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Caro Sindaco, è una piccola storia ignobile ma noi non possiamo farci niente

Caro Sindaco, è una piccola storia ignobile ma noi non possiamo farci niente

“Ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare
così solita e banale come tante
che non merita nemmeno due colonne su un giornale”

Ci sono stati quelli entusiasti dall'inizio, che sentivano odore di cambiamento e gli pareva di toccare nell'aria l'entusiasmo di altri fasti, di un'altra primavera napoletana, che hanno chiuso gli occhi e i ricordi, mettendo nel cassetto l'epilogo a dir poco invernale di quella bella stagione.

Ci sono stati quelli che si erano tenuti lontani, ma poi per il ballottaggio avevano sbattuto la faccia contro la più manichea delle alternative, e si sono dati il cosiddetto pizzicotto sulla pancia.

Ci sono stati quelli che pensavano di doversi dare un pizzicotto sulla pancia, e poi invece hanno scoperto un entusiasmo sopito, e sottile sottile un filo di speranza, qualcosa di troppo piccolo per definirlo già “fiducia” ma pur sempre una possibilità a cui aggrapparsi, e quel giorno hanno inserito la scheda nell'urna con un mezzo sorriso.

Ma tutti, a prescindere dalla categoria alla quale appartenessero, stavano in quella piazza Dante a cantare con Vecchioni per chiudere la campagna elettorale, e in quella piazza Municipio a guardarti su un palco piccolo piccolo, con una cravatta legata attorno alla fronte, mezzo ubriaco e mezzo incredulo, Sindaco di Napoli.

Ci hai promesso la rivoluzione arancione e certamente non avresti difficoltà tu stesso ad ammettere che non c'è stata. Le responsabilità, lo sappiamo, sono diffuse.

Volevi essere un'anomalia e a tuo modo lo sei stato: certo non come credevamo noi, forse nemmeno come volevi tu.

Non è stato semplice e lo sappiamo. Sei stato isolato, sei stato boicottato, sei stato tradito. Ma hai commesso pure degli errori: politici, amministrativi, a volte anche umani. Non è una questione da elenchi questa, forse su certe cose ti trovavi veramente legato mani e piedi, e forse su alcune questioni realmente non sei stato capito ma è stato così anche perché non ci hai mai spiegato troppo, perché con noi alla fine non ci hai mai dialogato troppo.

Magari abbiamo imparato insieme, tu e noi, che non arriva il salvatore estratto dal cilindro a risollevare la città se si deve interfacciare con una classe politica mediocre, clientelare, e che detiene un sistema di potere che non può certo scalfire un uomo solo.

Magari quell'uomo solo, in ogni caso, non saresti stato tu. Non è questo il punto.

Il punto è che forse non sarai stato un bravo sindaco, o un sindaco eccellente, ma sei una brava persona. E non si tratta di onestà o disonestà, te ne stai rendendo conto sulla tua pelle in questi giorni.

Il punto è che non è per le tue responsabilità o per le tue omissioni o per i tuoi errori politici che te ne stai rendendo conto. Forse non riuscirai a terminare il tuo mandato, non riuscirai a fare un bilancio di quello che è stato e di quello che non è stato, o di quello che avresti potuto e dovuto e di quello che proprio non potevi, e questo non per questioni relative alla tua carica di sindaco ma per qualcosa di antecedente ad essa.

E noi lo sappiamo, mica non lo sappiamo. Ma non possiamo farci proprio niente. Ti stai trovando faccia a faccia con una realtà che noi conosciamo molto bene.

Sappiamo bene come ci si sente quando la legge è un marchingegno granitico, ottuso, che spezza le gambe ai sogni. Lo sanno i notav, lo sanno gli attivisti dei centri sociali arrestati in maniera preventiva prima di tutte le grandi mobilitazioni, lo sanno quelli sgomberati dalle case che hanno occupato perché è un diritto avere un posto in cui vivere, lo sanno gli ambientalisti. Potrei andare avanti a lungo, ma questa, di nuovo, non è la sede degli elenchi.

La magistratura può essere ingiusta: lo sappiamo. Può essere utilizzata strumentalmente per tutelare interessi e disegni politici: lo sappiamo. La legge può essere uno strumento che, più che tutelare, penalizza: pure questo sappiamo. E lo sapevi pure tu, e ora lo stai vivendo pure tu.

Forse stai imparando pure tu che la stessa magistratura spregiudicata, che a tutti è piaciuta quando si trattava di fare fuori Berlusconi, può ritorcersi contro ognuno di noi.

È per questo che, per quanto si delineino le prospettive più nefaste, te ne devi andare. La ragione non è quella semplice per la quale si tratterebbe di essere coerente con quello che tu stesso hai sempre detto e chiesto agli altri. La ragione è che se vuoi essere coerente con quello che volevi rappresentare, devi farlo. E devi farlo proprio perché quello che ti è successo non è giusto: comunque andrà questa storia, volevi essere l'anomalia rispetto a un sistema politico spregiudicato che si credeva al di sopra di tutto e tutti, dei cittadini e della legge. Ora che la legge ti spinge verso una direzione, cosa farai? Ora che ti trovi nella situazione in cui un qualunque cittadino dovrebbe lasciare qualunque incarico pubblico, come ti porrai?

Devi dimetterti, perché se ti dimetti, se e quando tutto si risolverà in una bolla di sapone, tu sarai sempre tu. Se invece resti, e combatti una battaglia che poi perdi, a quel punto sarai veramente finito.

Amministrare una comunità vuol dire porsi il tema della tutela e del rispetto di quest'ultima, anche a costo delle scelte più dolorose, e non andare via significherebbe non dare valore a quei napoletani che ti hanno votato convinti o no, perché eri il meno peggio o perché credevano in te, a quelli che hanno continuato a crederci e a quelli il cui entusiasmo è scemato.

Lascia l'amaro in bocca sentire chi già parla di “dopo De Magistris”, è vero. Sei stato una promessa, poi non mantenuta, ma almeno è stato sempre limpido a tutti che non fossi come gli altri. Come chi ci ha affamati, chi ci ha umiliati, chi ci ha presi in giro. E se te ne vai lo scenario è desolante: tra la vecchia sinistra che si mette il belletto e si disegna ringiovanita, e un centro destra che non è nemmeno da tenere in considerazione, tanto è improponibile.

Tu te ne vai e noi dobbiamo scegliere tra la Fonderia e la camorra: che nessuno ne esca bene è evidente. Ma è pure evidente il fatto che se veramente si vuole aprire una nuova stagione in questa città devono essere quell'entusiasmo e quella partecipazione che ti hanno reso sindaco a farlo, e non tu, attaccato a una poltrona che per ora non può più essere tua.

Ci sono così tante realtà sane, dalle periferie al centro di questa città: ci sono così tante collettività che hanno in testa un modello di città alternativo e hanno bisogno di strumenti per realizzarlo. Non so se la “era De Magistris” sia finita o no. So però che in questo momento deve subire un arresto. So, soprattutto, che noi non possiamo restare a guardare e vedere la ricomposizione del solito teatrino di commedianti da strapazzo che si spartiscono le nostre vite e la nostra città: so che dobbiamo sentire addosso la responsabilità di ricostruire un processo di partecipazione collettiva, dal basso, e mettere in rete le nostre esperienze e, non lo so bene come, ma non trovarci mai più nella situazione di stare in un'urna elettorale con la consapevolezza di star scegliendo tra due immagini speculari, due specchi che si riflettono a vicenda, e nessuno di loro che guardi noi.

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