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è morta Cristina Conchiglia, ultimo baluardo del sindacalismo meridionale che non c'è più

cristina conchiglia“In provincia de Lecce, ci sono le 'tabaccare'

sono belle, fini e care che

ti fanno innamorare e ti fanno spasimare”

(canto popolare delle contadine pugliesi)

 

Poche ore prima della scomparsa del senatore a vita Giulio Andreotti, che probabilmente ha portato via con sé tanti segreti della storia dell'Italia repubblicana, veniva a mancare un'altra figura, per certi versi meno nota ma indubbiamente non 'minore', del Novecento italiano: Cristina Conchiglia, sindacalista e politica attiva in provincia di Lecce e in tutto il Mezzogiorno d'Italia.

Cristina Conchiglia poteva essere senza alcun dubbio considerata, infatti, l'ultimo baluardo di un certo modo di fare sindacato nel Sud Italia, radicale, coraggioso e verace. Leader delle 'tabaccare', protagonista dell'occupazione delle terre nell'Arneo e in prima fila in tutte le lotte contro il latifondismo e per la liberazione delle terre da assegnare ai contadini, tanto da essere addirittura arrestata nel marzo del 1953 (disobbedienza civile, si chiama allora come oggi) nonché, durante il suo mandato elettorale, tra il 1976 e il 1983, in prima linea sul tema del diritto al lavoro delle donne.

La 'signora', come veniva chiamata a Copertino, cittadina alle porte di Lecce della quale Cristina Conchiglia è stata sindaco, è infatti tra le firmatarie della proposta di legge Fabbri Seroni, denominata “Norme contro la discriminazione nei confronti delle donne in materia di assunzioni, di mansioni e di svolgimento di carriera”, che all'art. 1 sottolineava come “l'appartenenza al sesso femminile non può in nessun caso costituire motivo di sfavore nella determinazione dei requisiti per l'assunzione dei lavoratori, l'attribuzione delle mansioni e delle qualifiche e per lo sviluppo della carriera, e all'art. 4 proibiva di “pubblicizzare, con qualsiasi mezzo, offerte di lavoro indicanti come requisito professionale l'appartenenza a uno o l'altro sesso”. Un testo dalle parole forti per quel periodo e, guardando ai giorni nostri, ancora quasi del tutto inattuate.

Tanti i messaggi di cordoglio per la scomparsa di Cristina Conchiglia. Scrive Antonio Maniglio, vicepresidente della Regione Puglia: “Viene a mancare una delle protagoniste indiscusse del Pci di terra d’Otranto e della storia politica e sociale del Salento. La sua storia è stata quella di una militante esemplare e combattiva che ha fatto coincidere la sua esistenza con le lotte a difesa delle lavoratrici e delle donne salentine. La politica di questi ultimi anni non gli apparteneva, la sentiva estranea, troppo lontana dagli ideali che avevano animato la stagione delle grandi conquiste dei lavoratori”.

Salvatore Arnesano, segretario provinciale della Cgil, ricorda invece Cristina Conchiglia come “una donna che incarna la storia delle lotte per l’emancipazione sociale del nostro territorio.Una compagna straordinaria, che ha dedicato l’esistenza al suo impegno politico e sindacale, vissuto nella difesa strenua dei diritti delle lavoratrici e delle fasce sociali più deboli”.

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