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Classifica di sindaci e presidenti di Regione: Pd e Pdl i grandi sconfitti?

  • Scritto da  Cinzia Longo
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Anche quest'anno Il Sole 24 ore ha pubblicato Governance Poll, la speciale classifica che misura l'indice di gradimento dell'operato degli amministratori locali. L'indagine, commissionata all'IPR Marketing diretta da Antonio Noto, ha confermato le indicazioni che l'elettorato ha già dato nelle ultime elezioni amministrative, continuando a dare fiducia ai candidati “non allineati” e espressione più tangibile della relazione tra politica e società civile. Soprattutto nelle amministrazioni comunali spicca il consenso record raggiunto da Luigi De Magistris, attestatosi primo in classifica toccando la quota record di un gradimento del 70% dei cittadini napoletani intervistati. Stesso discorso per Massimo Zedda, il giovane sindaco promosso da Sel a Cagliari, che dopo aver vinto le primarie e le secondarie conferma livelli altissimi di fiducia (66%) anche ad un anno di distanza dalla sua elezione. Seguono De Luca (al quarto mandato a Salerno) e Michele Emiliano (sindaco di Bari ex magistrato).

Un'indicazione chiara da parte dell'elettorato ai partiti, in prevalenza di centrosinistra; la distanza tra i partiti e la società si può colmare tramite un investimento nella società civile come attore protagonista della scena politica locale come nazionale. Non che questi significhi che l'operato di questi sindaci sia migliore rispetto ad altri, ma fa sicuramente notizia vedere rappresentanti della nomenclatura partitica in fondo a questa speciale classifica. È il caso di Gianni Alemanno (44°), Matteo Renzi (51°), Marta Vincenzi (89°) e Diego Cammarata (104°). Nomi altisonanti ma che oggi pagano la stessa esposizione mediatica che li aveva favoriti in passato.

L'indagine di IPR Marketing si occupa anche di province e regioni. Anche qui i primi posti sono per rappresentanti di componenti significative ma comunque minoritarie. È il caso di Luca Zaia, Nichi Vendola e Raffaele Lombardo che si fanno notare per aver guadagnato più punti di tutti rispetto alla posizione di partenza al momento della loro elezione. Ovviamente le motivazioni di questi exploit sono diversi a seconda del caso, probabile che abbia inciso nel senso comune degli intervistati la fase politica contingente. Ad esempio nell'ultimo anno il governatore siciliano ha incassato l'appoggio esterno del Pd e quindi ha visto crescere i numeri della sua risicata maggioranza. Vendola ha potuto godere di una copertura mediatica di livello nazionale e questo ha sicuramente giovato alla sua popolarità, anche se ora il governatore pugliese si dovrà confrontare con una prova di maturità: mantenere alto il suo livello di esposizione in una stagione politica diversa da quella che lo contrapponeva a Berlusconi e ad un livello di opposizione sterile come quella del Pd negli ultimi anni. Zaia è invece il rappresentante di un certo modo di fare Lega, un modo silenzioso ma efficace che si pone il problema del territorio, delle sue complessità produttive senza trascendere nelle derive populiste.

I presidenti di Provincia, sempre secondo IPR Marketing, sono in caduta libera. A fare più rumore sono i tracolli per il presidente della provincia di Catania Castiglione (-12%) e per Luigi Cesaro (-9%), il presidente della provincia di Napoli recentemente iscritto al registro degli indagati per lo stesso procedimento che ha coinvolto Nicola Cosentino. Il candidato, quindi, piace quando è fuori dal solito giro dei partiti e quando riesce a mettere in pratica almeno parte di quello che promette in campagna elettorale.

L'indagine rappresenta, quindi, l'ennesima batosta ai partiti a vocazione maggioritaria, spesso individuati come i principali responsabili del consociativismo politico, del fallimento amministrativo di alcuni territori e più in generale rappresentanti di quella casta che continua ad attaccarsi alle poltrone invece di favorire rinnovamento e ricambio dei gruppi dirigenti. Chissà se qualcuno, prima o poi, si porrà il problema di imparare la lezione.

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