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Regno Unito: il voto sulla Siria e la madre di tutti i parlamenti

Regno Unito: il voto sulla Siria e la madre di tutti i parlamenti

Imponendo una seconda votazione sulla Siria, i parlamentari britannici hanno smentito quanti parlavano di un esecutivo fin troppo forte. Traduzione da The Independent

Nonostante il Primo Ministro Cameron non facesse che parlare di costruzione del consenso, la decisione di convocare il Parlamento durante la pausa estiva per un dibattito d'urgenza sulla Siria è apparsa comunque una mossa per formalizzare decisioni già prese. Con tutti i tre leader di partito apparentemente attestati su una medesima linea – ripudiamo l'uso delle armi chimiche, che potrebbe giustificare una reazione militare da parte del resto del mondo – David Cameron sperava, comprensibilmente, che la votazione sarebbe stata una pura formalità.


Ma così non è stato, e l’intesa si è trasformata in rancore; si è posto un freno alla fretta del Governo di partecipare a un intervento a guida USA; e il Parlamento, così spesso bollato come un’inutile e smidollata fabbrica di chiacchiere, ha dimostrato, una volta chiamato a prendere la decisione più importante, di essere ancora in grado di tenere in scacco l'esecutivo.

Cameron aveva previsto che ci sarebbero stati problemi con alcuni dei suoi parlamentari. Dopo tutto, più di 80 dei suoi avevano recentemente chiesto una votazione sulla fornitura di armi ai ribelli siriani, con l’intento di votare no. Con il sostegno del leader laburista Ed Miliband, che aveva dichiarato che il suo partito avrebbe “preso in considerazione” di appoggiare un intervento internazionale, sarebbe stato possibile contenere anche una ribellione di un numero consistente di parlamentari contrari al piano di lanciare attacchi aerei mirati, in particolare perché si poteva contare anche sul supporto dei leader liberaldemocratici.

Questo avveniva martedì. Ma giunti a mercoledì sera, il leader laburista ci aveva ripensato e aveva richiesto che la coalizione di governo si impegnasse ad una seconda votazione una volta rese note le conclusioni del lavoro degli ispettori delle Nazioni Unite, al momento all’opera a Damasco. Non stupiva pertanto la furia carica d’ingiurie di Downing Street. Assommando l'opposizione laburista e un’eventuale ribellione interna alla coalizione di governo, il rischio di una sconfitta al momento del voto era reale. E così è stato.

I conservatori hanno immediatamente bollato il ripensamento di Miliband come politicismo di bassa lega. Non tutte le critiche al leader laburista sono ingiustificate. Due giorni di dichiarazioni confuse (e le dimissioni minacciate da Diane Abbot e rassegnate da Jim Fitzpatrick) sono stati uno spettacolo poco edificante. Ma la sua decisione è stata quella giusta. Con la maggioranza dell'opinione pubblica scettica sulla validità delle ragioni di un intervento in Siria, c’era seriamente da preoccuparsi al pensiero che i politici britannici avrebbero deciso di andare avanti comunque. E altrettanto preoccupante era la sensazione, fin troppo familiare, che si stessero prendendo precipitosamente, e senza aspettare i fatti, decisioni che avrebbero potuto cambiare il mondo.

È impossibile non evocare l'Iraq nelle decisioni rispetto alla Siria. Ed è giusto che sia così. Anche se la situazione è probabilmente diversa sotto parecchi punti di vista, ci sono comunque delle cose che quella vicenda avrebbe dovuto insegnarci – non ultima l’importanza assoluta di assicurarsi la necessaria legittimazione. Persino tanti tra coloro che furono a favore dell'invasione del 2003 sono indignati per le mezze verità e i mezzucci giuridici usati per giustificarla. Premendo per una decisione sulla Siria ancor prima della stesura della relazione sugli attacchi chimici della scorsa settimana, la coalizione di governo ha rischiato di essere accusata di essere guerrafondaia: indipendentemente dalla sua fondatezza, è un’accusa a cui non ci sarebbe stato di che rispondere.

Può darsi che David Cameron guardi con invidia al presidenzialismo di Washington e Parigi. Visto che ora gli tocca attendere le conclusioni degli ispettori delle Nazioni Unite, effettivamente avrebbe potuto risparmiare ai deputati la convocazione d’urgenza . Se non fosse per il fatto che questa settimana è servita a ricordare a tutti noi altri quanto inestimabile sia il valore del Parlamento.

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