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Le donne non contano?

Questa volta Cota ci è riuscito. 
Il Presidente leghista della Regione Piemonte e la sua Giunta ci provano dal novembre 2010, quando avevano emesso per la prima volta una delibera regionale sui consultori familiari, passata alle cronache come un tentativo di introdurre il movimento prolife nei consultori.
In realtà la delibera è molto più di questo e, assieme ad altre iniziative dello stesso tipo, svela il vero piano di Cota ed i suoi: uno spregiudicato attacco alla 194/78 e ai consultori istituiti proprio dalla legge “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". Si affianca, ad esempio, alla proposta di legge del 14 settembre 2011 che tenta di trasformare i consultori da luogo di tutela della salute della donna a luoghi di preparazione prematrimoniali per la coppia.
La delibera del novembre 2010 affermava che il fanatismo e il volontariato ideologicamente orientato hanno il diritto, indipendentemente dalla volontà della donna, a un colloquio con quante decidono di sottoporsi all'ivg. Conosciamo questi fanatici e il loro linguaggio giudicante e colpevolizzante: imporre la loro capillare presenza e le loro attività si tratta di un'inutile sofferenza che si infligge alla donna in un momento così delicato.
A questo atto criminale si sono opposte le donne e i movimenti di tutto il Piemonte, con mesi di resistenza e mobilitazione terminati con la sentenza del TAR del 15 luglio che dava ragione a Casa delle Donne, affermando che non fosse possibile l'accesso ai consultori alle sole associazioni che hanno il requisito della difesa della vita fin dal concepimento nel proprio Statuto, e boccia la delibera. 
Questo non ha fermato la Giunta che il 19 luglio, solo dopo 4 giorni della sentenza del TAR, ha riproposto una nuova versione del copione già visto. Casa delle Donne e alcune giovani donne hanno fatto un nuovo ricorso al TAR. Il 10 febbraio scorso la sentenza shock. Ricorso respinto.
Per la seconda volta il TAR si rifiuta di entrare nel merito dell'evidente incongruenza tra la delibera regionale e la legislazione nazionale e giudica illegittimo il ricorso in quanto le presentatrici del ricorso “non sono interessate a ricorrere”. Casa delle Donne in quanto già la prima sentenza allargava a tutte le associazioni, e non solo alle pro-life, l'ingresso nei consultori, e le giovani firmatarie in quanto “né già madri né gravide al momento del ricorso”

pubblichaimo di seguito una lettera del collettivo alterEva

 

LE DONNE NON CONTANO ?

 

La sentenza TAR di Torino: le donne non hanno interesse perché né gravide né madri.

Noi siamo quelle donne che hanno deciso di far ricorso personalmente contro la “nuova” (07/2011) delibera della regione Piemonte che favorisce l’inserimento del movimento pro-life all’interno di consultori e ospedali pubblici. Siamo quelle donne che, insieme a  migliaia di altre, con presidi, manifestazioni, volantinaggi, si sono opposte alla violenza machista delle istituzioni regionali piemontesi.

La questione però non è stata neanche esaminata nel merito poiché le ricorrenti, noi e la Casa delle Donne di Torino, non abbiamo interesse a ricorrere in quanto né gravide né madri.

Tolto che questa sentenza decreta l’impossibilità materiale di impugnare qualsiasi provvedimento regionale in materia, poichè i tempi previsti per l’interruzione della gravidanza sono incompatibili con quelli di impugnazione di un atto amministrativo; la questione inaccettabile è la qualificazione del nostro non interesse: se solo una madre o una donna incinta possono ricorrere, significa che le donne contano solo in quanto macchine riproduttive, non più come persone.

Come può lo stato gravido e lo stato di madre essere l‘unica qualifica legittimante?

Ma come può questa caratteristica biologica scindersi dalla libera scelta sui nostri corpi e sul nostro futuro? Come può una donna non fertile, non madre, non gravida non sentirsi pregiudicata, attaccata, offesa da una delibera che antepone l’ideologia alla salute?

E’ appena iniziata l’ennesima guerra ideologica sui corpi delle donne, portata avanti proprio da quelle istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Questo inchino del governatore Cota alle lobbies antiabortiste estremiste cattoliche avrà delle gravi conseguenze: violenze, intimidazioni, nuove limitazioni e forme di subordinazione per le donne.

Un incredibile buco nero nei principi di autodeterminazione e civiltà.

Quel che è peggio è che questa guerra si combatterà all’interno di luoghi pubblici demandati specificamente alla tutela della salute: luoghi di sofferenze, intimità, gioie; luoghi delle donne e NON dei volontari anti-abortisti, non delle ideologie, né degli interessi del potere.

Siamo sgomente dell’intrinseco machismo e disprezzo per le libertà del paese Italia, disprezzo che non tange MAI la sacralità delle libertà economiche e che punta al controllo dei corpi e delle scelte personali.

Eravamo sgomente quando l'assessora C. Ferrero (ora in arresto per vicende di corruzione) ha depositato la delibera.

Eravamo incredule quando abbiamo visto il governatore Cota al Convegno Europeo dei movimenti pro-life

Eravamo allibite quando il 14/09/11 è stata presentata la proposta regionale (PDL) per modificare i consultori in luoghi di preparazione della coppia al matrimonio.

Eravamo disgustate alla scoperta della destinazione di 3 milioni di euro a favore della proposta, quando in Piemonte “non ci sono soldi” per gli studenti/studentesse idonei alle borse di studio.

Ora siamo incazzate e incontenibili. Prive di fiducia verso le stesse istituzioni che dovrebbero tutelarci.

Contro quest’azione violenta che mortifica le donne, dal personale al politico.

Uniamoci tutte e tutti. Portiamo la bandiera dell’auto-determinazione in ogni territorio.

Pretendiamo rispetto per le nostre scelte, per i nostri corpi, per il nostro futuro.

Noi donne contiamo!

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