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Il discorso di Corbyn nella giornata internazionale per i diritti umani

  • Scritto da  Traduzione di Marco Marrone
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Il discorso di Corbyn nella giornata internazionale per i diritti umani

Grazie Paul per la presentazione. Lasciatemi esprimere un ringraziamento speciale all’Istituto di ricerca per lo sviluppo sociale delle Nazioni Unite. Il vostro lavoro costituisce un’importante piattaforma per le voci marginalizzate che sfidano la classe politica invocando giustizia sociale, organizzandosi per raggiungere un cambiamento.

Accolgo le loro richieste a nome del partito laburista britannico e durante la mia leadership metterò la giustizia sociale al centro di ogni cosa che faremo. Pertanto, vi ringrazio per avermi invitato a parlare qui, nella cornice storica del Palais Des Nations di Ginevra, una città che ha offerto rifugio ai pensatori sin dai tempi di Rosseau, che è stata il quartier generale del progetto della Società delle Nazioni, fallita prima della seconda guerra mondiale, e che oggi ospita le Nazioni Unite.

È un privilegio particolare per me parlare qui oggi, perché la costituzione del nostro partito prevede un pieno impegno a supporto delle Nazioni Unite, una promessa, come ricorda lo statuto, ‘di sicurezza, pace, libertà, democrazia, sicurezza economica e protezione ambientale per tutti’.

Vorrei anche ringraziare chi mi ha preceduto in questa sessione di discussione: Arancha Gonzalez e Nikhil Seth e il Shadow Attorney General del Labour Party Shami Chakrabarti, che mi ha accompagnato qui oggi, non solo un’organizzatrice degna di nota, ma anche una grande risorsa per il movimento internazionale per i diritti umani.
E, infine, lasciatemi ringraziare voi tutti per essere qui oggi.

[traduzione di Marco Marrone]

Internazionalismo

Vorrei usare l’opportunità dell’apertura della giornata internazionale per i diritti umani per mettere a fuoco le minacce più significative alla nostra umanità, e del perché gli Stati per poter superare queste minacce hanno bisogno di lanciare il cuore oltre l’ostacolo e approcciarsi genuinamente alla cooperazione internazionale e ai diritti umani, individuali e collettivi, sociali e economici, così come alle leggi e alle costituzioni nei nostri paesi e al di fuori.

Il mio paese è a un bivio. La decisione del popolo britannico di lasciare l’Unione Europea nello scorso referendum ci impone di ripensare il nostro ruolo nel mondo.

Alcuni vogliono utilizzare la Brexit per portare la Gran Bretagna verso di loro, rigettando il mondo esterno, guardando al resto dell’umanità come a dei pericolosi competitori.

Altri vogliono usare la Brexit per mettere il turbo alle insicurezze e alle disuguaglianze del nostro sistema economico, facendo della Gran Bretagna un paradiso fiscale con bassi salari, diritti limitati, tagli ai servizi pubblici, uno scenario che è quello di una gara distruttiva verso il fondo.

Il mio partito ha una visione diversa sul futuro della Gran Bretagna una volta che lasceremo l’UE, la quale attinge dalla migliore tradizione internazionalista del movimento dei lavoratori e del nostro paese.

Noi vogliamo vedere strette relazioni cooperative con i nostri vicini Europei, dentro e fuori dall’UE, basati sulla solidarietà come beneficio reciproco e sul commercio equo, accompagnato da un internazionalismo attivo del nostro paese nel mondo.

Noi siamo orgogliosi del fatto che la Gran Bretagna è stato uno dei primi paesi a firmare la convenzione europea sui diritti umani, ribadendo tali principi anche nel nostro Human Rights Act del 1998. Per questo motivo il Labour continuerà a lavorare con altri Stati europei, partiti e movimenti progressisti, attraverso il Consiglio d’Europa, per assicurare al nostro paese e ai nostri vicini un maggiore coinvolgimento per le obbligazioni internazionali.

Così come il lavoro del Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ci aiuta a assicurare a paesi come il nostro di dare seguito a impegni, ad esempio quelli riguardo i diritti dei disabili, che il nostro report annuale dice che stiamo fallendo. La cooperazione internazionale, la solidarietà, l’azione collettiva, sono valori che siamo determinati a proiettare nel futuro della nostra politica internazionale.

Questi ispireranno ogni azione del governo laburista sul piano internazionale, facendo uso della diplomazia per espandere progressivamente un sistema internazionale basato sul rispetto delle regole e in grado di garantire giustizia e sicurezza per tutti.

Devono essere valori universali, e applicati ai forti come ai deboli, e devono essere in grado di trasmettere a livello globale sostegno e protezione. Non possono essere usati per disciplinare i deboli, mentre i forti continuano a fare ciò che vogliono, altrimenti saranno ridotti al mero rango di strumenti di potere e non di giustizia.

Ecco perché noi dobbiamo assicurare che i potenti alimentino il rispetto delle regole internazionali. Se non lo facessimo, gli ideali della dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 rimarrà un’utopia piuttosto che diventare realtà, mentre le regole internazionali diventeranno un menu per le potenze globali da cui poter selezionare per poter invocare l’intervento di una coalizione internazionale a protezione dei loro interessi.

Minacce alla nostra umanità comune

Dobbiamo urgentemente lavorare con gli altri paesi per far avanzare la causa dei diritti umani, per confrontare le quattro grandi e interconnesse minacce che si presentano di fronte la nostra comune umanità.
La prima, la crescente e smisurata concentrazione di benessere e potere nelle mani di un élite di pochi, un sistema che molti chiamano neoliberismo e che ha acutizzato la diseguaglianza, la marginalizzazione, l’insicurezza e la rabbia in tutto il mondo.

La seconda, il cambiamento climatico, che sta creando instabilità e sta alimentando i conflitti nel mondo, minacciando il futuro di noi tutti.

La terza, il numero senza precedenti di persone in fuga da conflitti, persecuzioni, abusi dei diritti umani, esplosioni sociali e disastri climatici.

E, infine, l’uso unilaterale dell’intervento militare al posto della diplomazia e la negoziazione, per risolvere dispute e cambi di governo.

Il sistema economico globale dominante non funziona più. Sta producendo un mondo dove una minoranza benestante controlla il 90% delle risorse globali.

Cresce l’insicurezza e il livello grottesco di disuguaglianza all’interno e tra le nazioni, in un contesto dove più di 100 miliardi di dollari l’anno vengono evasi dalle tasse da parte delle multinazionali nei paesi in via di sviluppo, dove 1 trilione di dollari l’anno viene tolto al sud globale attraverso flussi finanziari illeciti. Questo è uno scandalo globale!

Non può più essere consentito alle potenti aziende multinazionali di decidere chi comanda nel mondo e in che modo farlo.

Trent’anni dopo i programmi di aggiustamento strutturale, essi hanno devastato il mondo, e una decade dopo la crisi finanziaria del 2008, l’ortodossia neoliberista che l’ha prodotta appare a un punto di svolta.

Questo momento in cui una crisi di fiducia esplosa a seguito della bancarotta del sistema economici e dell’ordine sociale ci presenta, una volta per generazione, l’opportunità di costruire un nuovo ordine economico e sociale che pone l’interesse della maggioranza al primo posto.

Ma lo sgretolamento del sistema creato dall’élite globale e dalle loro prerogative ha consentito a qualche politico ad attizzare la paura e la frammentazione. Dipingendo la cooperazione internazionale come una capitolazione degli interessi nazionali.

Le scelte disgustose di Trump nei confronti della comunità musulmani e la sua retorica anti-messicana hanno alimentato il razzismo e la misoginia e hanno spostato l’attenzione da ciò che l’amministrazione dominata da Wall Street sta davvero facendo.

In Gran Bretagna, dove i salari sono diminuiti per la maggioranza delle persone nell’ultimo decennio, mentre le aziende e i ricchi hanno maneggiato i miliardi provenienti dai tagli fiscali, il nostro primo ministro ha seguito quello americano, con un approccio meno estremo, ma che ha funzionato altrettanto nello spostare l’attenzione dal fallimento del governo May e della sua agenda.

Lei minaccia di rottamare l’Human Rights Act, che ha garantito a tutti noi diritti civili e politici producendo benefici per tutti nel Regno Unito. Lei insiste dicendo che: ‘se pensi di essere un cittadino del mondo, non sei cittadino di nessun luogo’

C’è un’alternativa a quest’ordine dannoso e collassato. Le più grandi compagnie mondiali e le banche non possono essere lasciate a scrivere le regole del sistema piegandole a loro favore.

L’economia mondiale può e deve condurci al raggiungimento di un bene comune per la maggioranza delle persone. Ma questo oggi vuol dire domandare un reale e radicale cambiamento strutturale a livello internazionale.

Le nazioni unite hanno un ruolo fondamentale da giocare nel costruire un nuovo consenso e una base comune di solidarietà, rispetto dei diritti umani, regolazione internazionale e cooperazione.

Le multinazionali

Ciò include anche il dovere per i leader democratici di dire la verità a proposito di poteri occulti.

Uno di questi si palesò il 4 dicembre del 1972, quando il presidente Salvatore Allende del Cile, eletto nonostante l’opposizione e l’interferenza degli USA, parlò all’assemblea generale delle nazioni unite a New York.

Lui invocò il bisogno un’azione globale contro le minacce delle multinazionali, che non rispondono ad alcuno Stato, parlamento o organizzazione in grado di rappresentare interessi comuni tra le persone.

Nove mesi dopo, Allende fu ucciso nel colpo di stato del generale Pinochet, il quale ultimò in una dittatura brutale lunga 17 anni che ha trasformato il Cile in un laboratorio del fondamentalismo del libero mercato.

Ma 44 anni dopo, in tutto il mondo il popolo si ribella e dice basta al potere assoluto delle multinazionali, di non pagare le tasse, di appropriarsi della terra e delle risorse, strappando il cuore dei lavoratori e delle comunità.

Ecco perché con voi oggi prendo l’impegno che il prossimo governo laburista in Gran Bretagna darà supporto attivo agli sforzi del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani di creare un trattato per vincolare le multinazionali al rispetto dei diritti umani internazionali.

La trasparenza delle aziende deve essere applicata a tutte le attività delle loro filiali o dei loro fornitori. Bisogna mettere fine all’impunità per le aziende che violano i diritti umani e distruggono l’ambiente, come accade per i diamanti insanguinati della Repubblica del Congo.

Per troppo tempo, lo sviluppo è stato guidato dal dogma infondato che il mercato senza restrizioni e l’intoccabilità delle multinazionali sono la chiave per risolvere i problemi globali.

Per questo, sotto il prossimo governo laburista, il dipartimento per lo sviluppo internazionale avrà la duplice missione non solo di sradicare la povertà, ma anche di ridurre la disuguaglianza a livello mondiale.

Per raggiungere questi obiettivi dobbiamo agire contro lo scandalo dell’evasione fiscale e l’omessa fatturazione che derubano i paesi in via di sviluppo e sottraggono risorse dai nostri servizi pubblici.

Nella sola Africa è stata stimata un’evasione fiscale di 35 miliardi di dollari ogni anno, e 50 miliardi di dollari per illeciti finanziari, che superano di molto i 30 miliardi di dollari in aiuti che giungono in tutto il continente africano.

Come i paper di panama hanno dimostrato, i supericchi e i potenti non possono godere della fiducia di regolarsi in autonomia.

Le multinazionali devono essere obbligate a fornite un report delle loro attività paese per paese, mentre è necessario supportare i paesi del sud global quando le loro popolazioni vengono derubate.

Il prossimo governo laburista proverà a lavorare con le autorità fiscali dei paesi in via di sviluppo, come lo Zambia ha fatto con NORAD – l’agenzia norvegese di aiuti umanitari – per aiutarli a fermare questo saccheggio.

Domani è la giornata internazionale contro la corruzione. La corruzione non è un fenomeno che accade li e nel quale non siamo coinvolti. Il nostro governo ha giocato un ruolo centrale nel consentire che la corruzione minasse la democrazia e violasse i diritti umani. È una questione globale che richiede una risposta globale.

Quando le persone sono tenute nella povertà, mentre i politici infilano fondi pubblici nei paradisi fiscali, questa è corruzione, e un governo laburista agirà con decisione sui paradisi fiscali: introducendo standard rigidi di trasparenza per le dipendenze della corona e i territori di oltre mare, incluso anche un registro pubblico di proprietari, direttori e shareholders per tutte le compagnie e gruppi.

Cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è la seconda grande minaccia alla nostra umanità. Il nostro pianeta è in pericolo. Il riscaldamento globale è innegabile; il numero di disastri naturali è quadruplicato dal 1970.

Gli uragani come quello che ha recentemente colpito i caraibi sono sempre più grandi perché assorbono l’umidità di mari sempre più caldi.

È il cambiamento climatico che sta facendo riscaldare i mari, principalmente a causa delle emissioni dei paesi più ricchi del mondo.

E i paesi meno inquinati, più spesso che non paesi in via di sviluppo, sono alla fine quelli in cui i disastri del cambiamento climatico si scatenano – con un danno ambientale che alimenta l’insicurezza alimentare e la dislocazione sociale.

Noi dobbiamo essere solidali con loro. Due mesi fa, promisi al primo ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, che avrei usato questa piattaforma per lanciare in modo chiaro questo messaggio.

La comunità internazionale deve mobilitare risorse e i paesi che più inquinano nel mondo devono caricarsi sulle spalle l’onere più grande.

Per questo chiedo ai governi dei paesi che inquinano di più, incluso il Regno Unito:

Primo, di incrementare la loro capacità di rispondere ai disastri in giro per il mondo. Le nostre forze armate, una tra le meglio addestrate e formate del mondo, devono utilizzare la loro esperienza per rispondere alle emergenze umanitarie. L’Italia ci indica la strada per il modo in cui la loro marina sta diventando una forza versatile e multi-ruolo.

Secondo, considerare i costi del degrado ambientale nelle previsioni finanziarie, come il Labour si è impegnato a fare con l'Office of Budget Responsibility in Gran Bretagna.

Terzo, supportare con decisione gli storici accordi climatici di Parigi.

E, infine, prendere seri e urgenti provvedimenti per la riduzione e la cancellazione del debito.

Abbiamo bisogno di agire come una comunità internazionale contro le ingiustizie di quei paesi che provano a difendersi dalla crisi climatica che loro non hanno creato, mentre faticano a ripagare i debiti internazionali.

Vale la pena ricordare le parole di Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso, consegnate all’organizzazione dell’Africa unita del 1987, un po’ di mesi prima che fu assassinato in un colpo di stato.

‘Il debito non può essere ripagato’ disse ‘Perché se non paghiamo i prestatori morirebbero. Ma se paghiamo... a morire saremmo noi’

Rifugiati

Il peggioramento della crisi climatica sta facendo crescere a dismisura il numero di persone che fuggono da conflitto e disperazione. Ci sono ora più rifugiati e persone in fuga nel mondo che in qualsiasi periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

I rifugiati sono persone come noi, ma a differenza nostra sono stati forzati dalla violenza, dalla persecuzione e dal caos climatico a abbandonare le loro case.

Uno dei maggiori test morali del nostro tempo è come risolleviamo lo spirito e le parole della convenzione per i rifugiati del 1951. Il suo punto principale era semplice: proteggere i rifugiati.

Già 10 paesi, che insieme contano appena il 2.5% dell’economia mondiale, stanno ospitando più della metà dei rifugiati del mondo. È tempo per i paesi più ricchi del mondo per alzarsi in piedi e mostrare la nostra umanità.

Il fallimento è quando milioni di siriani vengono spostati continuamente nella loro terra distrutta o costretti a diventare rifugiati al di fuori di essa, quando i rifugiati di Rohingya ritornano nel Myanmar senza garanzie di cittadinanza o di protezione dalla violenza di Stato, quando i rifugiati vengono tenuti a detenzione indefinita in campi dalle condizioni inaccettabili come in Papua Nuova Guinea o Nauru, quando i rifugiati africani venduti come schiavi nel territorio libico devastato dalla guerra.

Questa realtà dovrebbe offendere il nostro senso di umanità e di solidarietà umana. I paesi europei possono, e devono, fare di più dal momento che il tasso di mortalità dei migranti e dei rifugiati che attraversano il mediterraneo continua a aumentare. Possiamo e dobbiamo prendere una maggiore e più efficiente azione contro il traffico di esseri umani.

 Ma lasciatemi essere chiaro: la risposta a lungo termine è la genuina cooperazione internazionale, basata sul rispetto dei diritti umani, che affronta alla radice le cause del conflitto, della persecuzione e della disuguaglianza.

Guerra e conflitto

Ho passato la maggior parte della mia vita, assieme a tanti altri, a difendere la causa della diplomazia e del dialogo come strumenti di risoluzione delle controversie a discapito di guerra e conflitto. Resto convinto sia l’unico modo per consegnare una sicurezza genuina e durevole per tutti.

Eppure, nonostante le disastrose invasioni e occupazioni degli anni recenti, c’è un rinnovato interesse per l’intervento militare, nell’America imperialista 2.0 prima di tutto, come strade per raggiungere la sicurezza globale.

Io so che i britannici non sono né insensibili alle sofferenze degli altri, né ciechi di fronte all’impatto e al contraccolpo che le guerre straniere hanno nel nostro paese.

Le guerre, le invasioni, gli interventi e le occupazioni in Iraq, Afghanistan, Libia e Somalia hanno fallito il loro scopo. Hanno devastato i paesi e le regioni e fatto della Gran Bretagna e del mondo un posto più pericoloso.

E mentre il governo britannico si vanta di rispettare e di far rispettare alcuni diritti umani, di fronte alle violazioni di altri è silente, se non complice.

In troppi hanno chiuso un occhio di fronte agli abusi di massa dei diritti umani in Yemen, alimentati dalla vendita di armi dell’Arabia Saudita che vale miliardi di sterline.

L’approccio ‘non vedo, non sento, non parlo’ di fronte al male mina la nostra credibilità di agire per il rispetto di altri diritti umani.

L’anno scorso, l’ammontare totale degli aiuti britannici verso lo Yemen è stato di 150 milioni di sterline – meno del profitto fatto dalle compagnie britanniche venendo armi all’Arabia Saudita. Cosa ci dice questo delle priorità del nostro paese, o del ruolo del nostro governo nel disastro umanitario che attanaglia oggi lo Yemen?

La nostra credibilità di parlare contro la pulizia etnica dei musulmani Rohingya è seriamente indebolita quando il governo britannico fornisce supporto ai militari del Myanmar.

Il nostro governo presta continuamente le labbra alla soluzione di due stati per il conflitto israelo-palestinese, ma non fa nulla per usare le leve che ha a disposizione per mettere fine all’oppressione e all’esproprio del popolo palestinese.

70 anni dopo che l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione per creare uno Stato palestinese di fianco a quello che poi sarebbe diventato Israele, e mezzo secolo dopo che Israele ha occupato i siti storici della Palestina, dovremmo promuovere le campagne per la pace in Israele come quelle di Gush Shalom e Peace Now e chiedere la fine dei molteplici abusi di diritti umani che i palestinesi subiscono ogni giorno.

Gli annunci del presidente degli USA che la sua amministrazione riconoscerà Gerusalemme come capitale d’Israele, incluso il territorio occupato palestinese, è una minaccia per la pace che è stata ampiamente condannata dalla comunità internazionale.

La decisione non è solo avventata e provocatoria – rischia di portare indietro ogni prospettiva di risoluzione politica del conflitto israelo-palestinese.

Il discorso del presidente Trump all’assemblea generale di Settembre segnala l’esistenza di una grande minaccia per la pace. Il suo attacco al multilateralismo, ai diritti umani e al diritto internazionale dovrebbe preoccupare noi tutti.

Non è questo il tempo per rigettare l’accordo nucleare con l’Iran, un risultato significativo raggiunto attraverso il dialogo con il paese mediorientale e un gruppo di potenze mondiali volto a ridurre la tensione.

Ciò minaccia non solo il Medioriente e la penisola koreana. Quali incentivi sono offerti a Pyongyang per spingerli a credere che il disarmo porterà benefici se gli USA buttano via un accordo con Tehran?

Trump e Kim Jong Un minacciano un terribile scontro nucleare con i loro insulti assurdi e bellicosi.

In accordo con quasi la totalità dell’umanità, dico ai due leader: questo non è un gioco, fate un passo indietro, adesso.

È un luogo comune che la guerra e la violenza non risolvono i problemi del mondo. La violenza porta violenza. Nel 2016 circa tre quarti dei morti per terrorismo erano concentrati in 5 stati: Iraq, Afghanistan, Syria, Nigeria e Somalia.

Allora solleviamoci per le vittime della guerra e del terrorismo e facciamo della giustizia internazionale una realtà. E domandiamo che ai più grandi esportatori di armi sia assicurata consistenza per le loro esportazioni, ma anche per le loro obbligazioni morali.

Questo vuol dire non più licenze di esportazioni di armi quando c’è un chiaro rischio che loro vengano usate per commettere abusi dei diritti umani o crimini contro l’umanità.

Il Regno Unito è uno dei più grandi esportatori di armi. Noi dobbiamo innalzare il livello del nostro coinvolgimento internazionale mentre esploriamo modi per convertire la produzione di armi in altre produzioni sociali utili, ad alto valore aggiunto e con tecnologie di alto livello.

Ed è anche il perché ho accolto con favore la recente risoluzione bipartisan della House of Representatives degli USA che fa due cose senza precedenti.

Primo, riconosce il ruolo degli USA nella distruzione dello Yemen, incluso il rifornimento di carburante aereo per la coalizione saudita essenziale a svolgere i bombardamenti e ad individuare i bersagli.

Secondo, chiarisce che il congresso non ha autorizzato questo coinvolgimento militare.

Lo Yemen è in una catastrofe umanitaria disperata, con il peggiore dei colera della storia pronto ad esplodere.

Il peso dell’opinione pubblica internazionale ha bisogno di essere supportato da coloro che stanno supportando l’Arabia Saudita nella guerra contro lo Yemen, incluso il governo di Theresa May, per venire incontro alle nostre obbligazioni legali e morali nella vendita delle armi e nel negoziare un urgente cessare il fuoco e una stabilizzazione di questo conflitto devastante.

Per supportare seriamente il processo di pace, dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale e la ricerca della pace. La Gran Bretagna ha un ruolo importante da interpretare dopo aver fallito nel mandare un numero ingente di truppe in questi anni.

Noi siamo determinati a costruire l’opportunità per essere una forza di bene nella ricerca della pace, nella diplomazia e nel supporto per i diritti umani.

Il Labour è impegnato a investire nella nostra capacità diplomatica e nei servizi consiliari, rintrodurremo supervisori per i diritti umani nelle nostre ambasciate intorno al mondo una volta saremo al governo.

I diritti umani e la giustizia saranno al centro della nostra politica estera assieme a un impegno a supporto delle Nazioni Unite.

Le nazioni unite sono una piattaforma unica per la cooperazione e l’azione internazionale. E per essere effettive, abbiamo bisogno di stati membri per seguire l’agenda di riforme disegnata dal segretario generale Guterres.

Il mondo richiede al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite delle risposte, di essere più rappresentativo e di giocare un ruolo nello stabilire pace e sicurezza.

Possiamo vivere in un mondo maggiormente pacificato. Il desiderio di aiutare a creare una vita migliore per tutti arde dentro di noi.

I governi, la società civile, i movimenti sociali e le organizzazioni internazionali possono aiutare a raggiungere questo obiettivo.

Dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per creare un sistema di regole globali applicabili per tutti e che difenda i più e non i pochi.

Mai più bombe prima e pensare e parlare dopo.

Mai più doppie due pesi due misure nelle politiche internazionali.

Mai più incolpare le istituzioni globali per il gusto di segnare punti politici a casa.

Invece: solidarietà, leadership responsabile e cooperazione. Insieme possiamo:

·      Costruire un nuovo sistema economico e sociale dove i diritti umani e la giustizia è al suo core.

·      Raggiungere giustizia climatica e un modo migliore per vivere insieme su questo pianeta

·      Riconoscere l’umanità dei rifugiati e offrire loro un posto sicuro

·      Lavorare per la pace, la sicurezza e la comprensione

La sopravvivenza dell’umanità non richiede nulla di più. Dobbiamo riconoscere e pagare pegno ai difensori dei diritti umani nel mondo, che mettono a repentaglio le loro vite per gli altri – la nostra voce deve essere la loro voce.

Grazie.

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