svelata l'espressione di “mensa per i poveri” che abbiamo lanciato verso questo modello di servizio: se di tali strutture si serviranno solo borsisti (che non pagano il servizio) o studenti di prima fascia, sarà sempre più difficile garantire il funzionamento della refezione, che già sconta una incompleta copertura dell'organico e un ricorso sempre più continuo a cooperative esterne.

Contestiamo l'assistenzialismo della misura in sé e affermiamo che la fasciazione del servizio rifiuta una politica aziendale di incentivazione del sistema pubblico. Una politica che dovrebbe garantire flussi sempre vasti: per questo, il costo del pasto unico per tutte e tutti gli studenti è una misura di reale equità sociale. Anche in Toscana, dove le “forchette” di costo sono meno vaste di altre regioni, visto che si arriva a 7€ in Friuli e in Emilia.

La fasciazione del servizio di refezione svela il suo carattere ideologico nel momenti in cui viene addotta la ragione del sotto-finanziamento del sistema di diritto allo studio. Sinistra Per..., su questo, ha sempre espresso e creato consenso rispetto alla propria proposta di fasciazione della tassa regionale del DSU, ferma a 98 € dal 1995. Fasciare, dunque. Ma a monte, sull'universalità dei contribuenti, non sulla parzialità degli utenti: unica misura utile per rilanciare la necessità di un servizio pubblico. Un servizio “fasciato” implica un modello di riferimento puramente privatistico: vado a mensa perché a me -non ad altri, “quelli dell'aperitivo al bar”!- è garantita a basso costo, non perché sono uno studente universitario, un soggetto in formazione che è cura della collettività sganciare dal nucleo familiare, che costituisce ricchezza sociale. A quale scopo, pertanto, pagare le tasse, se alla fine non fruisco del servizio? Ecco come la presunzione dell'equità sociale diventa la condanna a morte della fiscalità generale.

Tale riflessione ha subito, tuttavia, una forzatura dovuta alle circostanze politiche e ad un quadro normativo in continua mutazione, come dimostra il decreto legislativo 436/2012. Come porre la propria contrarietà, dunque? Come fare per non restare isolati? Come ottenere migliori risultati per gli studenti in un sistema che trova la nostra opposizione, cercando allo stesso tempo una correzione dello stesso, funzionale a migliorarlo provvisoriamente allo scopo di non chiudersi in una nicchia ideologica e di dare voce ai diritti degli studenti?

Nel nuovo sistema di tassazione del diritto allo studio, alle Regioni sarà “consentito” di imporre una tassazione unica per tutti a 140 € oppure un modello “fasciato”, in cui il costo minimo (120 €) sarà quello per studenti idonei ai requisiti di borsa di studio e in cui sarà possibile stabilire costi da 140 fino a 200€. In tale rinnovata situazione il gettito delle imposte lievita sensibilmente: i 12 milioni di € attualmente pagati dagli studenti delle università toscane diventeranno almeno 17,1 con la prospettiva meno onerosa possibile, ossia l'imposta unica a 140 €. In caso contrario, si potrà arrivare e superare un monte complessivo di 20 milioni di €. Un extra gettito consistente ed imponente, dunque, con cui fare i conti nella contingenza della situazione toscana: un contesto in cui la direttiva della Giunta guidata dal democratico pisano Enrico Rossi è quella di non aumentare nessuna imposta, per mettersi al riparo dagli strali di una destra populista e senza progettualità, animata dai comunicati stampa di giovani rampolli provenienti dall'università e disposti ad ogni dichiarazione pur di bucare i media. Allo stesso tempo, la giunta sta imponendo un piano di contenimento dei costi pubblici basato proprio sulla fasciazione dei servizi: farmaci, mense universitarie e, a breve, abbonamenti ferroviari. Un progetto “emergenziale”, dicono dai palazzi della Regione. Un progetto assistenziale, nel termini in cui è posto. Subordinato alla destra, nel momento in cui la fasciazione delle imposte o il loro aumento per i ceti più ricchi è dichiarato tabù.

Sinistra Per... ha lanciato una campagna di contro-informazione di massa, insieme agli studenti di Link Siena e con l'appoggio degli Studenti di Sinistra di Firenze. Momenti informativi e di azione collettiva, campagne irriverenti (D-ISEEQUAL: i diritti non sono un lusso) di sensibilizzazione, mense alternative autogestite e con costo unico del pasto. Da qualche giorno, momenti di confronto e relazione coi lavoratori e le loro rappresentanze, in particolare CGIL e Cobas. In aprile, un'assemblea studentesca con la partecipazione degli addetti alla refezione segnerà la svolta di una lotta inizialmente marginale e con tutti i principali mezzi d'informazione silenti: vogliamo confrontarci ponendoci nell'ottica di un modello efficace e alternativo, che radichi alleanze sociali e consenta al sindacato studentesco di esprimere una proposta correttiva di fasciazione della mensa. L'obiettivo, inoltre, è anche migliorativo, ma non per questo meno rilevante: vogliamo evitare che siano messe le mani in tasca agli studenti per due volte, con una tassazione esosa e con una fasciazione iniqua. Siamo disposti a calare sul tavolo del discorso pubblico la nostra proposta di fasciazione, approvata da tutte le rappresentanze studentesche dell'Università di Pisa: con un gettito di 17,1 milioni di tassa regionale è possibile abbassare sensibilmente i costi del pasto per studenti, usando le soglie di fasciazione che il decreto 436 porrebbe per la contribuzione: 1 € sotto i 17 mila ISEE con la gratuità per i borsisti, 2 € fra 17 e 34 mila €, 3 € per tutti gli altri. Una correzione che costituirebbe un passo in più verso un costo unico e universale, da ottenere contestualmente ad un sensibile abbassamento della tassa sul diritto allo studio. Proprio nei giorni in cui gli studenti statunitensi si organizzano contro la realtà di un indebitamento dal volume complessivodi 36 miliardi di dollari, è fondamentale porre i termini di una lotta senza quartiere contro il disimpegno progressivo dello Stato e l'addossarsi continuo dei costi del diritto alla mobilità sociale sulle spalle dei soggetti più deboli. Ineludibile, quindi, la ricerca della migliore strategia che, per i diritti di tutte e tutti, sia fondata da un lato sulla ricerca dei più praticabili obiettivi vertenziali e migliorativi sul territorio e, dall'altro, su una prospettiva di più lungo periodo in cui la parità di trattamento per i meno abbienti e il diritto ad una piena cittadinanza per il soggetto in formazione siano contenuti necessari delle nostre lotte.

Ultima modifica ilMercoledì, 23 Ottobre 2013 10:20
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