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Placido Rizzotto: la sua storia

Placido Rizzotto

Placido Rizzotto aveva trentaquattro anni quando è stato ammazzato. Era il 10 marzo del 1948 quando misteriosamente si persero le sue tracce. I suoi resti sono stati ritrovati il 7 settembre 2009 e soltanto sessant’anni dopo il suo assassinio, il 9 marzo 2012, in seguito all’esame di confronto del DNA con quello del padre, morto da tempo e riesumato per questo, si è dato un corpo, e forse una memoria dignitosa, ad una morte che l’Italia dimentica troppo spesso.

Placido Rizzotto nasce a Corleone, nel 1914. Ancora praticamente bambino lascia la scuola per mantenere i suoi sei fratelli, dopo la morte della madre e l’arresto del padre accusato di associazione a delinquere.
Durante la II Guerra Mondiale combatte prima con l’Esercito Regio, nel Nord Italia e poi, dopo l’8 settembre, si unisce ai partigiani della Brigata Garibaldi. Dopo quest’esperienza il ritorno alla normalità è certamente segnato per il giovane, che si iscrive al PSI e diviene sindacalista della CGIL. Si batte duramente per risollevare le condizioni dei contadini della sua terra, oppressi da un sistema ancora feudale che pone ai vertici della piramide i mafiosi locali. Sfida quotidianamente il potere che strozza le sue terre, che sfrutta i contadini. Riesce a convincerli, li coinvolge nell’occupazione delle terre lasciate incolte dalla mafia, nella battaglia per l’applicazione dei “Decreti Gullo”, per l’affitto alle cooperative contadine dei terreni incolti o malcoltivati dei grandi proprietari. Diviene segretario della Camera del Lavoro locale. Rende infiammato il clima di un territorio da sempre caratterizzato dall’omertà e dall’accettazione passiva della subalternità. Scioperi, rivolte, tensioni mai viste prima. La situazione diviene sempre più tesa, sono gli anni di Portella Della Ginestra e dell’omicidio di tanti altri sindacalisti, capi contadini, o semplici lavoratori. Ai capi della mafia qualcosa sta sfuggendo di mano, e non esitano ad ammazzare chiunque sia artefice della situazione.

Un dei feudi assegnati alle cooperative dei lavoratori era quello di Strasatta, appartenente al boss Luciano Liggio. Con lui Rizzotto aveva già un conto in sospeso: durante una rissa tra ex partigiani e uomini dell’allora boss Michele Navarra, il sindacalista aveva pubblicamente umiliato Liggio sollevandolo di peso e lasciandolo appeso ai cancelli della Villa Comunale di Corleone. Liggio non poteva permettere che si continuasse a sfidare la sua reputazione. Rizzotto aveva osato troppo, prima macchiando il suo onore e poi prendendogli la terra, convincendo tutti i subalterni che ribellarsi era possibile. La sera del 10 marzo Placido Rizzotto scompare. DI lui non si sa più niente finché un pastorello, Giuseppe Letizia, che aveva visto il suo assassinio, racconta al padre ciò che era accaduto.

Giuseppe viene portato all’ospedale delirante, e lì gli viene praticata un’iniezione a seguito della quale il bambino morirà intossicato. A condurre le indagini sulla morte di Placido Rizzotto sarà Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora capitano dei Carabinieri. Vengono arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione, che confessano di aver rapito con Liggio il sindacalista, e di averne gettato il corpo quella stessa notte nelle foibe di Rocca Busambra. Durante il processo ritratteranno interamente la confessione, e verranno assolti per insufficienza di prove.

Dopo l’accertamento sui resti ritrovati nel 2009, il 16 marzo scorso il Consiglio dei Ministri ha deciso per i funerali di Stato del sindacalista, che si terranno oggi, 24 maggio, proprio nella sua Corleone. 

L’ultimo schiaffo di Placido ai boss.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Ottobre 2013 15:50
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