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L'esclusione alla base del radicalismo parigino

Quando le esplosioni sono risuonate nelle periferie parigine io non c’ero. Rannicchiata nella piccola città di Casalecchio vicino a Bologna, accanto a colui che amo, contemplavo gli avvenimenti scioccanti, sfortunatamente senza essere sorpresa. La radicalizzazione non è tanto religiosa quanto vorrebbe apparire: essa proviene soprattutto dal ripiegamento su se stessi, e dalla fragilità, due elementi che in Francia sono stati arginati e repressi per decenni.

[Lavoro e crisi] Che futuro per la cooperazione?

Dal principio della crisi abbiamo assistito all’intensificarsi del dibattito sul nuovo modello di sviluppo. Questa prospettiva, introdotta nell’ingessato dibattito del PCI da Pietro Ingrao nel 1966, imponeva la necessità di un’ana­lisi del ca­pi­ta­li­smo ita­liano, delle sue impli­ca­zioni e degli effetti della rot­tura dell’unità del movi­mento ope­raio, con l’ingresso dei socialisti nel governo. Ingrao delineava una prospettiva concreta basata su proposte e visioni.

Tutti i limiti del Reddito d’inclusione attiva

Fonte: sbilanciamoci.info Il 22 luglio scorso è stato presentato dal Ministro del Lavoro Poletti il «Piano nazionale di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale» che, secondo quanto ribadito dalle dichiarazioni del Governo, dovrebbe essere finanziato nella prossima legge di stabilità. Dalle informazioni reperibili fino ad ora, questo piano nazionale prevederebbe l’introduzione di una misura di welfare chiamata RIA – Reddito d’Inclusione Attiva, un assegno familiare per i nuclei aventi un ISEE inferiore a circa 3.000 euro, non beneficiari di altri trattamenti previdenziali o assistenziali rilevanti o comunque inferiori ad una determinata soglia. In cambio chi riceve il sussidio dovrebbe impegnarsi…

Svimez, il sud e l'economia mafiosa

Sembra un Paese sconvolto quello che da qualche giorno si interroga sui dati emersi dal Rapporto Svimez 2015. Certo stiamo valutando solo le anticipazioni che ci parlano di una macroregione che “cresce la metà della Grecia” eppure crescono indignazione e preoccupazione. L’oggetto della discussione probabilmente riempirà le pagine dei giornali, qualche commento sui blog e alcune esposizioni nei salotti televisivi poi di nuovo si parlerà di altro e ritornerà al centro quella che da venti anni è diventata la “questione settentrionale” una fittizia contrapposizione alla questione delle questioni, quella del Sud, che serve ad alimentare odio e divisione oltre che…

Il nobel Stiglitz: in Grecia voterei no

Il crescendo di dissidi e di acrimonia all’interno dell’Europa potrebbe apparire all’esterno come il risultato inevitabile dell’amaro finale di partita giocato tra la Grecia e i suoi creditori. In realtà, i leader europei stanno infine cominciando a rivelare la vera natura della disputa in corso sul debito, e il risultato non è piacevole: si tratta di potere e di democrazia molto più che di denaro e di economia.

La disoccupazione torna a crescere. E i lavoratori ISTAT si mobilitano

I dati Istat diffusi oggi dall'Istat a marzo i senza lavoro sono tornati a crescere di 0,2 punti percentuali (da febbraio) al 13%. La disoccupazione giovanile a marzo risale oltre il 43% con un aumento di 0,3 punti. Una vera doccia fredda per il governo che aveva usato i dati "drogati" dagli sgravi fiscali per annunciare gli effetti straordinari dei propri provvedimenti.

Lavorare meno, lavorare meglio, lavorare tutti

C’è un tema troppo trascurato nell’ambito del dibattito pubblico e presente solo marginalmente all’interno delle varie piattaforme rivendicative, ma che assume una centralità da cui non si sfugge. Si tratta del grande tema della riduzione dell’orario di lavoro. Oggi, per contrastare la drammatica caduta delle possibilità di lavoro, c’è bisogno di promuovere innanzitutto la redistribuzione del lavoro che c’è. Redistribuzione quindi del reddito (quanto mai necessaria in un paese dove il dieci percento della popolazione detiene la metà della ricchezza nazionale), ma anche dei tempi di lavoro (l’Italia è il paese in Europa dove si lavora di più e più…

Controllare i salari per vincere la deflazione

Tratto da Sbilanciamoci.info Nessun economista, a parte qualche appartenente alla scuola cosiddetta “austriaca”, si oppone al controllo centralizzato del tasso di interesse. Le banche centrali fanno proprio questo lavoro, come abbiamo visto nell’approfondimento sulla moneta. Se però un banchiere centrale avesse sostenuto, solo pochi anni fa, che è necessario un controllo centralizzato dei salari, sarebbe stato preso per matto. Eppure è quanto ha sostenuto – non esattamente con queste parole, ma il concetto è quello – il presidente della banca centrale del Giappone, Haruhiko Kuroda, in un incontro dei banchieri centrali a Jackson Hole nell’agosto del 2014.

La mercificazione del lavoro nella crisi del modello emiliano

A Modena e in Emilia, il tempo sembra tornato rapidamente indietro, un nuovo Medioevo riemerge nelle forme del caporalato, del lavoro privo di tutele, come dimostra la drammatica notizia di un’agenzia del lavoro che offre mano d’opera rumena senza diritti, tfr, 13esima, malattia. Una notizia che scuote alle fondamenta il mito della regione rossa, quella del miracolo del modello emiliano, capace di coniugare crescita economica e benessere diffuso, libertà di impresa e diritti sociali.
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