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Intervista a Maurizio Landini: 'In piazza l'11 febbraio per i giovani e contro la precarietà'

Il Corsaro incontra il segretario generale della Fiom a Firenze, a margine della presentazione del suo libro intervista con Giancarlo Feliziani, Cambiare la fabbrica per cambiare il mondo. Insieme a Feliziani, lo storico Paul Ginsborg e il regista Daniele Segre, al Teatro Puccini, Maurizio Landini ripercorre un anno e mezzo di lotte intorno al caso Fiat, da Pomigliano a Mirafiori fino alle vicende di questi giorni. Racconta cosa significhi per il maggiore sindacato degli operai Fiat essere cacciato dalle fabbriche, descrive i dettagli dell'accordo separato, che tra le altre cose estende l'orario di lavoro fino alle 43 ore settimanali, e annuncia che il direttivo della Cgil ha condiviso la richiesta di un referendum abrogativo di questo accordo, sul quale chiede al governo Monti di farsi garante.

Maurizio Landini, a un anno esatto dal referendum di Mirafiori, qual è la situazione in Fiat? La Fiom è stata cacciata dalle fabbriche ed è stato firmato un accordo separato. Come andrà a finire? 

Noi pensiamo che debba andare a finire bene. Noi dentro le fabbriche ci torniamo perché è un nostro diritto, perché è la Costituzione. Ciò che sta facendo la Fiat è un tentativo illegittimo, che noi non abbiamo nessuna intenzione di accettare, e quindi metteremo in campo tutte le azioni, sindacali, giuridiche, a partire anche dalla grande manifestazione che faremo a Roma l'11 di febbraio, perché il problema del lavoro, della democrazia, dell'estensione dei diritti a quelli che non ce li hanno è oggi una questione centrale a cui non abbiamo intenzione di rinunciare.

Poi la cosa che abbiamo proposto, e che oggi è stata assunta positivamente anche da tutta la Cgil, è quella di chiedere a Fim e Uilm e alla Fiat di accettare di indire un referendum abrogativo di questo accordo. Ma un referendum libero, senza ricatti, in cui alle persone sia data la possibilità di decidere sulle proprie condizioni di vita e di lavoro. Allo stesso tempo chiediamo che anche il governo intervenga, perché qui siamo di fronte a una violazione della Costituzione. Non si tratta di difendere la Fiom, si tratta di difendere la libertà di chi lavora di potersi scegliere il sindacato ritiene più opportuno. E allo stesso tempo c'è bisogno di impegnare davvero la Fiat a investire in Italia, cosa che non sta facendo, e di trovare il modo anche di uscire da questa crisi estendendo il lavoro.

L'11 febbraio la Fiom sarà quindi in piazza a Roma. Quali sono i vostri obiettivi, oltre alla riconquista del contratto nazionale? 

La manifestazione dell'11 febbraio per noi deve parlare a tutto il paese, ai giovani, perché il vero problema di questo paese è la precarietà, e c'è bisogno di superarlo attraverso un piano straordinario di investimenti, pubblici e privati, che investano su nuovi prodotti, che investano sulla ricerca, sulla formazione, che investano sulla scuola. E allo stesso tempo c'è bisogno anche di una riforma vera degli ammortizzatori sociali: vuol dire estendere la cassa integrazione a tutti, ma secondo noi vuol dire anche sperimentare forme nuove di intervento sul sistema sociale, a partire dal reddito di cittadinanza, per chi è precario e per chi deve studiare. E allo stesso tempo vanno riformate e ridotte drasticamente le forme di lavoro, riconducendo cioè il lavoro a un diritto e non invece a un ricatto.

La Fiom chiede un intervento del governo, ma sia sul caso Fiat sia sulla riforma del mercato del lavoro Monti sembra pensarla in maniera diametralmente opposta rispetto a voi. Qual è il vostro giudizio di questi primi due mesi di governo?

Il nostro giudizio è negativo. Abbiamo criticato la manovra, e soprattutto l'intervento sulle pensioni, che va a estendere il tempo di lavoro in particolare dei giovani. E ora critichiamo l'idea che, per dare diritti a chi non ne ha, bisogna toglierli a chi ne ha.

Eppure il governo Monti presenta le sue scelte come ineluttabili, imposte dalla crisi. Come si può lavorare per il cambiamento, senza essere schiacciati dallo spread?

Bisogna praticare la democrazia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle università, nelle piazze. E poi speriamo che prima o poi si possa anche votare, e che i cittadini abbiano la possibilità di scegliere un parlamento più dignitoso di quello che oggi ha votato su Cosentino, di scegliere uno schieramento diverso.

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